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NINO MARTOGLIO: IL GIULLARE CHE SMASCHERÒ IL COLONIALISMO INTERIORE DEI SICILIANI

Posted by on Dic 10, 2025

NINO MARTOGLIO: IL GIULLARE CHE SMASCHERÒ IL COLONIALISMO INTERIORE DEI SICILIANI

C’è una data che scivola nel calendario come fosse un’annotazione da studiosi, ma che invece dovrebbe bruciare nel cuore di ogni siciliano:

3 dicembre 1870.

A Belpasso nasceva Nino Martoglio, un uomo che non usò fucili né proclami, ma un’arma infinitamente più pericolosa per chi domina i popoli: la parola.

Martoglio non fu “solo” poeta, regista, sceneggiatore.

Fu – senza chiamarlo così – uno dei primi chirurghi dell’anima siciliana, colui che ebbe il coraggio di scoperchiare il vaso di Pandora dei nostri vizi indotti: l’autodenigrazione, la vergogna della propria identità, l’eterna inchinazione verso ciò che viene da oltre lo Stretto, come se fosse automaticamente migliore.

IL SICILIANO CHE FECE PAURA AGLI ITALIANI PERCHÉ FECE RIDERE I SICILIANI DI SE STESSI

Quando fondò il suo settimanale “D’Artagnan”, Martoglio non cercava solo di divertire.

Stava compiendo un gesto politico:

scrivere in siciliano in una Sicilia appena colonizzata dallo Stato unitario, che già pretendeva di imporre la lingua dell’invasore come unico codice della civiltà.

La sua comicità era uno schiaffo.

Genuina, immediata, popolare.

Tanto forte da strappare l’elogio perfino di Carducci, che in fondo rappresentava proprio quella cultura “continentale” che voleva assorbire e cancellare la nostra.

Martoglio aveva capito prima di tanti altri che per spezzare un popolo non serve l’esercito: basta ridicolizzare la sua lingua, i suoi riti, i suoi modi di stare al mondo.

E lui, con un talento feroce, ribaltò la frittata: fece del siciliano un palcoscenico, non un sottomondo.

IL TEATRO COME TRINCEA: MARTOGLIO SOLDATO DELL’IDENTITÀ

Nel 1901 si gettò nel teatro con una missione che nessuno allora osava dichiarare apertamente:

restituire dignità nazionale alla lingua siciliana.

E lo fece usando la satira come frusta politica.

In “San Giuvanni decullatu” attaccò la religiosità ingenua di un popolo addomesticato.

In “L’aria del continente” annientò – senza pietà – lo snobismo del borghesuccio siciliano che, per sentirsi importante, scimmiotta il Nord e sputa sulla propria terra.

Quell’opera è ancora oggi una fotografia perfetta della Sicilia colonizzata:

siciliani che fanno gli italiani meglio degli italiani, siciliani che si vergognano del siciliano, siciliani che vivono con il complesso eterno dell’inferiorità.

**MARTOGLIO OGGI SAREBBE INDIPENDENTISTA?

NO. SAREBBE UN INCENDIARIO.**

Perché lui vide, comprese e denunciò una cosa che ancora oggi paralizza il nostro popolo:

la sudditanza psicologica.

Il colonialismo non è solo militare, economico o politico: è mentale.

Martoglio aveva intuito che finché il siciliano non rompe il legame tossico con il proprio “continente interiore” – quello che gli dice che non vale, che non sa, che non può – la Sicilia resterà sempre il pubblico pagante della commedia degli altri.

E ci chiediamo:

cosa avrebbe scritto oggi, davanti a un Parlamento regionale che parla di Autonomia come fosse carta da pacchi?

Davanti a partiti che si definiscono “meridionalisti” mentre trattano la Sicilia come merce di scambio?

Davanti ai siciliani che votano chi li insulta, li deruba e li deride?

Forse avrebbe usato la sua arma preferita:

la risata.

Quella risata che non perdona,

che non accarezza,

che ti sbatte in faccia la tua complicità con l’oppressore.

UNA LEZIONE PER OGGI: RIDERE DI NOI PER SMETTERE DI ESSERE SCHIAVI

Martoglio ci ha lasciato una verità scomoda:

non saremo mai liberi finché non ci libereremo da noi stessi.

La lingua siciliana non è un dialetto.

È un argine.

Un confine.

Una frontiera culturale da cui può rinascere la coscienza nazionale di un popolo che non deve più chiedere permesso a nessuno per esistere.

Oggi, mentre discutiamo di Indipendenza, Statuto Speciale, autonomia tradita, politici che tacciono e politici che tradiscono, abbiamo bisogno di rileggerlo non come autore, ma come avvertimento.

Martoglio non raccontava un’epoca.

Raccontava una condizione:

la Sicilia che può salvarsi solo quando smette di fare la caricatura di se stessa.

E allora la domanda, oggi, è una soltanto:

Siamo pronti a riprendere la nostra storia in mano, o continueremo a recitare “l’aria del continente” all’infinito mentre la Sicilia affonda

fonte

Movimento Siciliano d’Azione

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