Orazione sulle nozze di Carlo e Maria Amalia, re delle Due Sicilie 1738
ORATΙΟ IN CAROLI ET MARIAE AMALIA E UTRIUSQUE SICILIAE REGUM NUPTIIS
Se mai la Divina Provvidenza, tra tutte le vicende umane che governa e modera con eterno consiglio, ha dimostrato con argomenti meravigliosi che i matrimoni sono certamente regolati dalla sua unica divinità fin dalla creazione dell’umanità; ora, certamente, quando ha celebrato il matrimonio dell’Augusto Carlo di Borbone, il miglior Re, e Maria Amalia Valburga, la più eletta Ancella Reale, ha compiuto il più grande di tutti.
Infatti, cinque anni dopo che scoppiò una grande guerra; che creò un Re dei Polacchi; che scosse il mondo dalle rive dell’Oceano Occidentale fino ai Sarmati e agli Sciti; mentre Francia, Spagna e la più bellicosa Italia si battevano per la restaurazione di Stanislao Leszczyński, suocero di Luigi XV, in quel Regno; ma Carlo d’Austria, Imperatore dei Romani, quasi l’intero corpo dell’Impero tedesco, la Polonia divisa in parti, Federico Augusto di Moscovia, Duca dei Sassoni, e l’Impero dei Nove, figlio del defunto Re, si sforzavano di elevarsi a quella vetta più alta. Il triplice peso della guerra, uno sul Reno, un altro sui confini del dominio milanese, l’ultimo su Danzica, era gravissimo: ognuno dei quali aveva attirato a sé gli occhi e le menti di tutte le nazioni; poiché furono combattute battaglie sanguinosissime, e furono eseguiti assedi di città e castelli inespugnati, e furono espresse le rese di città più salde nella loro fede: e poiché la causa era molto estesa e del tutto individuale, e le forze delle nazioni, che si erano unite alle armi qua e là, erano quasi intatte, così che un timore costante sorse tra tutti, che quella guerra, se fosse stata prolungata, avrebbe esaurito il genere umano; contrariamente all’opinione di tutti, fu ratificato un trattato di pace su queste condizioni principali, affinché Federico Augusto governasse il Regno di Polonia e Leszczyński vivesse come Duca di Lorena. Tra le appendici della sua guerra c’era anche questa cosa meravigliosa: mentre francesi e savoiardi combattevano ferocemente contro i tedeschi in Insubria, Carlo di Borbone, imperatore dell’esercito spagnolo, appena un uomo, balenò e tuonò come un fulmine in questa parte rimanente d’Italia e nell’isola di Sicilia, e con altrettante forze combatté contro il nemico a Bitunto; e su di loro ottenne una vittoria molto rara nei ricordi della storia; con la quale ottomila soldati tedeschi furono messi in rotta e catturati, e quattrocentomila soldati spagnoli andarono perduti. Ma ciò superò ogni desiderio, per non parlare delle speranze, che il principe Borbone, entrato nella città di Napoli pochi giorni prima, mentre Capua e Cajeta, le più forti fortezze del regno di Napoli, erano difese da nemici da non disprezzare per numero e forza, e i loro eserciti vagavano liberamente per i campi di Calabria e Puglia, fu chiamato dal suo diligentissimo genitore Filippo V, re di Spagna, il certo e proprio re di Napoli e Sicilia, e questi due regni opulentissimi furono separati dalla monarchia spagnola, con cui avevano collaborato da Ferdinando fino alla Chiesa cattolica. Nel frattempo, mentre il giovane Principe, dopo aver pacificato entrambi i Regni con la massima gloria e aver quasi raggiunto l’età giusta e legittima degli uomini, stava per essere unito a sua moglie, la Regina, che avrebbe perpetuato questa felicità ai popoli soggetti attraverso la prole reale, altri gli destinavano altre Regine, secondo le loro opinioni; nessuno di loro, naturalmente, avrebbe indovinato che il coraggiosissimo e saggio re Filippo il Padre gli aveva promesso in sposa Maria Amalia Walburga, figlia del re di Polonia. Queste cose, così rare, così meravigliose e così inaspettate, che in queste Nozze Reali, come se fossero alla guida della causa, si