L’Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro propone una rappresentazione teatrale-musicale popolare inedita, dal titolo “E la pioggia cessò di cadere…” dove vengono narratestorieinedite accadute durante la seconda guerra mondiale accadute in alta Terra di Lavoro pubblicate nell’opera “Voci, Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro”. L’avvento dell’illuminismo e del razionalismo hanno portato l’uomo a cercare spiegazioni e interpretazioni della realtà soltanto attraverso il pensiero prettamente materialistico della “dea ragione”, facendolo trovare spesso in un labirinto senza via d’uscita dove l’umanità continua a vagare, decadendo in modo inversamente proporzionale al progresso tecnologico e scientifico.I protagonisti dello spettacolo hanno l’ardire e la presunzione di cercare una via d’uscita attraverso la forza del Mito sulla scia delle “Metamorfosi” di Ovidio che, nella nostra antichissima Terra di Lavoro, nasce prima della Storia. Le voci del Mito reciteranno storie di personaggi poco noti ma realmente esistitiin lingua laborina, lingua della Terra di Lavoro che nasce con i “Placiti Cassinesi” è ancora comunemente utilizzata, pur con piccole variazioni locali, in tutta la ex Provincia di Terra di Lavoro, territorio che iniziava a Sora e terminava a Nola, abbracciando considerevoli porzioni delle odierne Regioni di Lazio, Campania e Molise. Le musiche dello spettacolo sono figlie di un repertorio identitario di brani di musica popolare tradizionale della Terra di Lavoro. Nello spettacolo ci sono 4 attrici, e 2 musicisti, i testi che, come già spiegato, essendo scritti in lingua laborina da allo spettacolo un taglio, non soltanto storico artistico, ma anche antropologico e linguistico.
Un viaggio nel tempo tra narrazione e musica popolare: sabato 7 marzo 2026, alle ore 16:30, l’Auditorium del nostro Istituto ospiterà lo spettacolo teatrale-musicale “E la pioggia cessò di cadere…”. L’evento porterà sul palco le storie inedite della Seconda Guerra Mondiale in alta Terra di Lavoro, racconti preziosi estratti dall’opera “Voci, suoni e canti in Terra di Lavoro”. Non si tratta di una semplice rappresentazione, ma di un atto di recupero della memoria storica del nostro territorio, dove la musica e la voce diventano custodi di testimonianze che altrimenti rischierebbero di svanire.
I protagonisti dello spettacolo hanno l’ardire e la presunzione di cercare una via d’uscita attraverso la forza del Mito sulla scia delle “Metamorfosi” di Ovidio che, nella nostra antichissima Terra di Lavoro, nasce prima della Storia. Le voci del Mito reciteranno storie di personaggi poco noti ma realmente esistiti in lingua laborina, lingua della Terra di Lavoro che nasce con i “Placiti Cassinesi” ed è ancora comunemente utilizzata, pur con piccole variazioni locali, in tutta la ex Provincia di Terra di Lavoro, territorio che iniziava a Sora e terminava a Nola, abbracciando considerevoli porzioni delle odierne Regioni di Lazio, Campania e Molise.
Le musiche dello spettacolo sono figlie di un repertorio identitario di brani di musica popolare tradizionale della Terra di Lavoro.
Dettagli dell’evento • Sabato 7 marzo 2026, ore 16:30 • Auditorium dell’Istituto IC Cassino 1 in via Bellini, 1 • Ingresso Libero (fino a esaurimento posti)
L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza: un’occasione imperdibile per gli studenti, le famiglie e i residenti per riscoprire le radici e l’identità della nostra comunità attraverso l’arte popolare.
La “Barbajada” è una bibita inventata dal mio bisarcavolo Domenico Barbaja, mischiando cioccolato, caffè e latte, per stimolare, irrobustire e addolcire. La presente rubrica intende rivolgersi al lettore stimolandolo con il caffè delle considerazioni, irrobustendolo con il cacao delle dimostrazioni e, possibilmente, addolcire il tutto, rasserenandolo con lo zucchero dell’ironia o la panna della leggerezza.
Chi come me ha vissuto l’infanzia negli settanta e l’adolescenza negli anni 80 quante volte s’è sentito dire dai genitori “parla bene, parla italiano” non “parlare in dialetto” perché era la lingua dei “cafoni” dai quali ci si voleva emancipare ma soprattutto portava in se il pensiero della miseria portata dalla seconda guerra mondiale e da cui si voleva stare lontani.
“Il codice cassinese della Divina Commedia per la prima volta letteralmente messo a stampa per cura dei monaci benedettini della badia di Monte Cassino”, Tipografia di Monte Cassino 1865.