Dopo il 25 giugno 1860, il Governo Costituzionale avviò a Napoli trattative con il Governo sabaudo per costruire insieme uno Stato unitario, una nuova Nazione. Già a luglio, però, scoppiarono nella capitale forti proteste popolari contro la svolta costituzionale, mentre anche le Forze Armate dimostrarono perplessità sull’operato del Governo e del Re. In questo clima, Garibaldi il 20 agosto sbarcò in Calabria e il 7 settembre entrò a Napoli. Morì così, sul nascere, qualsiasi prospettiva condivisa. L’enigma unitario.
La prima dinastia che governò le Due Sicilie fu quella normanna degli Altavilla (1041 – 1194). Re Ruggiero, come riferisce Giovanni Antonio Summonte, “portò per insegna una duplicata banda, ripartita in cinque parti, cioè cinque rosse, e cinque d’argento, la qual cala dalla parte destra alla parte sinistra per traverso, posta in campo azzurro, come portarono tutti i Normanni suoi predecessori: le quali secondo la ragione della Blason dell’armi, così dicono i Tedeschi, come composte di due principali colori, e del metallo d’argento, non significano altro, che un animo invitto in acquistar dominio” [1] (FIG. I).
Le guerre, nonostante tutte le possibili motivazioni, non sono mai comprensibili sul piano umano. Né puó ritenersi accettabile tutto ciò che essa comporta: violenza indiscriminata, distruzioni, stragi. La cosiddetta “legge della guerra” tende a giustificare ogni azione rivolta contro il nemico e, nell’ultimo conflitto mondiale, anche contro la popolazione inerme (!!!).