erano riunite in modo così opportuno e appropriato, poiché aveva messo radici nelle menti di tutte le nazioni, la convinzione che la Divinità Divina fosse presente con una speciale cura per gli affari dei Re, affermano con assoluta gravità che queste Nozze Auguste furono disposte da Dio Opt. Max. da preparare con la più attenta industria, la prima che, di questa coppia reale di sposi, adornatissima delle più alte lodi e equamente corrisposte da entrambe le parti, la Divina Bontà ha voluto mostrare alla terra: poi, che (se è possibile alla mente umana esaminare i consigli divini nascosti nei sacri panorami della luce eterna) comprendiamo da questo tutte le cose più gioiose, che l’Eterna Provvidenza ha adornato bene, con auspici e felicità, queste Nozze Reali, così che l’illustre suocero e genero, uno per terra, l’altro per mare, inflissero enormi sconfitte al barbaro Signore dei Maomettani, e Carlo di Borbone avrebbe riconquistato Gerusalemme con una guerra pura e pia, e il suo Regno, come è legalmente prescritto al Re, sarebbe stato composto da tale possesso: attorno a questi due punti più alti come poli, ruoterà il mondo della nostra Preghiera: questo è facilmente visibile a chiunque, quando in un numeroso gregge di pecore della stessa età e colore, delle quali, per distinguerne una, il pastore stesso deve contrassegnarla con un certo segno, ogni capretto lattante riconosce la madre. Ma questa somiglianza di forme sensibili è così rara nel genere umano che i fratelli gemelli, che anche dopo una lunga e approfondita conoscenza, difficilmente si distinguono, sono tenuti dai più alti nobili tra i piaceri delle loro famiglie; eppure questa grande e così rara somiglianza di corpi si rivela dovuta ai loro diversi talenti, interessi e costumi. Dio, Signore della Natura, architetto e arbitro, conquistò e superò queste inesauribili risorse della Natura con la sua Divina Unità, quando decretò il Matrimonio Reale di Carlo e Amalia dall’inizio di tutti i tempi, nell’Eternità. Decretò che fossero uguali nell’ampiezza della loro stirpe, uguali nell’eccellenza dei loro corpi e uguali nelle virtù delle loro anime. E in effetti la stirpe di entrambi i Reali Sposi è così gloriosamente illuminata ed è circondata da tale splendore, che non si può stabilire quale sia più illustre dell’altra. Si dice infatti che la nazione dei Borboni abbia avuto origine da Carlo Magno, che restaurò l’Impero Romano d’Occidente, da tempo separato dalle nazioni barbariche; e a quell’eccellente e immortale fondatore dei tempi della cultura, dopo Ciro, Alessandro e Giulio Cesare, egli aggiunse un altro grande momento della storia, da cui le gesta del mondo si sono estese per un lunghissimo spazio di quasi mille anni fino alla nostra età. Ma gli Amalia non videro mai i fasci romani, che terrorizzavano tutte le nazioni conquistate e dominate, entro i loro confini: perché sotto Traiano, l’ultimo degli imperatori che avevano esteso i confini dell’Impero Romano, la Germania, sebbene provata per duecentodieci anni dalle armi romane, continuò a esistere intatta in quella parte di sé che produce i Sassoni, come la descrive l’Oracolo degli Storici. Ma per Ercole (lasciatemi dire alcune cose qui in modo sottile, affinché la grande e magnifica gloria dei Duchi di Sassonia possa essere compresa nel modo più chiaro), ma per Ercole, dico, l’argomento più importante insegna che gli antichi Cimbri erano Sassoni, perché si osserva che la lingua sassone è molto simile a quella dei Cimbri; e i Cimbri sono chiamati Teutoni da famosi geografi, dai quali il nome si diffuse in tutta la nazione tedesca; ma dimostrano i costumi di tutte le nazioni, che i popoli diffusero i nomi dei loro capi alle nazioni, e si osserva che i capi delle nazioni hanno città, come il regno sassone, situate nel mezzo delle terre. Ma si predica una tale