Novembre 1861, San Sossio Baronia e i crimini dei Piemontesi
Nel novembre 1861, San Sossio Baronia fu teatro di una delle più infami e vigliacche stragi dell’occupazione piemontese nel Sud. L’esercito sabaudo, inviato a “pacificare” il Mezzogiorno, in realtà veniva a cancellare con la violenza ogni resistenza alla finta Unità d’Italia.
Il popolo di San Sossio non aveva fatto altro che proteggere i propri figli, i contadini che, privati del pane e della dignità, si erano rifugiati tra i monti, diventando briganti per disperazione e patrioti per amore del proprio re spodestato. Ma questo bastava per essere condannati a morte.
Le truppe piemontesi arrivarono come lupi: fecero irruzione nel paese, rastrellarono chiunque si trovasse per strada, e iniziarono la mattanza. Oltre 20 civili furono uccisi senza pietà: donne colpite in casa, anziani finiti a bastonate, contadini fucilati sul posto. Nessun processo, solo piombo.
Il paese fu saccheggiato come bottino di guerra, le case date alle fiamme, e chi si opponeva veniva eliminato. Tutto documentato nei rapporti militari, dove con cinismo si parlava di “azione punitiva necessaria”.
Questa non è storia minore. È una pagina criminale scritta con il sangue del Sud. Non fu unificazione, fu una guerra coloniale. Fu un genocidio sociale, culturale e umano.
E oggi, a scuola, ci insegnano a chiamarla “liberazione”?
NO! È tempo di verità! È tempo di denunciare questa farsa chiamata Italia!
Fonti:
Archivio storico militare, relazioni 1861
T. Pedio, Il Brigantaggio postunitario
F. Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità
Atti della Commissione Pica, 1863
fonte
Il Regno Libero



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