Alta Terra di Lavoro

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Patria, storia patria, patrioti ma di quale nazione?

Posted by on Dic 9, 2016

Patria, storia patria, patrioti ma di quale nazione?

Una persona che si avvicina per la prima volta al nostro ambiente e sente parlare di patria, patrioti e storia patria si chiederebbe: Ma di quale patria parlano? dell’Italia, della Francia? Ma quella bandiera che sventolano cosa è? Non mi sembra né italiana e né francese e sicuramente gli verrebbe in mente il “meridione d’Italia” e la “questione meridionale”.

 

Studiando leggendo i testi che parlano della “nostra storia” la parola patria viene associata ai risorgimentalisti, ai liberali, ai massoni, ai giacobini, ai galantuomini e non certamente al nostro Regno. Abbiamo da poco pubblicato la copia anastatica dell’epopea dei Sanfedisti guidati dal Cardinale Ruffo scritta da Petromasi nel 1801, e quello che mi saltava agli occhi nel leggerlo è proprio il concetto di patria e patrioti associato ai giacobini napoletani e francesi mentre per i nostri si usavano termini come realisti, regnicoli, lazzari, insorgenti e sanfedisti. La stessa cosa accadde nel 1860 dove “ i patrioti” e “ la patria” sono i termini usati da chi ha distrutto il nostro regno e che mi hanno accompagnato nella mia vita scolastica, come credo tutti. Vogliono far entrare nella nostra storia anche la “ciociaria”, termine che in quell’epoca non si sapeva cosa fosse, ma essendo un’entità “molto ma molto, molto ancora” risorgimentale e giacobina, coniata sempre da chi ha ci ha distrutto; noi dell’associazione identitaria alta terra di lavoro non permetteremo che ciò accada. Vi dice nulla Ricciotto? Bene è cosa loro e non dico altro, ce ne sarebbe da dire, perché non voglio avere noie. Ormai è tutto fuori controllo, sta entrando (?) di tutto in maniera distorta creando solo una gran confusione, vogliono far diventare il nostro mondo un terreno di conquista, sta diventando una moda, un mercimonio identitario e morale dove tutti hanno una giustificazione da presentare. Sento ripetere “Ma serve per avvicinare”, “ma serve per far conoscere”, “ma è una iniziativa editoriale”, “i nemici da combattere sono altri, stai esagerando”, facendomi passare per un bambino e tutto in nome di un fine che giustifica i mezzi. “Macchiavello” è diventato il nostro punto di riferimento? Fatemi capire perché sono in confusione. Altra cosa che mi fa molto riflettere dai discorsi che si fanno è l’assenza di Napoli e dei Napoletani, che sembrano essere estranei alla nostra storia. Ebbene signori miei, Napoli e i Napoletani sono i protagonisti principali della “nostra storia” e senza di loro non andiamo da nessuna parte. C’è oggi un razzismo contro Napoli che ha raggiunto livelli altissimi, che non possiamo ignorare e che dobbiamo combattere come fecero i nostri legittimisti, i nostri briganti, (brigantesse forse no, perché agli occhi di tutti sono diventate delle figure romantiche e femministe allo stato primordiale), i nostri lazzari, i nostri sanfedisti, i nostri insorgenti e soprattutto i nostri Sovrani che erano NAPOLETANI e con fierezza orgogliosi di esserlo. Fernando Di Mieri, il suo cv parla da solo, tempo fa mi diceva che il titolo nobiliare più prestigioso al mondo era quello Napoletano e i nobili del pianeta si sentivano in paradiso solo se diventavano aristocratici napoletani, come i cantanti lirici che si sentono tali solo quando imparano a cantare la musica classica napoletana. Sempre Di Mieri mi diceva che per merito del prestigio del Regno di Napoli, andando in giro per il mondo, bastava pronunciare la sola parola REGNO e si sapeva di cosa si parlava. Grazie al mio lavoro posso affermare che anche tra i nostri anziani che vivono nelle ex province marittima e campagna c’è ancora in uso la parola Regno. Mi faceva notare, altresì, Di Mieri che il Regno di Napoli era