antichità della lingua teutonica, che, quando il suo autore è chiamato Mercuriman dei Teutoni, gli scrittori gentili, mossi da zelo patriottico, menzionano che Mercurio Trismegisto, che fondò la nazione egiziana, la più antica di tutte, era un Goto. Ma avrebbero dimostrato questo molto più seriamente e veridicamente, che poiché Trismegisto era chiamato Theut in lingua egizia, e poiché tutte le parole germaniche hanno radici monosillabiche, Theut fondò la lingua germanica, e quella parola proveniva dalla confusione babilonese delle lingue, e dalla precoce dispersione del genere umano dopo il diluvio, sia tra i Germani che tra gli Egiziani, avrebbero concluso che la stessa cosa proveniva dalla stessa fonte. Se qualcuno avesse confrontato questa libertà dei duchi di Sassonia, che avevano ricevuto in patria con le primissime nazioni, e che è stata perpetuamente preservata fino ai nostri tempi, con l’Impero Romano d’Occidente restaurato da Carlo Magno, e avesse soppesato la gloria di entrambi in egual misura della loro origine originaria; da quale di essi dipenda la gloria maggiore, l’avrebbe pronunciata senza dubbio. Questa uguale ampiezza di origine, che l’uguaglianza dell’età coniugale esclude splendidamente! Poiché Amalia, ormai primogenita, e Carlo, ormai prossimo all’età virile, contrassero matrimonio alla maniera romana. La nazione, padrona del mondo, conquistò tutte le altre con le armi, perché superava tutte in saggezza civile; le cui istituzioni furono tramandate non nelle scuole dei filosofi, ma in patria, con la prudenza familiare. Poiché infatti dalle famiglie nacquero le città, dalle famiglie giustamente fondate dovevano necessariamente nascere le repubbliche. Ma tra le altre morali approvate in patria, questa fu sacralmente tramandata dagli anziani: che le giovani mogli, non appena avessero indossato la veste virile dei loro mariti, dovessero dapprima pensare che il matrimonio fosse un servizio necessario alla propagazione della Natura, e dovessero sentirlo più di quanto non lo comprendessero; per questo motivo non dovevano desiderare malvagiamente le delizie dell’amore, che agiscono trasversalmente nella parte più vigorosa della vita; Poi, affinché concepissero feti perfetti, come giovani piante danno frutti, primizie deliziose alla vista, dolcissime al gusto. Davvero una coppia di sposi regale, da vedere nel corpo e da vedere alla vista! Perché Amalia, con la sua forma onesta e generosa, non solo conquista l’ordinario, ma supera anche il più brillante; che, quando appaiono nelle feste più frequentate dagli uomini, fissano lo sguardo di tutti su di sé, come se una notte oscura avesse coperto altre belle donne che si trovano lì: dotate di un volto così modesto, così affascinante, che le timide Cariti immaginano sempre che il suo volto sia uno più bello dell’altro: ma anche nel suo volto e nel suo contegno, nella sua postura e nel suo portamento, risalta un certo splendore regale, per cui, senza abiti regali, senza un seguito reale, in luoghi solitari o da contadini o da pastori, che sono soliti avere qualsiasi scelta di forme, la Regina sarebbe riconosciuta. Ma poiché mariti e mogli sono gli elementi del genere umano, la tenera Amalia era ben unita a Carlo, che fin dall’infanzia aveva rafforzato la sua forza fisica con eccellenti esercizi; quando, strappato dall’abbraccio della gloria per mano dei suoi genitori più affezionati, attraversò le più difficili foreste dei Pirenei e le nevose Alpi dalla più lontana Spagna, sopportò un viaggio molto pericoloso sul Mare d’Inverno e infine, in armi, superò gli aspri e scoscesi Appennini in pieno inverno; e, avanzando fin dove si estende il resto dell’Italia, si sforzò di raggiungere quasi l’estrema Sicilia, Panormo, affinché lì il vincitore potesse essere riscattato dal re con una cerimonia distinta e solenne: la