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Napoli Barocca

Posted by on Lug 16, 2025

Napoli Barocca

Gianandrea de Antonellis

Uno stile artistico – ma il barocco è assai più che uno stile artistico: è un modo di pensare – non nasce casualmente. Non spunta come un fungo, ma è frutto della civiltà che lo circonda e che lo nutre.

Ritenere che lo splendore architettonico, pittorico, urbanistico, letterario, etc., della Napoli ispanica sia causale o del tutto in contrasto con un (preteso) decadimento generale, culturale ed economico, dovuto alla (pretesa) dominazione “spagnola” è un errore gravissimo. Un errore, però, costantemente ripetuto dalla vulgata che dipinge i due secoli di unione personale della Corona di Napoli con quelle iberiche come il periodo peggiore della storia nazionale, mentre nel contempo riconosce il fiorire artistico del barocco napoletano. Non è possibile, però, che tale splendore sia una sorta di “fungo” spuntato in mezzo al fango: un simile prodigio è necessariamente il risultato di una società che – da un punto di vista politico, religioso, culturale, sociale… – aveva creato l’humus su cui si è sviluppato il fulgore barocco.

Angelo D’Ambra, in questo interessantissimo saggio, esamina appunto la cultura soprattutto religiosa della Napoli ispanica e cattolica, premessa necessaria del barocco e non certo ceppo da cui liberarsi.

Riproduciamo, con il permesso dell’editore e dell’autore, che ringraziamo, la prefazione al libro, dovuta all’autorevole penna di Don Samuele Cecotti.

«Il pregevolissimo lavoro di Angelo D’Ambra Napoli Barocca. Una capitale nel fulgore della Controriforma compie un vero e proprio atto di giustizia sia verso Napoli sia verso l’età barocca della Controriforma cattolica. Ciò fa giustizia anche dell’hispanidad italica troppo spesso denigrata dalla storiografia otto-novecentesca per evidenti fini ideologici anticlericali e apologetici di quella rivoluzione massonica che fu il cosiddetto Risorgimento.

In verità Napoli fu per lunghi secoli una delle principali capitali europee – per importanza geopolitica, per ricchezza culturale, per progresso economico – e proprio l’età spagnola consolidò questa posizione della città inserendo l’antico Regno nel vasto mondo delle Spagne.

Nulla di più falso è pensare alla Napoli “spagnola” come provincia coloniale dell’attuale Spagna. Le Spagne furono piuttosto un universo multiforme, vario e plurale unificato dalla Corona e dalla fede cattolica, ciò che Francisco Elías de Tejada chiama Christianitas minor, un universo cattolico-latino che dalle Americhe giungeva alle Filippine passando per i regni della penisola iberica, le Baleari, la Sardegna, la Sicilia e Napoli con il suo regno.

Napoli fu la città più importante, ricca e popolosa di tutte le Spagne, fu la più sfavillante delle capitali dei regni ispanici, non fu mai periferia o provincia dell’impero ispanico, ne fu piuttosto uno dei centri più colti, progrediti e nobili.

Certamente Napoli non fu seconda a nessuna città europea relativamente all’espressione spirituale, pastorale e intellettuale della Controriforma cattolica. La Napoli barocca fu grande capitale religiosa capace di irradiare la propria luce lontano e lungamente.

Bene fa D’Ambra a sottolineare la vivacità religiosa della Napoli barocca, la numerosa presenza di ordini religiosi antichi e nuovi, la costruzione di moltissime nuove chiese, l’intensità dell’azione pastorale della Chiesa partenopea, l’elevatezza spirituale e intellettuale di molti illustri ecclesiastici che legarono la propria vita alla Napoli di quel tempo.

Il tutto mentre Napoli cresceva come numero di abitanti, come attività economiche, come sviluppo edilizio, una vera fioritura barocca della città.

La storia di Napoli barocca si intreccia – è merito di Angelo D’Ambra averlo sottolineato nello scritto con capacità – con la grande storia universale, con la ferita del protestantesimo, con la nascita del Sant’Uffizio, con il Concilio di Trento, con la minaccia turca sempre incombente, con le vicende della Corona spagnola.

Merito ulteriore di Napoli Barocca è non aver nascosto i punti di debolezza e i punti di rottura, uno tra tutti la fi-ne dell’equilibrio medievale-barocco ispanico tipico della Corona asburgica basato su autonomie, consuetudini, forme partecipative di autogoverno, carattere eminentemente cattolico della politica spagnola. Il passaggio di dinastia dagli Asburgo ai Borbone segna anche il pas­sag­gio all’assolutismo e al centralismo. Napoli e il suo territorio ne fu una, se non la principale, vittima!

Leggere il libro di Angelo D’Ambra invita a riscoprire la vera Napoli spagnola, quella barocca, quella della Controriforma cattolica, quella Asburgica. Riscoprire per approfondire, trovare le radici della napoletanità vera e iniziare così a ricostruire ciò che l’ingiuria della modernità ideologica ha sfigurato.

Dopo l’agile volume di D’Ambra il lettore si sentirà quasi in dovere, un dovere d’amore per Napoli, di accostare i pochi coraggiosi e valenti che seppero scrivere in controtendenza della Napoli “spagnola”, uno tra tutti il già citato Francisco Elías de Tejada con il suo monumentale Nápoles hispánico».

Angelo D’Ambra, Napoli barocca. Una capitale nel fulgore della Controriforma, prefazione di Samuele Cecotti, D’Amico Editore, Nocera Superiore 2025, p. 106, € 12

https://www.damicoeditore.it/historia-regni/2324-napoli-barocca.html

Francisco Elías de Tejada, Napoli spagnola, 5 volumi, Controcorrente, Napoli 2001-2017

https://www.controcorrentedizioni.eu/?s=Napoli+spagnola

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