“PER NON DIMENTICARLI” Tommaso Di Grazia
Il mio nome è Tommaso Di Grazia, figlio di Saverio Di Grazia. Nonostante in questa immagine mi vediate sorridente, a quel tempo, nel mio cuore si celava una grande amarezza e cioè quella di constatare ogni giorno che le fatiche del proprio duro lavoro, non riuscivano a produrre il necessario per poter vivere dignitosamente. Convinto che la Nuova Italia imposta dai piemontesi più che migliorare la vita mia e di mia moglie, andava peggiorando, mi unì alla banda di Carmine Crocco. In mezzo a briganti ed ex soldati napolitani, non centravo nulla visto che io ero un muratore, ma la voglia di giustizia era tanta e così mi lasciai guidare dall’esperto Generale borbonico José Borgés, il quale era per noi tutti esempio di coraggio, disciplina, ma soprattutto di fedeltà al trono. Il 4 novembre del 1861 lasciai Trivigno insieme a quelli che voi chiamate Briganti piuttosto che Patrioti, ma dopo alcuni giorni, il 14 novembre, rientrai in paese per non lasciare mia moglie da sola e perché convinto che sarei stato graziato se mi fossi consegnato, ma anche questa mia speranza venne puntualmente delusa dal sindaco venduto e fui incarcerato. Il giorno 5 dicembre, all’età di 33 anni, venni fucilato senza alcun processo per la sola colpa di aver combattuto per la mia terra e la sua libertà. Vi prego con il cuore: quando mi ricorderete non liquidatemi come brigante, ma come difensore di questo mio bel paese.
Alessandro Romano



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