quale lode; Affinché la Regina Sposa potesse in qualche modo essere pari al Re Sposo, la Divinità Suprema provvide anche a questo: la fanciulla fu quasi strappata dal seno dei suoi devotissimi genitori, come se si stessero sposando con un rito eroico, e fu portata via dalla sua casa natale da una forza gradita e deliziosa, non su una sella da trasporto, come molte spose di regine vengono portate ai loro mariti; ma il cavallo e la carrozza, dopo essere stati sistemati a determinate distanze di un viaggio molto lungo, dopo aver percorso milleduecento passi attraverso vaste foreste, boschi, montagne e fiumi in circa un mese, furono condotti a passo lento alla camera nuziale. Né la dignità, che nelle donne è chiamata e lodata, è separata dalla forza del corpo in Carlo, la gloria propria degli uomini. Perché quando si compone in un cavallo da cavaliere con amabile ferocia, è visto come un degno Imperatore d’armi; quando, presiedendo sulla sedia reale, ascolta i desideri dei suoi cittadini, sembra un Re, non dire nato, ma fatto per il regno; quando, in piedi sul trono reale, ammette i nobili all’adorazione nelle sue mani, rappresenta l’immagine di Dio vivente sulla terra. Infine, è meraviglioso che la Divina Provvidenza abbia voluto che questi due corpi castissimi fossero uniti a Cajeta, così che quando Carlo, presa la città più saldamente situata sulle rive del Mar Mediterraneo, la prese con le armi vittoriose, potesse celebrarvi i primi riti sacri di Venere e, tra le immagini delle sue virtù militari, potesse immaginare una prole guerriera. Infine, chi sono le spose reali, dotate ugualmente di un’eccellente forma fisica, quanto simili nelle eccellenti virtù mentali! E tralascerò innumerevoli luoghi, e penso che valga la pena di celebrarli, per i quali gli uomini ottengono così raramente le lodi delle donne, poiché si dice comunemente che siano proprie del sesso femminile, della religione, della castità e della misericordia. E in effetti, l’eccezionale pietà di Carlo Magno è chiaramente da ammirare; il quale, in mezzo all’orgoglio umano dei re e alle delizie umane, sembrava condurre una vita quasi divina. Quindi quella sua castità è degna di ogni lode e predicazione; dove, nel caso del giovane Principe non sposato, e diviso per bocca dei suoi genitori sull’immenso mondo, si ricorda che la corte non si occupava che di castità, purezza, santità e incontaminata. Anzi, dove i cittadini più liberi si riuniscono per distendersi, nel teatro da lui ordinato, il più magnifico d’Europa, egli frena con la sua severa presenza gli applausi teatrali, per non parlare della licenza permessa, ma desiderata, e impone agli spettatori un silenzio degno delle scuole filosofiche. Della terza virtù, tra quelle appena enumerate, ci resta da dire: ciò che è lodato in altri principi supremi per la clemenza, è nella nostra misericordia: in effetti, quella voce dell’imperatore romano si leva al cielo con lodi di merito, quando avrebbe dovuto firmare la prima sentenza con cui i giudici avrebbero dovuto pronunciare che certe cose fossero sottoposte alla pena suprema, e affermare di aver imparato a pentirsi: ma Carlo, se mai i magistrati gli chiedessero di ordinare qualcosa di simile, rifiuta diligentemente il loro approccio; ma quando gli è impedito dal farlo dalla sua stessa dignità, si rivolge ai nobili che si trovano presenti, con uno sguardo come se dovessero essere richiesti, e tacitamente significa che dovrebbero implorare la pena decretata per i condannati. È stato sufficientemente dimostrato, se non erro, in un modo semplice e scarno di parlare, che Dio Opt. Max. Il destino di entrambi i reali sposi aveva decretato che l’origine più nobile, la forma più bella e la virtù più illustre sarebbero toccate a tutti loro; di forme bellissime, eccellenti in virtù, per la perpetua felicità della Nazione