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OMELIA PER I MARTIRI DELLA TRADIZIONE E PER I CADUTI NAPOLETANI

Posted by on Lug 5, 2019

OMELIA PER I MARTIRI DELLA TRADIZIONE E PER I CADUTI NAPOLETANI

Messa per i Martiri della Tradizione e i Caduti Napoletani

Chiesa di San Giacomo nella Fortezza di Civitella del Tronto

30 marzo 2003

Omelia di  Mons. Ignacio Barreiro  

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Siamo radunati in questa storica chiesa di San Giacomo per offrire il Santo Sacrificio della Messa in suffragio delle anime dei martiri della Tradizione e dei Caduti Napoletani.

Non dobbiamo dimenticare che questi due ultimi secoli sono stati tempi di martiri. L’insurrezione contro la verità che ha visto il suo inizio nella Germania del cinquecento arriva al suo logico traguardo nella rivoluzione in Francia, e dilaga per tutta l’Europa e l’America in pochi anni.

Conoscete bene tutti gli efferati crimini compiuti nel Regno delle Due Sicilie dai Giacobini e dall’esercito Napoleonico d’occupazione. Ricordate come le truppe rivoluzionarie hanno reagito con particolare crudeltà contro l’eroica resistenza del popolo nella Calabria.

La bufera rivoluzionaria che si scaglia contro questo Regno è purtroppo soltanto una parte di una concertata offensiva che si lancia contro le diverse società tradizionali in gran parte del mondo Cristiano alla fine del settecento e all’inizio dell’ottocento.  I diversi moti rivoluzionari che si scagliano contro le autorità legittime nell’America sono parte di questa stessa cospirazione. L’aggressione armata che segna la fine temporanea di questo Regno è veramente una continuazione di quella rivoluzione, perché come ben sapete è stata ispirata dagli stessi falsi principi.

Ciò che è più grave e in più di una forma apre le porte alla rivoluzione è quando questi errori sono accettati da una porzione influente della società, come vediamo nel Settecento e nei tempi che precedono l’aggressione.

Le persecuzioni contro i cristiani sono continuate nel secolo che è appena terminato. Il ventesimo secolo è stato il secolo dei martiri. Molto probabilmente in questo secolo che si è appena concluso, sono stati uccisi in odio alla fede più cristiani che in tutto il resto della storia della Chiesa.

I primi casi clamorosi in questo secolo è stato il massacro di oltre un milione e mezzo di Cristiani Armeni da parte dei Turchi, nel corso della prima guerra mondiale.

Con l’inizio della Rivoluzione Comunista saranno sterminati milioni di Cristiani in Russia, in una persecuzione che prosegue anche adesso nei paesi che continuano ad essere sottomessi al giogo della stella rossa.

Ricordate anche l’orribile persecuzione della Chiesa in Messico e in Spagna, frutto di un’alleanza fra la massoneria e la sinistra internazionale. Lì vediamo come il liberalismo e il comunismo diventano alleati nella loro lotta contro la Chiesa, perché ambedue sono figli della stessa rivoluzione. Va fatta memoria anche delle migliaia di Cattolici morti sotto il regime Nazional Socialista.

Questa persecuzione continua ad essere in atto in tutto il mondo. Oltre che nei paesi comunisti, come la Cina Continentale, la Chiesa oggi soffre persecuzioni in tanti paesi dominati dagli islamici come il Sudan e l’Indonesia.

In altri paesi islamici sebbene la persecuzione non sia abitualmente sanguinosa, vediamo come i cristiani siano discriminati e trattati come persone di seconda classe. Nella terra dove è nato il Signore vediamo anche come lo stato d’Israele discrimini i cristiani.

A tutti questi morti dobbiamo anche aggiungere la cifra clamorosa dei milioni di bambini trucidati dall’omicidio dell’aborto nel ventre delle loro madri. Dobbiamo anche considerare i milioni di esseri umani uccisi anche da altre pratiche immorali come la pillola del giorno dopo, o da mezzi chiamati in forma ingannevole contraccettivi ma che in realtà causano aborti e da tante altre forme di pratiche immorali come la fecondazione artificiale. All’olocausto dei bambini dobbiamo aggiungere tutte le persone che sono uccise dall’eutanasia, che adesso è stata legalizzata sia in Olanda che in Belgio. È particolarmente doloroso che un paese che è considerato Cattolico come il Belgio abbia legalizzato questa forma d’omicidio.

Tutte le persecuzioni sono accomunate da un odio verso la verità che ha radici tanto antiche quanto la ribellione di Satana contro Dio e il primo peccato dei nostri primi genitori.

