Alta Terra di Lavoro

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PILLOLE DI DISUNITA’ di PATRIZIA STABILE

Posted by on Dic 23, 2019

PILLOLE DI DISUNITA’ di PATRIZIA STABILE

Un breve exursus sulle porcate compiute ai danni del Sud. Tutti i partiti sono colpevoli. Tutti…….

1) La clausola del 34% per gli investimenti ordinari della pubblica amministrazione al Sud (parametrato alla popolazione residente) che à legge dello Stato dal 2016, non è mai stata attuata. La quota si è mediamente fermata al 28% con punte in basso al 23%.

2)La domanda interna del Sud attiva circa il 14% del Pil del Centro Nord

3)I Conti pubblici territoriali hanno acceso i riflettori sull’andamento degli investimenti nazionali finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno. L’excursus va dagli anni ’50 al 2015. In sintesi, si è passati da una spesa pari allo 0,68% del pil nel decennio 1951-1960 ad un risicato 0,15% nel periodo 2011-2015

4)Che dire delle Ferrovie dello Stato? Nel piano quinquennale presentato a maggio gli investimenti ammontano a 56 miliardi, di cui il 60% previsti al Nord e il 40% al Sud. Ma secondo una bozza non ufficiale ci sarebbe l’intenzione di ridimensionare molto la quota del mezzogiorno portandola addirittura tra l’11% e il 16%.

5)Tra il 2010 e il 2018 il taglio dei servizi regionali è stata una costante al Sud. In Molise 33,2% di treni in meno, in Calabria il 16% in meno, il Campania il 15%.

6)per erogare i servizi sociali ai propri cittadini i Comuni della Calabria spendono mediamente 52,92 euro pro capite, i Comuni della Campania spendono 74,23 euro pro capite, quelli della Puglia 98,28 euro, in Basilicata 89,09 euro. Cifre ben diverse da quelle che spendono i Comuni della Lombardia, dove per i servizi sociali vengono ‘dedicati’ 147,22 euro pro capite, oppure i Comuni dell’Emilia Romagna (151,70 euro pro capite), o quelli della Toscana (141,43 euro pro capite).

7)La situazione del Sud si riassume in una parola: recessione, con un prodotto interno lordo che si fermerebbe al -0,2% contro lo 0,3% del resto del Paese.

8)AL SUD cala la qualità dei servizi ed il Nord si ingrossa di dipendenti pubblici

9)Il record assoluto di personale dipendente ce l’ha la Valle d’Aosta con 8,6 funzionari ogni cento abitanti, seguita dal Trentino con il suo 8,1 mentre il Sud ne ha soltanto 4,5 ogni 100

10)L’intera spesa pubblica pro-capite al netto degli interessi nel Sud è pari a 13.394 euro, nel Centro-Nord è pari a 17.065 euro. In Campania è pari a 12.084 euro, in Puglia a 13.042 euro, in Calabria a 13.605 euro, in Sicilia a 13.686 euro. Non finisce qua. La spesa pubblica procapite in Veneto arriva a 14.188 euro, in Emilia Romagna a 16.375 euro, in Lombardia a 16.979 euro. Lo sostiene lo stesso Stato con i Conti territoriali da cui si ricostruisce questo enorme gap sul fronte delle risorse stanziate per il welfare delle Regioni. Avere sottratto in un decennio 61 miliardi l’anno al Sud, attraverso il trucco della Spesa Storica, per regalarli al Nord assistenzialista ha fatto il male di poveri e ricchi. I due unici territori europei che non hanno raggiunto i livelli pre-crisi sono le aree forti e le aree deboli dell’Italia, non le prime a causa dell’arretratezza delle seconde, ma entrambe.

11)Attualmente i meccanismi perequativi, ha precisato la Corte “sono ancora principalmente basati sul criterio della spesa storica, che costituisce un fattore distorsivo, in quanto premia la capacità di erogazione della spesa, ma certamente non contribuisce a stabilire condizioni di equità”.

12)Al Sud ci sono 77 grandi opere al palo, e in ballo, o per meglio dire bloccati, un totale di 38 miliardi di euro di investimenti.

13)l modo in cui è avvenuta la ripartizione delle quote pro-capite delle Regioni. L’artificio grazie al quale, per anni, sono stati presi in considerazione solo i mandati della Ragioneria generale dello Stato e non «i flussi di pagamenti effettivamente realizzati». Ignorando, dunque, tutto il resto: la spesa aggregata, i conti pubblici territoriali (Cpt) e le spese della pubblica amministrazione. La certificazione, nero su bianco, che il Meridione «ha lasciato sul campo 60 miliardi di euro», SOLAMENTE NEGLI ULTIMI 10 ANNI, cioè una parte rilevante delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese. Agli atti della commissione Finanze c’è da ieri la ricostruzione, per filo e per segno, di una fase storica: il federalismo all’italiana, un misto di iniquità, numeri truccati, diritti violati e disuguaglianze diffuse.

14)La distribuzione in percentuale, al netto degli interessi, delle risorse della RgS è andata per il 62,6% al Centro Nord e per il 37,4% al Sud.
Leggendo Il “quotidiano del Sud”, ho estrapolato le parti piu’ salienti.

Patrizia Stabile

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