Napoletana. E in verità, il Supremo Sovrano di tutte le cose approva questo Matrimonio Reale come buono, di buon auspicio e felice per la Divinità presente. Perché la terra, sia nelle pianure che in montagna, proprio in questo periodo delle Nozze, produsse un raccolto abbondantissimo: la temuta peste del bestiame, che aveva imperversato in lungo e in largo per due anni senza fine, quando la Regina stava progettando il suo viaggio qui, finalmente infuriò: proprio il momento di sua zia si rivelò conveniente e gentile con lei; lei, stanca del lungo viaggio dalle fredde acque della Germania sotto questo cielo più afoso, avrebbe dovuto migrare nella prima estate, non senza qualche pericolo per la sua salute; Le frequenti piogge del mese di giugno hanno alquanto prolungato l’arrivo dell’ultima primavera: il divino Gennaro, in particolare il Patrono di questa Città e Regno, in onore del quale il Re, con singolare pietà, istituì l’Ordine militare dei Nobili e dei Principi, mostrò un segno di felicità nel mese di maggio, con il miracoloso scioglimento del suo sangue, che era stato desiderato. Con questi lietissimi auspici, accresceremo i nostri animi, e non aspettiamoci certo da queste Nozze Reali il promiscuo e, per così dire, il tradizionale bene dei Regni, ma poiché le cause di esse, che abbiamo spiegato all’inizio, sono le più meravigliose, le lodi degli sposi sono molto raramente pari alle altre; così confidiamo che la gloria che ne deriverà sarà singolare; cosa che abbiamo proposto all’inizio del secondo capitolo di ciò che stiamo per dire. Abbiamo già appreso e analizzato, dai resoconti degli eventi, che i re di Polonia non solo si opposero con grande valore alle forze terrestri del grande nemico della patria turca, il nome cristiano, ma spesso li servirono anche con la massima ostilità. Ma ciò che il re di Napoli poté fare con le sue flotte, Ruggero, il primo dei nostri re, diede un esempio gravissimo e fulgido; egli, giunto in Asia via mare, conquistò le più illustri città della Grecia e portò via ricche spoglie dalla stessa Costantinopoli e dal suo pretorio imperiale; e incutendo così tanto terrore in tutto l’Oriente, che persino Babilonia, la sua culla, inviò ambasciatori a chiedere amicizia: questa gloria dalle Indie a Ottaviano Augusto Cesare, quando aveva chiuso l’Impero Romano al lontano fiume Eufrate, che era quasi un confine, era forse accaduta in misura minore; conquistò diverse città saracene situate sulla costa africana e impose loro tributi. I re successivi, i Normanni dagli Svevi, poi gli Svevi dagli Andecavi, poi gli Andecavi dagli Aragonesi, e di nuovo gli Aragonesi dagli Andecani, non furono in grado di estendere e stabilire il loro impero in Asia e in Africa. Ma Carlo, avendo conquistato la Spagna e la Gallia, e non solo la Germania, ma anche la Polonia, con questo Augusto Matrimonio, ottenne la sicura possibilità di condurre una guerra in Asia. L’isola di Sicilia gli è soggetta; il Regno di Napoli è circondato dal mare su tre lati, come una penisola; egli, nella posizione di città e regioni, le rivestì dei costumi civili della loro patria, così che eccellessero nelle arti nautiche e navali, poiché fin dagli ultimi tempi del genere umano, i costumi delle nazioni confermano proprio questa usanza: i Tiri, il più antico dei popoli, fondarono colonie dall’isola di Tiro in tutto il Mar Mediterraneo, e oltre le Colonne d’Ercole fino all’Oceano, a Gadi: quella gloria passò poi ai Rodi; le cui leggi sul commercio marittimo l’Impero Romano, mentre dominava il mondo intero, riconobbe: Batavia e Britannia sono celebrate ai nostri tempi come potenti su tutti i mari interni ed esterni. Il territorio napoletano, tuttavia, produce materiale per la costruzione e l’addestramento di enormi flotte; la nazione stessa produce i marinai più audaci; i porti più benigni e