Il primo giugno del 1877, il Beato Pio IX, rivolgendosi ad un gruppo di pellegrini francesi, ricordò loro: “Il demonio è stato il primo rivoluzionario del mondo… ma la rivoluzione finisce sempre col trionfo dell’ordine che presto o tardi risorge.”  

Sebbene le radici siano vecchie, è chiaramente dimostrabile che l’accanimento contro la verità ha subito un cambiamento qualitativo in questi ultimi secoli. Questo cambiamento si deve soprattutto ad una progressiva decristianizzazione della società che ha avuto la sua origine nell’autunno del Medioevo, quando gli uomini cercarono di rendersi indipendenti dalla verità pronunciando lo stesso “non servirò” che fu dichiarato all’inizio della storia dal principe dei demoni.

Questo cambiamento qualitativo dell’aggressione contro la verità è conseguenza di un processo che cerca la definitiva eliminazione del soprannaturale e del trascendente dalla storia.

Sebbene constatiamo con dolore come la rivoluzione continui a progredire, allo stesso tempo dobbiamo essere sicuri che sarà sconfitta perché é profondamente contraria alla natura dell’uomo che è aperta a Dio, e poiché nulla di anti-naturale può durare, come afferma in molte occasioni San Tommaso d’Aquino, la chiusura dell’uomo a Dio non potrà durare. Siamo sicuri che la verità regnerà, perché abbiamo piena fiducia che Dio mai sarà sconfitto e il trionfo finale della rivoluzione sarebbe una sconfitta per Dio.

Nel vangelo d’oggi vediamo come Gesù Cristo leva gli occhi e vede una gran folla affamata che viene da Lui. Il Signore è profondamente sensibile ai bisogni spirituali e materiali degli uomini. Qui lo vediamo assumere l’iniziativa per saziare la fame della folla che lo seguiva. Con questo miracolo Gesù c’insegna ad avere fiducia in lui e nella sua Provvidenza davanti alle difficoltà della vita e in particolare oggi, contro i mali che soffriamo per il dilagarsi della rivoluzione.

Il racconto di questo miracolo inizia con le medesime parole con le quali i Vangeli sinottici e san Paolo riferiscono l’istituzione dell’Eucaristia. Tale coincidenza sta ad indicare che il miracolo, oltre ad essere una prova della compassione di Cristo verso i nostri bisogni materiali, è un chiaro annuncio della Santa Eucaristia. Nell’Eucaristia Cristo è diventato il nostro pane, il pane vivo disceso dal cielo per nutrimento delle anime nostre.

Quando serviamo il ricordo di tutto quello che i nostri hanno sofferto nella difesa della tradizione questo potrebbe essere causa di un certo scoraggiamento, ancora di più se vediamo come stanno andando le cose. In realtà il Signore non ci abbandona mai, se non siamo noi i primi a lasciarlo. Soltanto si nasconde, e nasconde anche l’opera che Egli fa in beneficio nostro per metterci alla prova. Allora è il momento d’attendere con piena fiducia, perché il suo aiuto mai ci mancherà. Quest’aiuto non ci mancherà mai, ma saremo in grado di sperimentarlo solo nella misura in cui cercheremo di vivere con fedeltà.

Le nostre risorse sono poche in confronto ai mezzi apparentemente sconfinati della rivoluzione, ma nel miracolo della moltiplicazione dei pani abbiamo un chiaro messaggio di Cristo che ci conforta dicendoci che se noi collochiamo a disposizione di Dio le nostre povertà, forse Egli le farà crescere come ha moltiplicato i cinque pani e i due pesci. Pochi minuti fa vedendo come il giovane Riccardo, nella sua debole condizione di salute, reggeva con le sue mani la bandiera delle Due Sicilie, con piena coscienza e volontà, vedo in questo un segno profetico che il Regno forse un giorno tornerà.

Diciamo mille volte che Cristo non ci lascia mai soli nella nostra peregrinazione sulla terra, ma purtroppo allo stesso tempo non aggiungiamo abbastanza, che il principale luogo dove Cristo sta con noi è nella Santa Eucaristia. Qui troviamo, se siamo ben disposti a riceverla, la pienezza delle sue grazie. Nella Santa Ostia Cristo ci aspetta per darci le forze di cui abbiamo bisogno per cambiare e diventare cristiani coerenti e uniti a Cristo in tutti i momenti della nostra vita. Nel ricevere la Santa Eucaristia cerchiamo di fare in modo che nella nostra vita non sia più il vecchio uomo che vive, con tutte le sue limitazioni e peccati, ma un nuovo uomo formato alla presenza reale di Cristo in noi.

