PATTO STATO MAFIA, COME NASCE
Il 29 maggio 1860 non è una data di “liberazione”, ma l’inizio del patto infame tra i vertici del nascente Stato italiano e la criminalità organizzata. A Palermo, Giuseppe Garibaldi, idolatrato come eroe, ordina la liberazione di migliaia di delinquenti dalle carceri della Vicaria e del Bagno Penale. Altro che patrioti: erano assassini, rapinatori, mafiosi e violenti. L’effetto immediato fu il caos. Le strade si riempirono di bande assetate di vendetta.
La Polizia borbonica, fedele allo Stato legittimo, venne brutalmente perseguitata: poliziotti torturati, uccisi con le loro famiglie, spesso sotto gli occhi dei cittadini terrorizzati. Ma dietro questo disastro non c’era solo l’incapacità: c’era un disegno. Garibaldi, per garantirsi il controllo del territorio, iniziò a trattare con i capi mafia locali, offrendo armi, impunità e potere in cambio di appoggio militare.
Così nacque il primo patto Stato-Mafia: un accordo sporco che getta un’ombra sull’intero Risorgimento. Le bande criminali, da nemici della società, divennero alleati dei “liberatori”. Garibaldi non portò la libertà, ma consegnò la Sicilia alla violenza e all’illegalità. È tempo di riscrivere la storia: non fu un’epopea, ma un’invasione mafiosa travestita da rivoluzione.
Fonti:
Filippo Giordano, La rivoluzione del 1860 in Sicilia
Gigi Di Fiore, Controstoria dell’Unità d’Italia
Carlo Alianello, La Conquista del Sud
Nicola Zitara, L’unità d’Italia: nascita di una colonia
fonte
https://www.facebook.com/share/16QQ9w4fUo



invio in corso...



