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L’ANIMA BAROCCA NEL MINIMALISMO DI ROBERT MORRIS

Posted by on Feb 7, 2020

L’ANIMA BAROCCA NEL MINIMALISMO DI ROBERT MORRIS

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma ospita da lunedì 4 febbraio la mostra degli ultimi lavori di Robert Morris, artista americano recentemente scomparso, a cui la direttrice Cristiana Collu assieme al curatore Saretto Cincinelli sinergicamente hanno voluto rendere omaggio.

La mostra di quest’artista, dalla poliedrica identità creativa intitolata “Monumentum 2015/18”, è allestita nell’ampia sala centrale, appena oltre l’ingresso. Qui trovano la loro suggestiva collocazione le inquietanti sagome antropomorfe che sembrano confondersi ed interagire con quelle dei visitatori.

Statue tutte a grandezza naturale: ora poste in gruppo e sospese a mezz’aria, lasciano sgomenti al primo approccio visuale; altre poste sulle pareti a volersi quasi liberare da esse ma risucchiate in una sorta di girone infernale dantesco in agglomerati scultorei in fibra di carbonio;

oppure deposte a terra, sul pavimento, prive di un basamento che le elevi a severo blocco monumentale;

La loro collocazione, solo apparentemente casuale, è invece studiata per suggestionare. Comparse teatrali, che vagano mute in accenni di movenze, sembrano recitare ruoli da una regia occulta in uno spazio candido che ne esalta le masse buie e lugubri.

Le sagome senza volto sono in parte realizzate con teli inamidati da resina epossidica che, come rigidi sai monastici, avvolgono, in un articolato panneggio, corpi inesistenti.

La percezione dell’intera istallazione avviene tramite il racconto di fotogrammi che afferrano gli attori nel proprio ruolo in un impalpabile proscenio teatrale che richiama alla memoria la povera umanità dei presepi settecenteschi napoletani.

Il parallelismo al barocco napoletano torna ancor più evidente se si effettua l’esame puntuale delle figure antropomorfe che ci avvicinano curiosamente alla statuaria settecentesca e precisamente al panneggio delle pregevoli sculture di Antonio Corradini e Giuseppe Sammartino presso la preziosa Cappella San Severo. Qui il corpo della donna stante che rappresenta simbolicamente la pudicizia e quello del Cristo morto, modellano i veli che li avvolgono completamente dando forma al virtuosismo degli increspi marmorei che li ricoprono.

Tuttavia le opere di Morris in questa sede si connotano di un elemento distintivo poiché il processo creativo che caratterizza le sue opere si materializza all’inverso ove il copioso panneggio, avvolgendo corpi inesistenti, è capace di restituire magistralmente volume e forma ad anime aeree.

di Errico ROSA

(architetto e docente di Storia dell’arte)

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