Se noi cambiamo e la luce di Cristo esce da noi, saremo anche in grado di cambiare il mondo. Ma cambieremo il mondo non con la forza di un’ideologia basata sul potere temporale, né sulla forza delle armi o della politica, ma con la forza che emerge dall’unione personale con Dio di migliaia di Cristiani che si sono trasformati in Cristo, come diceva quell’uomo saggio che fu Dietriech von Hildebrand. Nella misura in cui la presenza reale di Cristo in noi sia veramente operativa, emergerà di noi una luce che aiuterà il povero mondo dove viviamo ad uscire dalle tenebre spirituali e materiali in cui oggi si trova.

Tutti questi morti ci chiamano alla lotta in difesa della verità e della gloria di Dio. Questo combattimento non è principalmente la lotta contro le diverse manifestazioni specifiche dello spirito dell’errore, siano queste manifestazioni antiche come l’islam o il neo paganesimo, o vecchie ma apparentemente piene di vitalità come il liberalismo democratico, o nuove come il consumismo materialista. Chiaro che, anche queste dovranno essere denunciate perché pongono a rischio le anime tramite le loro ingannevoli pretese.

La lotta del cristiano non è una negazione, é fondamentalmente un’affermazione. Un’affermazione della verità che Cristo ci ha dato e che è preservata e custodita dalla Chiesa Cattolica. Questa è la tradizione nei suoi termini più puri che consiste nel ricevere e custodire senza innovazioni né tergiversazioni il messaggio che Cristo ci ha lasciato, come sottolineava il Santo Padre Giovani Paolo II nel suo recente discorso ai partecipanti al Corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica.

Un messaggio che si è reso vivo nelle grandi società del passato come diceva il Papa Leone XIII e che é la volontà di Dio che si faccia presente e vivificante nella società dei nostri tempi. La tradizione non è qualcosa di ossificato e morto che si preserva come un cimelio in un museo, ma una verità viva che dà senso alla vita. Non è soltanto una nostalgia di tempi passati e per certo migliori, ma una speranza per il futuro. Non si deve confondere né con il nazionalismo né con il conservatorismo.

Il nazionalismo molte volte è una forma pericolosa di esaltazione della nazione d’origine romantica e per questo anche d’origine rivoluzionaria.

Il conservatorismo si nutre del desiderio di conservare molte istituzioni esistenti, e qui è utile ricordare che molte istituzioni che oggi abbiamo, sono nate sotto il cattivo sole della Rivoluzione.

Senza tradizione non c’è speranza, perché qualsiasi tipo di società che non si trovi ancorata nella verità e nell’amore che Cristo ci ha dato, è destinata al fallimento. Nella tradizione abbiamo una visione perenne della realtà delle cose che domanda per coerenza un’azione.

Essere fedeli al patrimonio della tradizione non è soltanto la sua curante preservazione, ma richiede un impegno coraggioso perché le verità eterne si facciano presenti e operanti nei tempi d’oggi. Il patrimonio della tradizione non è soltanto un patrimonio intellettuale ma un patrimonio del cuore, un amore profondo e saldo per una società Cattolica che in una forma organica ci assista a dare gloria a Dio.

L’impegno per la tradizione non è facile, in primo luogo per la nostra natura ferita, e in secondo luogo perché viviamo in una società che fa tutto il possibile per distoglierci dalla fede. Ma questo non ci deve scoraggiare perché tutto è possibile con Dio, tutto è possibile con la grazia e con l’ausilio immancabile della Santissima Vergine Maria. Dovremo stare in guardia perché lo spirito cattivo dei tempi non entri nella nostra mente né nel nostro modo d’agire, lo spirito rivoluzionario che ci spinge ad accettare molte delle bugie dei nostri tempi.

Dovremo avere la stessa lucidità che ha avuto il Beato Pio IX che dopo un breve tempo nel pontificato, capisce che non si può conciliare la verità che gli aveva dato Cristo da custodire con le forze rivoluzionarie, anche le più moderate.

Questo santissimo Papa ha visto qual era la posta in gioco: o la permanenza della fede o la continuazione di un processo rivoluzionario di dissoluzione della fede. Allo stesso modo in cui Pio IX non l’ha accettato, neppure noi possiamo accettare delle concessioni e dei patteggiamenti apparentemente necessari dovuti alle condizioni dei tempi; accettare questi compromessi e lasciare che lo spirito della rivoluzione cominci ad entrare nelle nostre anime e a logorare il nostro spirito cattolico.

Per questo oggi dopo aver pregato la Santissima Vergine Immacolata, e San Giacomo il gran patrono dei popoli ispanici, che intercedano per tutte le vittime della rivoluzione perché presto abbiano un posto di gloria nel cielo, la preghiamo, affinché noi possiamo imitare le loro virtù e portare con fierezza le bandiere sempre giovani della tradizione.

Sia lodato Gesù Cristo.

fonte http://www.editorialeilgiglio.it/cultura-cattolica-omelia-per-i-caduti-napoletani/

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