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NUOVE SCOPERTE A MONTE CIERRO DI SANT’ELIA

Posted by on Apr 19, 2026

NUOVE SCOPERTE A MONTE CIERRO DI SANT’ELIA

Le mura poligonali, dette di Monte Cierro (m. 461), si trovano in territorio comunale di Sant’Elia Fiumerapido a circa 4 chilometri a nord-ovest del paese, sulle propaggini di Monte Cifalco (m. 947). Si stagliano possenti e massicce sui colli alla sinistra del Santuario di Casalucense sviluppandosi per oltre 300 metri di perimetro oblungo seguendo le curve dell’ altura di Costalunga (m. 348) sul pendìo di Monte Cierro (m. 471) e prospicienti la vallata della frazione Olivella e del Rio Secco (Fig.5).

Dovrebbe trattarsi di un’ antica fortificazione sannita, di I° e II° maniera, a guardia del valico e con funzioni di avvistamento e di controllo della valle del fiume Rapido. Stiamo parlando del IV – III sec. a.C., con molta probabilità in epoca della 3° guerra sannitica. Gli enormi massi che compongono le muraglie son ben sovrapposti e ben accostati l’uno all’altro senza la benchè minima ombra di un qualche legante cementizio di sorta. Circa 300 metri a monte del Santuario di Casalucense si nota, infossato nell’argine sinistro del torrente Prepoie, una grande pietra tonda (un monolito cilindrico) con al centro del piano calpestabile un ampio cerchio scolpito nella pietra. Un’ara pagana sannitica? Forse sì: il “lucus” era il bosco sacro a Lucetius (Giove) e a Lucìna (Giunone), il cerchio rappresentava il sole forza della vita. Interessante è vedere le varie trasposizioni di delle parole lucus, lucetius e lucìna. Stabilito che il lucus era il bosco vediamo che Casalucense sta a significare “la casa nel bosco” e che quel bosco è un bosco di lecci. In dialetto noi la chiamiamo “lucìna” come il nome della Giunone sannitica. Il bosco sacro era custodito dai Sacerdoti Salii, di origine umbro sabellica. Il luogo era il “Salii lucus” (bosco dei Salii) da cui il nome alla Salauca. Qualcosa, intanto, mi era sempre apparso non ancora ben definito. Dopo anni di perlustrazioni del territorio sottostante Costalunga, sono giunto molto recentemente a mettere meglio a fuoco un percorso di mura che scende dalla parte opposta, al di là del Rio Secco, che da sempre attirava la mia curiosità. Alla fine é risultato essere la discesa per oltre 250 metri delle mura, lungo il pendìo di Colle del Casale (m. 301) fin giù alla gola di Olivella (m. 89) e che poi, risaledo sul lato apposto, vanno a collegarsi, sulla cresta di Costalunga, con i resti di una torretta circolare dalla circonferenza di circa 50 metri. Da lì la muraglia prosegue verso la fortificazione oblunga di Costalunga. Tra le due corre diritto un lungo tratto di strada largo circa tre metri, delimitata da cigli in sassi interrati e pavimentata rozzamente con pietre. Probabilmente saliva dalla retrostante Valle di Comino. Intanto, quella lunga catena muraria da Colle del Casale a Costalunga, sostenuta da un retrostante terrapieno, mi è parsa essere un vero e proprio vallum sannita e cioè una ben munita fortificazione difensiva lineare a discendere e a salire fra le colline a guardia del passo costeggiante il Rio Secco. Ricostruendo, fra tratti murari ancora intatti e tratti crollati o distrutti, le possenti mura dette di Costalunga o di Monte Cierro, non evidenziano un disegno perimetrale chiuso ma bensì appaiono essere una lunga muraglia a segmenti lineari in opera poligonale e a conformazione aperta. Una linea di difesa, dunque, di circa tre chilometri di lunghezza totale, da ovest a nord-est e quindi a sud, rivolta verso la pianura di Casinum e a difesa del retrostante territorio dell’ Atina potens. La supposta città sannita di Amiternum, distrutta dal Console romano Spurio Carvilio nel 293 a.C., nel corso della terza guerra sannitica, doveva essere proprio lì adagiata fra Costalunga e Campopiano. L’oppidum di Amiternum doveva essere molto popoloso. Dai dati che ci offre Tito Livio nel I sec. d.C. doveva contare più di 7000 abitanti. D’altronde non vi mancavano vasti pascoli arricchiti dalla ricca raccolta di acque di Pietre Lunghe, del torrente Prepoie e del sottostante Rio Secco.

Benedetto Di Mambro

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