I Tratturi (II)
RICERCA A CURA DEL Prof. Renato Rinaldi EFFETTUATA DAL LIBRO “CAVALLI E CAVALIERI” a cura di Nicola Mastronardi -Palladino editore- Campobasso 2003
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Da pag.163 a 175
Nel corso dell’Unificazione Nazionale, i liberali delle province meridionali, fin dall’estate del 1860, avevano agevolato con movimenti sovversivi la spedizione delle forze garibaldine dalla Sicilia verso Napoli. La sommossa, in settembre, interessò Terra di Lavoro, Molise e Beneventano: moderati e democratici, con l’impiego di corpi armati volontari, destituito il potere borbonico, andavano proclamando Governi Provvisori in nome di Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Utile contributo, in tal senso, dettero la Legione del Matese, forte di 350 uomini, e i Battaglioni del Sannio, Vitulanese-beneventano e dei Cacciatori del Vesuvio (1). Re Francesco II abbandonò Napoli il 6 settembre e, da Gaeta, chiamò a raccolta l’esercito e ricorse alla sollevazione popolare. Il piano d’azione aveva lo scopo di contrastare sulla linea del Volturno la pressione garibaldina, di ostacolare, negli Abruzzi, una eventuale avanzata delle truppe piemontesi e di reprimere la rivoluzione borghese.
Read MoreGianandrea de Antonellis
La reazione d’Isernia consiste in un movimento controrivoluzionario svoltosi nella città molisana all’inizio dell’ottobre del 1860, quando il governo ufficialmente in carica era ancora quello borbonico.
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Nonostante il pieno diritto di chi difendeva la legittima autorità contro l’aggressione garibaldina (giudicata tale – ufficialmente – anche dal Regno di Sardegna, almeno fino all’incontro di Teano del 26 ottobre successivo), i difensori dell’ordine costituito vennero accusati di «attentato per cambiare e distruggere la forma del governo ed eccitare i sudditi ad armarsi contro i Poteri dello Stato [sabaudo]; di suscitare la guerra civile fra i cittadini; di discorsi e fatti pubblici tendenti ad eccitare lo sprezzo contro la Sacra Persona del Re [Vittorio Emanuele]».
Malgrado l’assurdità dell’accusa, considerando la data in cui si erano svolti i fatti, oltre quattrocento persone finirono sotto processo. In quell’oscuro periodo, la pubblicistica legittimista diede alle stampe due opuscoli e un manifesto, qui riprodotti integralmente assieme per la prima volta, che risultano di grande importanza per una serena analisi degli avvenimenti.
Il volume contiene anche la trascrizione di due lettere inedite indirizzate a Giovanni Maria d’Alessandro, Duca di Pescolanciano, che testimoniano la presenza attiva della migliore aristocrazia nel difendere il Regno dall’invasione straniera.