capaci sono aperti su entrambe le sue rive, quello di Miseno sul Mare Inferiore, quello di Bruno sul Mare Superiore; ai quali l’Italia sembrava nata per la futura grandezza dell’Impero Romano, così che l’una potesse trasportare enormi eserciti in Africa, l’altra in Oriente, nel più breve tempo possibile. Né sorprende che sia così organizzata nei suoi costumi che dove c’è più natura, c’è meno industria; e la grande opulenza del Regno di Napoli rende gli abitanti più indolenti: poiché Carlo provvede molto saggiamente a questa questione, avendo costituito un certo Consiglio di uomini prudenti, che dovrebbero elaborare leggi riguardanti il commercio estero e soprattutto marittimo; e ora, da un altro luogo, riversò liberalità e munificenza nella buona letteratura, con la quale ripristinò le scuole reali degli accampamenti militari, che erano state vergognosamente contaminate, al loro antico splendore e santità, e si iscrisse nell’elenco dei professori che avrebbero insegnato studi nautici, e coltivò con grande gentilezza i talenti per la loro coltivazione: da cui un tempo emerse un altro dei nostri gentili, Torquato Tasso, che cantò la riconquista di Gerusalemme da Carlo di Borbone. E in effetti, a queste Nozze Reali, il destino di Napoli, la città più rara del mondo, promette questa gloria eccellente e speciale, così che da tempi eroici crescerebbe sempre in splendore e grandezza, il che, per il meravigliosa incanto della sua posizione, la suprema clemenza del cielo, la rara fertilità del sole, l’enorme folla di popolo e il gran numero di nobili del più grande Re, è giudicato degnissimo da tutti coloro che lo vedono. L’immensa gioia di cui il popolo napoletano è pieno a queste Nozze Reali, fu apertamente dimostrata quando Amalia fu condotta a Napoli da Carlo Cajeta, dove, come se sulle sue spalle applaudisse, il Nuovo Sposo fu presentato alla Nuova Sposa, così che i cittadini avrebbero già percepito che avrebbe dato i suoi figli, che sarebbero stati i futuri Re della loro terra natale. Pertanto, a queste Nozze Reali, il popolo sente la felicità delle nazioni devote ai propri Principi; perché, arricchiti dalle immense spese dei preparativi nuziali, dalle pompe festive, dai giochi e dagli spettacoli magnificamente eseguiti, non sentono che il rifornimento di cibo viene danneggiato da una pestilenza mortale e da un inverno ostile; ma i più onorevoli notano più gravemente questa stessa felicità dello stato civile, quando vedono in questa città un gran numero dei più grandi Re, e illustri Ambasciatori delle Repubbliche, e innumerevoli Principi di potenze straniere, con un seguito splendidissimo, la cui magnificenza i nostri Nobili non invidiano, quando vedono il Pretorio Reale e il resto delle Sale costruite per l’ostentazione della ricchezza; quando vedono il Palazzo Reale fondato alla pari con gli altri più splendidi e fastosi d’Europa. Di questi tanti, così grandi e tanto desiderati beni, di cui godiamo attraverso l’augustissimo matrimonio di Carlo di Borbone e Maria Amalia Walburga, e che certamente speriamo ben più grandi, a cui dovremmo infine i nostri meritati ringraziamenti, Elisabetta o Farnese, che aprì l’Italia a Filippo con la sua dote reale, e diede a Carlo la sua felice fertilità, o Filippo che lo diede come nostro Re, e gli diede un Re eccellente, educato dall’esempio del suo illustre Principe, e gli guadagnò Amalia, la moglie più scelta delle Vergini Reali, con il consiglio più coraggioso e saggio, la questione è chiaramente incerta. Abbiamo quindi per entrambi innumerevoli, grandissimi, immortali ringraziamenti: e a Dio Opt. Max. preghiamo il casto, affinché conservi il bene presente, conceda quello sperato, e così perpetui questa felicità dei Reali Sposi con la nostra, per non parlare della felicità mista e confusa.
Giuseppe Gangemi


invio in corso...



