Alta Terra di Lavoro

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PERCHE’ ALCUNI PROBLEMI NON TROVANO MAI SOLUZIONE DI LUCIO CASTRESE SCHIANO

Posted by on Mag 7, 2020

PERCHE’ ALCUNI PROBLEMI NON TROVANO MAI SOLUZIONE DI LUCIO CASTRESE SCHIANO

Nell’immaginario colloquio tra un anziano ed un adolescente (1) quest’ultimo prega colui che è considerato come il “nonno” di voler completare il percorso educativo spiegandogli cosa sia la politica.    

Ecco la scena

Ecco la scena.

   << …  Un velo di tristezza offuscò il sereno volto del vecchio … Quello che più aveva paventato era accaduto ! E da chi proveniva la richiesta ? Proprio dal più caro e diletto dei nipoti !

     Ciò lo rattristò non perché al vecchio non stesse a cuore completare l’informazione di quel gruppo di giovani così attenti e bramosi di apprendere, ma perché sapeva che, malgrado ogni sforzo, gli sarebbe riuscito difficile far apparire per pulito qualcosa che non lo era.

     … Ma, dal momento che la domanda era stata posta, era preferibile che una ri­sposta ad essa fosse data da lui piuttosto che da altri.   E così, col suo solito stile, si rivolse al giovane: ”Vi ho già detto, nel corso delle sedute invernali, come e quando l’uomo pervenne alla scoperta del fuoco, del ferro, del bronzo e di tant’altro, fino alle  conquiste più recenti. Tutte queste scoperte non fu­rono elargite gratuitamente all’umanità, ma richiesero sempre impegno e sacrifici molto spesso al limite delle possibilità umane. Sicché ogni conquista era il frutto di una lunga ed estenuante lotta, che avveniva non sempre per la velleità tutta umana di misurarsi con l’ignoto per affermare la propria superiorità, ma che tro­vava la sua origine nell’esigenza di migliorare la propria condizione. Dalla na­tura, però, non tutti gli uomini erano stati dotati delle stesse capacità. Così al­cuni, per poter ottenere quanto non erano in grado di procurarsi da soli, misero a frutto l’espediente del compromesso, che era una specie di baratto. Questo modo di fare costituì l’embrione per la nascita di una nuova figura: il capo, e successi­vamente della politica, come ti dirò fra poco.

     Inizialmente questo capo era un individuo distintosi dagli altri per il possesso di particolari doti, come coraggio, forza poco comune o capacità di affrontare e risolvere situazioni, per altri, di difficile soluzione.

     Pian piano questa figura andò acquistando contorni sempre più decisi e mar­cati, fino a divenire fonte di diritto e punto di riferimento per le persone che le avevano delegato la soluzione dei loro problemi. Quest’atto di delega da una parte e di accettazione dall’altra costituì grossolanamente il nucleo primitivo della politica, basata su un elementare rapporto di dare per avere. Il capo, infatti, non era tale per diritto di nascita o per volere divino, ma solo perché riusciva a garantire protezione e sicurezza alle persone che gli avevano riconosciuto tale status. Così, non appena costui veniva a trovarsi nella condizione di non poter più offrire le garanzie di cui innanzi, decadeva automaticamente dal proprio ruolo.

     Ad un certo momento della storia umana, però, la nobiltà degli intenti e la cor­rettezza morale andarono affievolendosi sempre più, fino a scomparire del tutto. Si pervenne così allo stravolgimento di tutti quei valori sui quali si era retta fino a quel momento la società. La tracotanza prese il posto della correttezza, la viltà del coraggio, la menzogna della verità. E tutti questi disvalori vennero ele­vati al rango di modelli.

     Il capo non fu più colui che, impegnandosi personalmente, assicurava legalità e benessere ai propri simili in cambio di una doverosa contropartita, ma uno che aveva imparato a piegare a proprio vantaggio leggi etiche e sociali, ancorché non scritte e codificate; non fu più un punto di riferimento per la sua correttezza ed onestà, ma piuttosto per la pratica del loro contrario. E quanto più aumentava la sua tracotanza tanto più sprezzanti divenivano le sue trasgressioni ed i suoi abusi, che, di riflesso, finirono per divenire il modus vivendi anche della pletora di gregari e scherani di cui nel frattempo egli si era circondato. Tanto che, alla fine, si corse il rischio che il numero di costoro superasse quello delle persone che avrebbero dovuto difendere e proteggere ! A questo punto della propria storia, l’uomo, perduto irrimediabilmente ogni decoro, dovette necessariamente ricorrere ad un espediente, sia per trovare una giustificazione al proprio comportamento che per non subire più l’incessante martellamento della coscienza, rimasta fortunatamente immune da contamina­zioni.   Fu così che, toccato il fondo del disonore e dovendo fabbricarsi un alibi per la propria nequizia, l’uomo coniò il termine politica, sotto le cui immense ali oc­cultò ogni abuso, ogni sopruso, ogni tralignamento: in una parola, le sue più abo­minevoli vergogne.”    

      … Qualche danno la spiegazione del vecchio l’aveva certamente procurato nell’animo del giovinetto, perché costui, visibilmente turbato e col volto rattri­stato, trovò solo la forza di dire: ”Scusami, nonno !” e scomparve nella steppa sconfinata>>.

continua……………

C. Lucio Schiano

“Nonno, racconta!”, che fa parte di una raccolta intitolata “L’ottavo giorno” pronta per le stampe fin dai primi anni ’90 del 1900, ma pubblicata nel 2015 (pagg. 118-120 ISBN 10-1514641771

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