Napoli, la storia della prima università europea di lingue orientali
Tutto iniziò con l’arrivo di quattro studenti cinesi nel 1724, quando il missionario di nobili origini, Matteo Ripa di Eboli (1682 – 1746), tornò a Napoli dopo 13 anni passati alla corte dell’imperatore Kangxi (della Dinastia Qing), ammiratore delle sue doti di incisore. Ripa portò con sé con i quattro giovani cinesi, un maestro di lingua mandarina.
Nel quadro da poco restaurato raffigurante la Sacra famiglia (attribuita ad Antonio Sarnelli, 1712-1800)), sono ritratti due dei suddetti ragazzi.
Il primo intento di padre Ripa era di formare missionari che tornassero in Cina. Al primo nucleo del collegio, se ne aggiunse un altro più ufficiale, nel 1732. Ai cinesi si aggiunsero anche alunni napoletani, che seguivano corsi regolari.
Dopo la morte di Ripa, venne scritta anche una grammatica cino-italiana, per la prima volta nella storia. Il collegio fu incoraggiato dall’imperatore austriaco Carlo VI che, grazie agli interpreti, intendeva sviluppare il commercio con l’India e la Cina, coinvolgendo il regno di Napoli, allora sotto la dominazione austriaca (ancora per poco tempo).
Il collegio fu risparmiato anche dai francesi per la sua somma importanza, ma perse il suo carattere religioso. Dopo l’unità, era sul punto di essere soppresso, ma fu salvato in extremis e divenne università di lingue orientali, tuttora la più importante d’Europa.
La presenza cinese influenzò anche la medicina: Domenico Cirillo, direttore del reparto medico-cerusico degli Incurabili, fu il primo a sperimentare alcuni principi di medicina cinese. Nel 1835, poi, sempre agli Incurabili, per la prima volta in Europa, si praticò l’agopuntura.
Maria Franchini





Ubicazione e autore ignoti


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