NAPOLI E LA FESTA DEI TUTTI SANTI
Napoli, con le sue profonde radici culturali, possiede un’antica tradizione legata al culto dei morti che richiama la stessa atmosfera della festa di Halloween. In città, l’abitudine di mascherarsi e di andare in giro per raccogliere dolci non è una novità legata esclusivamente alla festa di origine celtica: fin dal Dopoguerra, bambini e ragazzi dei quartieri popolari hanno portato avanti un rito simile, ma in pieno stile partenopeo. Nel dopoguerra, nei quartieri popolari, si usava andare in giro con una cassetta di cartone a forma di bara, chiamata “o tavutiello“, vestiti di stracci e si gridava una proverbiale invocazione: “Fate bene ai Santi morti“. O anche una filastrocca: “Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte” (traduzione: Fammi del bene per i morti: in questo grembiule che ci porti? Uva passa e fichi secchi porti e fammi del bene, per i morti). In alcune zone della Campania interna, invece di “dolcetto o scherzetto“, i bambini usavano gridare: “Cicci muorti!“. I “cicci” erano i chicchi di grano che venivano fatti bollire in una zuppa e poi ripassati nel miele e nello zucchero creando un dolce povero.
Amedeo Veneruso



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