Opera di Ferdinando II fu subito incisiva
Già nel 1838 Castellammare, i Granili, Pietrarsa, Mongiana avevano raggiunto la piena produzione; nel 1845 le Due Sicilie avevano la seconda o terza marina mercantile del mondo. Invece Milano, al momento dell’unità – cioè quindici anni dopo – non era ancora al primo tentativo grand’industriale.
A causa delle topiche liberiste ci arriverà soltanto nell’ultimo decennio del XIX secolo. Il primo tentativo padano di costruire un grande industria fu genovese. Quella che in appresso sarà l’Ansaldo fu inaugurata nel 1845, ma nel 1848 i concessionari rinunciarono e consegnarono l’impianto a Carlo Alberto. L’impianto sarà riavviato nel 1852 per volontà di Cavour e con i soldi dei futuri sudditi italiani dei Savoia. Sarà a regime soltanto nel 1858, esattamente venti anni dopo Pietrarsa.
Il regno di Ferdinando II (1830) comincia al tempo delle prime ferrovie europee e si chiude (1859) allorchè la Francia, la Svizzera, il Belgio, la Germania, l’Austria sono già sulla buona strada per disporre delle modernità inglesi. Tra le due date l’egemonia inglese è assoluta. L’Inghilterra non fa sconti a nessuno. E’ l’officina del mondo ed è all’opera per colonizzare commercialmente qualunque paese. I cannoni non sono necessari, almeno non sempre. Le bastano l’utilità che le sue merci possiedono per superare ogni frontiera. La difesa passiva della piccola produzione manifatturiera, mediante dazi protettivi, da parte degli Stati economicamente arretrati, è disperata. Ombre nere si allungano sul futuro dei popoli, sulla libertà delle nazioni. Di ciò si è consapevoli dovunque, persino nel lontano Giappone e nell’antiquato Impero russo. In Germania già nel 1820 l’economista Friedrich List, con articoli e con un saggio tuttora famoso, denunciò l’avanzare della minaccia. Tra parentesi osservo che mi risulta ostico capire perché il saggio di List sull’economia nazionale venga ripubblicato al passaggio di ogni generazione e perché le sue idee non suonino offensive a chiunque si occupi di storia economica, mentre le aureolate capocce degli storici nostrani considerano il protezionismo borbonico una delle cause della cosiddetta questione meridionale.
Per quel che si sa, in Italia, soltanto Ferdinando II reagì positivamente al cambiamento. Purtroppo la sua opera andò devastata a tal punto che neppure i napoletani, tanto da lui favoriti, ne hanno più il ricordo.
[da L’Invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria – Nicola Zitara]


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