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Percorsi di brigantaggio in Capitanata

Posted byon Set 13, 2026

Percorsi di brigantaggio in Capitanata

Percorso storico nelle terre di Capitanata e del Gargano, tra le zone colpite dal fenomeno del Brigantaggio tra il 1860 e il 1865. Questo itinerario propone un’escursione nelle località che più furono caratterizzate dal fenomeno in quel periodo.

1 Torremaggiore 

Torremaggiore è la città natale del famoso brigante Michele Caurso, detto il Colonnello. Tanto basta a darle un’impronta forte di città del brigantaggio. Oltre alle malefatte del suo cittadino capo brigante, visse molti momenti bui, dolenti e tristi a causa di quel fenomeno che impelagò tutto l’entroterra di Capitanata, verso la zona Garganica.

Masseria Monachella – Tabanaro, in territorio di Torremaggiore. Nella masseria Michele Caruso recise il collo a sedici contadini e li fu fatto catturare dalla sua amante Mariannina Aligiera.

2 San Severo

La città di San Severo, fu invasa dal manifestarsi di atti vandalici e di malavita, difatti rilevanti furono i danni per l’economia a causa dei continui furti, incendi, assassini, e quanto altro. Danni che videro salire il circondario di San Severo in testa alla graduatoria sul territorio. Ma dal 1862 al 1864 la città, al contrario, si distinse per la dura repressione che seppe mettere in atto nei confronti del fenomeno del brigantaggio. Fu infatti sede del 49º Reggimento che presidiava il circondario.

3 Rignano Garganico

Rignano Garganico come tutti i paesi del Gargano, fu investito da cruente battaglie e atti vandalici, come quella che contrappose nei pressi del fiume Candelabro, in un imboscata, i Lancieri di Montebello, a diverse bande di briganti, guidati dai capibanda Angelo Maria Del Sambro di San Marco in Lamis e Gabriele Galardo, detto “Jalarde” di Rignano, che ebbero la meglio, lasciando sul campo diverse centinaia di lancieri e pochi briganti uccisi e feriti. Una lapide commemorativa, posta nei pressi del ponte di “ Ciccalento”, ricorda questo tragico evento avvenuto il 31 dicembre 1861. Si vuole, sia nelle testimonianze dirette degli anziani, che in alcune leggende avvolte ancora dal mistero, che il brigante “Jalardo” , nascondesse i bottini delle sue razzie, nella grotta di Paglicci, sita alle pendici di Rignano, tanto che gli abitanti del luogo chiamano la cavita “la grotta di jalarde”.

4 San Marco in Lamis

Tra il 1860 e il 1865 il comune di San Marco in Lamis fu definito “fucina di briganti”. Inizialmente ci furono tumulti capeggiati dal brigante Agostino Nardella, e successivamente si ebbero fatti ancora più tragici nel giugno 1861, quando San Marco cadde in mano a bande di briganti, i cui maggiori esponenti erano Angelo Maria Del Sambro, alias Lu Zambre, e Raffaele Villani, alias Recchiemuzze. In questo frangente, addirittura alcune guardie nazionali furono scaraventate dalle finestre del palazzo Tardio, che si trova nell’attuale Corso Matteotti della città. Quando il primo capo banda fu preso il 24 giugno 1862, da quel momento in poi per i briganti della zona ci fu un declino inarrestabile. Il primo ad essere catturato fu Angelo Maria Del Sambro fucilato il giorno successivo alla Noce Del Passo, dopo che, legato su un cavallo, fu fatto passare per le vie del paese. Il suo corpo fu esposto per tre giorni a monito dei cittadini. Il 15 aprile 1863, fu poi ucciso a tradimento Nicandro Polignone, un altro capo banda, e il 16 agosto dello stesso anno fu la volta di Raffaele Villani, anch’egli tratto con l’inganno in un tranello e crivellato di colpi sotto un maestoso ciliegio in contrada Laurelli. Dopo l’uccisione e la cattura dei capi, mano mano i briganti sammarchesi si costituirono e questa triste pagine si chiuse nel 1865.

Colonna sormontata da croce di ferro posta nella località “Noce del Passo” dai padri francescani, probabilmente verso la fine del XVII secolo. Da testimonianza di fede divenne, all’indomani dell’Unità Nazionale, simbolo di infamia. Alla base di essa vennero esposti a pubblico esempio i corpi dei più celebri briganti sammarchesi tra cui Angelo Maria Del Sambro e Raffaele Villani.

5 San Giovanni Rotondo

San Giovanni Rotondo fu preda del fenomeno del brigantaggio, soprattutto, nell’anno del 1860 quando fu indetto il plebiscito di annessione al Piemonte, a livello nazionale. A San Giovanni Rotondo, come in altri paesi del meridione, ciò rappresentò l’occasione per far scoppiare una reazione in grande stile. Tutto quanto avveniva in un’atmosfera irreale di violenza e di fanatismo che vide la plebe assalire e saccheggiare; erano queste le Plebi garganiche di allora, che i borboni avevano tenuto nell’ignoranza più nera per meglio dominarle e sfruttarle. E tra le vittime di quel massacro controrivoluzionario si ricordano 24 galantuomini liberali, che persero la vita a causa delle violenze scaturite da una sommossa popolare mescolata ad azioni di briganti e dei loro capi.

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