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Napoleone ed il riparo dei Savoia a Napoli

Posted by on Ago 2, 2018

Napoleone ed il riparo dei Savoia a Napoli

Le vicende dei Savoia si sono spesso intrecciate con quelle di Napoli e Sicilia ben prima degli eventi risorgimentali.

Abbiamo, per esempio, già trattato di Vittorio Amedeo di Savoia, re di Sicilia, e stavolta ci soffermeremo sull’ospitalità che il Regno di Napoli, coi suoi ameni luoghi, concesse ai Savoia nel momento più buio per le monarchie europee: l’età napoleonica.

L’astro nascente di Napoleone Bonaparte oscurò subito l’orizzonte del casato titolare del piccolo regno frontaliero di Sardegna. L’espansionismo francese indusse Vittorio Emanuele e sua moglie Maria Teresa d’Asburgo-Este, duchi d’Aosta, a seguire i reali piemontesi e restar lontano da Torino, pellegrinando tra Roma, Gaeta e Napoli.

Ferdinando I li ospitò nel suo regno destinando loro degli alloggi presso la fortezza di Gaeta, allora comandata dal Principe d’Assia Philippsthal, cugino della regina Maria Carolina.

Secondo figlio maschio dei re di Sardegna, Vittorio Amedeo III e Maria Antonietta di Borbone, figlia di re Filippo V e di Elisabetta Farnese, dunque cugino di Ferdinando di Napoli, Vittorio Emanuele divenne re in questo periodo turbolento, dopo che, il 22 agosto del 1802, suo fratello Carlo Emanuele IV abdicò.

Carlo Emmanuele IV, nel 1775, aveva sposato Maria Clotilde di Francia ma senza aver figli. La sua consorte morì nel marzo del 1802 di tifo, a Napoli, e lui, profondamente rattristito, volle dapprima tornare alla corte pontificia e poi fare sollenne rinuncia d’ogni suoi impegno politico ed istituzionale. Di fatti, nella sera del 4 di giugno del 1802, alla presenza dei Principi Andrea Doria-Panfili, Cavaliere di San Gennaro, e di Filippo Colonna, Gran Contestabile del Regno di Napoli, Cavaliere del Toson d’oro, fatti poche ore prima anche Cavalieri dell’Ordine Supremo della SS. Annunziata, Carlo Emmanuele sottoscrisse e rimise al Conte di Chialamberto, suo Primo Segretario di Stato, un atto in cui dichiarava “trovarsi già da qualche tempo di cagionevole salute, vieppiù indebolita dopo la dolorosissima ed irreparabile perdita della sua amatissima consorte” e rinunciava alla corona in favore del fratello.

Vittorio Emanuele I assurse così al trono di Sardegna con atto sottoscritto a Napoli l’8 giugno di quell’anno: il suo regno cominciò in esilio. Dovette spostarsi per ragioni

diplomatiche a Roma, da lì tornò a Gaeta nel 1804. Vi restò fino al 1806 e, quando, con l’invasione napoleonica, pure i Borbone dovettero pensare a riparare altrove, salpando per la Sicilia, si decise a raggiungere Cagliari, dove sei anni dopo nacque Maria Cristina, futura regina delle Due Sicilie, sposa di Ferdinando II e madre di Francesco II.

I genitori e gli zii della regina Maria Cristina di Savoia soggiornarono dunque a lungo a Napoli. La città ricorda con particolare affetto e senso di pietas religiosa la figura succitata di Maria Clotilde di Francia.

Nata a Versailles nel 1759, sorella minore di re Luigi XVI, col marito prese soggiorno a Napoli nella zona di Santa Lucia, prima alloggiando all’albergo delle “Crocelle” e poi in quello dell’“Aquila Nera”.

Trovò una città povera e bella, sporca e popolosa, scrisse infatti al cognato Carlo Felice parole : “Avete proprio ragione caro fratello nel credere che il soggiorno di Napoli non sia di mio gusto (…), tuttavia bisogna essere giusti, la posizione è superba, potrei dire unica, col più bel cielo, un suolo ricco e in questa stagione un clima delizioso (…), ma a parte questo non c’è niente di bello nella città, eccetto che è di un grandezza prodigiosa, tutto è grigio come a Cagliari e vi assicuro che le assomiglia molto I Lazzaroni sono vestiti come i Sardi, ci sono più di cinquecentomila abitanti che parlano tutti insieme, c’è di che diventare sordi, la città è di un sudiciume da far vomitare, non si fanno due passi senza trovare delle bottegucce di carne che grondano di sangue. La via di Toledo […] è talmente affollata da queste bottegucce, da gente a piedi e da carrozze che corrono a briglia sciolta senza badare a niente, che si rischia sempre di essere schiacciati […]” (R. Montella, Maria Clotilde Adelaide Saveria di Francia Regina di Sardegna).

Fu sempre di esempio per tutta la corte sabauda di spirito di preghiera e di sacrificio; frequentò assiduamente la Chiesa di Santa Caterina prodigandosi in numerose opere di carità; si iscrisse al Terz’Ordine Francescano ed ebbe consigliere il barnabita San Francesco Saverio Maria Bianchi. Si spense il 7 marzo del 1802, colta da tifo. Il popolo di Napoli la pianse e la elesse sua protettrice. Fu tumulata nella cappella della “Buona Pastora” presso la Chiesa di Santa Caterina a Chiaia, dove ancora oggi riposa e riceve le preghiere dei fedeli. Nel 1982 fu proclamata beata.

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

fonte

http://www.historiaregni.it/napoleone-ed-il-riparo-dei-savoia-a-napoli/

 

 

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