PLEBISCITI IN TOSCANA
Nei giorni 11 e 12 marzo 1860 si tenne in Toscana il cosiddetto “plebiscito a suffragio universale” nel quale i Toscani erano chiamati ad esprimersi su:
“Unione alla monarchia costituzionale del Re Vittorio Emanuele”
ovvero:
“Regno separato” (non meglio precisato).
Il decreto con il quale il Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno, del cosiddetto “governo provvisorio della Toscana”, barone Bettino Ricasoli annuziava il predetto plebiscito, così iniziava:
” Regnando S.M. Vittorio Emanuele II. Il R. Governo della Toscana (ecc. ecc)… “
Già da questo esordio si può capire tutta l’atmosfera che regnava nell’ex Granducato, occupato, militarmente, dalle truppe Piemontesi.
Per avere un quadro ancor più dettagliato degli avvenimenti che portarono alla “LEGITTIMAZIONE DEL COLPO DI STATO”, invito coloro che ne abbian voglia, alla lettura del saggio della Nidia Danelon Vasoli: “Il plebiscito in Toscana nel 1860”.
Da questo testo, che descrive gli avvenimenti con rigore storico e documentaristico, si possono apprendere notizie di estremo interesse, riguardo al “clima” nel quale si svolsero le operazioni di propaganda e di voto.
Intanto, c’è da dire che coloro che sostenevano la causa anti-annessionistica incorrevano nei rigori della legge.
Mi limito a citare, dal testo della Danelon Vasoli, alcuni casi di Toscani che dovettero fare i conti con il clima instaurato dal cosiddetto “governo provvisorio”.
– Gaetano Coppi e Maddalena Burrini di Siena, vennero arrestati e detenuti in carcere per un giorno intero per: ” […] aver fatto discorsi inconvenienti in senso politico […] “.
– Il 6 marzo il Canonico della Cattedrale di Colle, Domenico Pepi, venne ammonito che, insistendo nelle sue ” […] massime contrarie all’ attuale indirizzo politico […], sarebbe incorso in severe misure governative”.
– Il giorno seguente, a Casole, un certo Giuseppe Muzzi, venne arrestato dai carabinieri in quanto invitava a votare per il regno separato.
– Il 7 marzo, ad Empoli, il maniscalco Giovacchino Mostardini venne condannato ad otto giorni di carcere per avere strappato dal capello di un tizio la scheda per l’unione al Piemonte.
– Il 10 marzo, a Montalcino, don Leopoldo Rossi ebbe l’intimazione ad allontanarsi dalla propria giurisdizione e a non tornare prima della effettuazione del voto, questo per avere distribuito schede a favore del regno separato.
– A Pietrasanta, sempre il 10 marzo, analogo provvedimento a carico dello stazzemese Giovambattista Cecconi per aver perorato la causa anti-annessionistica.
Inoltre, in prossimità del plebiscito, il Curletti (sempre lui!!!) fu inviato, in Emilia e a Firenze, da Torino “con ottanta carabinieri travestiti” per prepararlo.
“Noi ci eravamo fatti consegnare i registri delle parrocchie – scrive nelle sue memorie – per formare le liste degli elettori, indi preparammo tutti i polizzini [cioè le schede per la votazione]”. Constatato come soltanto “un piccolo numero di elettori si presentò” ai seggi, Curletti racconta che “noi, nel momento della chiusura delle urne, vi gettammo i polizzini (naturalmente nel senso piemontese) di quelli che s’erano astenuti”.
Se ciò non bastasse va aggiunto che le schede venivano consegnate aperte e infilate nell’urna dei SÍ e in quella dei NO dagli elettori, sotto gli occhi di tutti: racconta il Curletti che “avanti l’apertura del suffragio, carabinieri e agenti di polizia travestiti riempivano le sale dello scrutinio”. Il travestimento derivava dal fatto che si trattava di “piemontesi”. La Toscana disponeva, peraltro, ancora, dei propri gendarmi, i quali non furono impiegati nell’occasione. “In alcuni collegi, l’immissione nelle urne dei polizzini degli astenutisi (chiamiamo ciò completare il voto), si fece con tanta trascuratezza e sì poca attenzione, che lo spoglio dello scrutinio diede un maggior numero dei votanti, di quello che lo fossero gli elettori iscritti. In siffatti casi si rimediò al mal fatto con una rettificazione al processo verbale”.
Quindi, riepilogando:
1 – Nella preparazione della scheda NON si dichiarava con precisione quali fossero le due opzioni da scegliere.
2 – Prima del voto ci furono chiare intimidazioni e repressioni verso coloro che volevano esprimere un parere diverso da quello “unitario”.
3 – Il Voto non fu segreto ma “palese” e la presenza delle truppe Piemontesi all’interno dei seggi INTIMORIVA i votanti.
4 – furono effettuati BROGLI clamorosi nello spoglio.
Alla luce di tutto questo, pensate ancora che il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia sia stato un momento di “democrazia” ??? oppure, come noi, credete che sia stata una ENORME TRUFFA perpetrata ai danni del Popolo Toscano??
ci hanno occupato militarmente, ci hanno truffato con un plebiscito farsa e poi ci hanno rintontito di bugie sul risorgimento, su Cavour e menzogne simili!!!
Noi, adesso: di queste bugie, non ne possiamo più e gridiamo:
BASTA!!! LA TOSCANA NON E’ ITALIA!!!

fonte
https://www.facebook.com/noicherivogliamoilgranducatoditoscana


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