Alta Terra di Lavoro

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MONTEFALCIONE, UNGHERESI E CARMINE DI SOMMA

Posted by on Lug 21, 2020

MONTEFALCIONE, UNGHERESI E CARMINE DI SOMMA

Come suo solito il Motobrigante Carmine Di Somma ci ha regalato un’altra chicca utile per il ripristino delle verità che da anni ci vedi impegnati ognuno a suo modo e con i propri tempi.

Questa volta ci racconta i tragici eventi di Montefalcione per mano dell’esercito mercenario Ungherese e per volontà del comando dell’esercito Italiano, piemontese fino a qualche mese prima, con una colonna sonora identitaria notevole rendendo il breve documentario estremamente esaustivo ma altrettanto emozionante.

Oltre ad essere ben specificati i fatti è venuto fuori che a Montefalcione e nell’avellinese in genere come in tutta la guerra di liberazione napolitana, il brigantaggio insorgente ha visto tra i protagonisti non solo i contadini, il popolo minuto e gli ex soldati borbonici ma anche esponenti delle famiglie benestanti che avevano rifiutato di salire sul carro del vincitore, perdendo tutto, per rimanere fedeli alla loro identità napolitana e alla casa regnante legittima, i Borbone.

Tra i presenti c’era anche chi, imbarazzato, non sapeva nulla di quella tragica storia ma tutti hanno notato lo stato d’abbandono in cui si trova il monumento dedicato ai caduti insorgenti, messo li in occasione dei festeggiamenti dell’unità d’Italia a 150 anni dalla sua nascita, e dell’ambiente che lo circonda che ci fa capire come il sentimento unitarista e nazionalista in Italia, nonostante sono passati 160 anni, ancora deve nascere e come si dice “Passato il Santo finita la Festa”.

Per festeggiare il centocinquantenario dell’Unità sono stati stanziati un numero considerevole di miliardi che ha generato negli organizzatori e nella classe politica un sentimento patriottico tanto forte quanto commovente, peccato che non se ne accorto nessuno di questa importante ricorrenza, che s’è sciolto, però, come neve al sole nel momento in cui sono terminati i finanziamenti.

L’ambiente triste e degradato che ha accolto i Motobriganti insieme alle banali e vergognose ragioni che hanno condotto gli insorgenti a ribellarsi all’esercito invasore incise sulla pietra del monumento, sono lo specchio di questo paese che sta sprofondando nell’abisso con velocità che aumenta in modo “esagerato” e che non ti lascia intuire in che modo si potrebbe arrestare. Un paese inbarbarito, corrotto, volgare, apostata dove si sono rotti gli argini del senso del pudore che ha fatto perdere il senso della misura, una penisola che dopo esser stata per 3000 anni faro universale oggi è veramente indecente , come affermò in tempi non sospetti il deluso Pirandello siamo alla “Bancarotta Patriottica”.

Pensando che la provincia d’Avellino è stata tra le più fedeli alla causa napolitana e tra quelle più irriducibili nel contrastare l’esercito piemontese invasore mentre ora è un feudo juventino come tutto il sud, comprendiamo perché nonostante lo stato comatoso in cui si trova l’Italia non si riesce a darle il colpo di grazia e ricominciare una nuova vita.

Siamo all’inizio di un lavoro di divulgazione che, però, non deve farci fare la fine della moglie di Lot diventata una montagna di Sale per essersi fermata a guardare indietro, ma chi pensa di bruciare le tappe attraverso l’impegno politico e con lo sventolio della nostra bandiera per attirare voti utili per incidere nelle scelte future di questo paese, rischia di scottarsi le mani, spero caldamente di essere clamorosamente smentito.

Non mi resta altro che invitarvi a vedere il documentario di seguito e non meravigliatevi se rimarrete con il nodo in gola.

Claudio Saltarelli    

1 Comment

  1. interessantissimo il racconto e la storia che il malconcio monumento richiama… e forse, se la scritta è così fuorviante rispetto alla verità dei fatti, è meglio lasciarla al suo destino che provvederà a farla sparire, salvo che non si trovi il coraggio e le risorse per sostituirla con la testimonianza della verità che eleva a martire l’intera popolazione dello sfortunato paese vittima di una repressione tanto violenta quanto invece grande il suo coraggio e la sua dignità nell’opporsi al sorpruso perpetrato con tanta ferocia.

    Intanto credo che si dovrebbe diffondere quanto letto con tutti i mezzi oggi a disposizione, invitando magari la popolazione del luogo che ne subì la storia, e non solo, ad esprimere suggerimenti sul da farsi, perché la memoria e soprattutto la verità nuda e cruda a distanza di tanti anni sarebbe giusto portarla a galla in tutta la sua valenza.

    Desidererei essere informata di eventuali iniziative per poter essere partecipe alla diffusione di una corretta revisione storica che tanti morti reclamano. caterina ossi

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