l’unico Regno che aveva il titolo della sua capitale, infatti non esisteva regno di Parigi o regno di Londra. Napoli e i Napoletani non hanno bisogno del nostro aiuto perché sanno difendersi benissimo da soli, lo fanno bene da circa 3000 anni, ma siamo noi che abbiamo bisogno di loro e quando offendono Napoli e i Napoletani è come se offendessero noi, e con il nostro silenzio, o indifferenza, diamo ragione a chi ha aperto il museo Lombroso. Dobbiamo difendere, quelli sì, i Napoletani che tornando ad emigrare, a differenza del passato, si sentono a disagio sentendosi impotenti, dando, in alcuni casi, anche ragione a chi li insulta. Sentirsi Napoletani vuol dire anche non tifare, nel calcio, per la triade del nord, Juve, Inter e Milan che come ci ricordava Zitara ci dà la patente di “Adattati” e non certamente emigranti che sarebbe un onore. Non mi sento di dare dei consigli perché non ne ho le facoltà e diritto ma posso però dire come mi comporto quando vado in giro con la mia bandiera; qunando all’inizio, mi chiedevano cosa fosse la bandiera che portavo sulle spalle, rispondendo “è la bandiera del Regno delle Due Sicilie”, ascoltavano ma passata la curiosità momentanea continuavano a camminare; da quando, invece, rispondo “è la bamdiera del Regno di Napoli” con Napoli Capitale, che è stato per quasi 8 secoli la nostra nazione e la bandiera è il simbolo e l’espressione della nostra civiltà, si fermano e cominciano a farmi tante domande perché rimangono sorpresi di come Napoli era un tempo una gloriosa capitale; a questo punto parlare anche di Regno delle Due Sicilie lascia il segno. Napoli non lascia indifferenti mai nel bene come nel male e citarla è come per un ateo che entra in chiesa, rimane ateo ma intanto la soglia l’ha varcata. Vado in giro nel territorio del Regno e nonostante si parla lingua napoletana, si mangia in napoletano, si pensa in napoletano, continuano a campare con le cose che hanno lasciato i Napoletani, nessuno sa da dove vengono rimanendo infastiditi quando gli dici la verità. L’otto dicembre a Tagliacozzo, nella giornata dedicata a Borjes, notavo che non ho sentito parlare in napoletano, che nessuno ha mai citato Napoli e in molti la conoscevano poco lasciando in me molta amarezza con una forte nostalgia della mia capitale e di mio figlio che l’ha scelta come sede di studio. Ultimo pensiero? senza Napoli non andiamo da nessuna parte. Continuerò a parlare, con sempre più insistenza, di sanfedisti, lazzari, realisti, regnicoli, insorgenti, briganti insorgenti; di brigantesse non ne parlo più perché ormai sono diventate, nell’indifferenza generale, le regine di carta stampata di bassissimo livello e voglio tirarmi fuori da questa nuova vulgata senza aggiungere altro altrimenti mi dicono, persone a me vicine, che esagero e ho solo un retropensiero (Michelina grazie a Bennato l’abbiamo conosciuta con un sorriso mentre ora……), ma non mi sentirò mai un patriota, un lettore di storia patria. Sono orgogliosamente e onorevolmente NAPOLETANO E NAPOLITANO, se si parlerà di questione non sarà mai meridionale ma solo Napolitana e ognuno si sentirà come crede. Sono anacronistico, patetico, ridicolo o nostalgico se mi va bene, ma non fa nulla, l’importante per me è essere quello che sento di essere perché solo questo mi rende il cuore pieno di gioia ed energia.

UN SOLO DIO, UN SOLO POPOLO, UN SOLO REGNO

e……..Forza Napoli

Claudio Saltarelli

 

3 Comments

  1. come dicevi nel bene e nel male…………….. si prende sempre piu coscienza chi siamo e dobbiamo essere.bisogna parlarne di tutti donne uomini vecchi e bambini di tutti quelli che hanno sempre creduto nel regno.oggi piu di ieri bisogna reagire e ricreare e devi prendere visione che sei parte integra di questo

  2. Se fossi il sindaco, ti conferirei la cittadinanza onoraria di Napoli. Bravo Claudio! Sempre così.

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