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PERCHE’ NON FESTEGGIARE LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Posted by on Lug 26, 2026

PERCHE’ NON FESTEGGIARE LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Matteo D’Amico

Vi sono luoghi comuni che sembrano resistere al tempo, menzogne che sembrano invincibili; una di queste è che la Rivoluzione Francese abbia rappresentato un progresso storico, sociale, politico, abbia contribuito a elevare l’Europa sul piano di una civiltà superiore. Così la data del 14 luglio, data della presa violenta della Bastiglia, scelta in modo puramente convenzionale come inizio della Rivoluzione (che in realtà era cominciata molto prima), è vista come la data che spezza la storia, più di ogni altra, in un prima e in un poi,   avviando il mondo verso un destino radioso. 


La realtà è ben diversa. La Rivoluzione fu guidata dall’inizio alla fine dalla massoneria francese (praticamente tutti i suoi grandi protagonisti erano uomini di Loggia) , dopo essere stata preparata da mezzo secolo di Illuminismo, movimento culturale a sua volta esoterico-massonico. La Rivoluzione da subito si presentò come assalto anticristiano, come lotta mirata alla distruzione della Chiesa Cattolica, innanzitutto in Francia, ma, idealmente, nel mondo intero. Fu finanziata dai grandi banchieri anglosassoni. I rivoluzionari sembravano mossi, soprattutto durante il terrore robespierrista, ma non solo, da un odio satanico per la fede che aveva reso grande la Francia, donandole grande parte della sua civiltà artistica, letteraria, filosofica, scolpendone il paesaggio, la lingua, i costumi.    
 Con la Rivoluzione Francese nasce la perversa idea che il potere debba sorgere “democraticamente” dal basso, dal popolo, rifiutando e rinnegando l’evangelico “non est potestas nisi a Deo”.  Il potere è pensato quindi come non avente più alcun limite, né nella legge di natura, né nei comandamenti rivelati da Dio, né nelle leggi della Chiesa, né negli usi più antichi, in tradizioni secolari o nel semplice buon senso.  La Francia prima, e l’Europa al suo seguito, si avviano così verso la tirannia totalitaria: vengono inventati i campi di concentramento, la polizia politica, i passaporti interni e il controllo ossessivo dei cittadini; si ha il primo genocidio ideologico della storia, il genocidio vandeano, gli annegamenti di massa, il terrore poliziesco, lo sterminio degli oppositori e del clero: la ghigliottina diventa il simbolo sanguinario che svela il cuore segreto della Rivoluzione. La campagna di scristianizzazione rivela l’essenza della Rivoluzione, che è l’odio per Cristo e per la sua Chiesa, e porta all’anticristica modifica del calendario, del nome dei giorni e dei mesi e a istituire una massonica nuova religione con il culto dell’Essere Supremo e dell’uomo e le sue ridicole  liturgie neopagane.
Certo la Rivoluzione Francese  -ogni rivoluzione, in realtà, inclusa quella del Vaticano II, non dimentichiamolo- è anche punizione permessa da Dio per flagellare una Francia e un’Europa segnate da una grande tiepidezza religiosa, da una profonda immoralità, da colpe enormi e secolari dei monarchi “cattolici”, soprattutto francesi, che da secoli perseguitavano la Chiesa e la opprimevano in ogni modo nei suoi diritti. La Francia poi aveva ostacolato la recezione del Concilio di Trento e rifiutato la sistematizzazione della Messa compiuta da san Pio V.  Già Luigi XVI aveva fatto chiudere 400 conventi e monasteri. I vescovi e il clero erano sottomessi in modo indegno alla Corte e, nel Seicento, san Vincenzo de’ Paoli dovette lottare duramente per ottenere che non fossero eletti vescovi dal Re bambini di età inferiore ai 14 anni.
Le rivoluzioni non si fermano con l’azione politica, ma santificandosi, mettendo Dio al primo posto nel segreto della propria vita.  Nulla è più sgradito a Dio della tiepidezza, come insegna l’Apocalisse, e quando si diffonde nel popolo vale il motto evangelico: “A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. E se il Terrore e Robespierre furono la punizione per la Francia del Settecento, con quali castighi colpirà Dio gli uomini di Chiesa e i popoli cristiani sprofondati, dopo e a causa del Concilio Vaticano II e della Messa di Paolo VI, nell’abisso di una iniquità senza fondo?

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