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Polvere d’archivio – Avezzano durante l’invasione francese (1798-99 e 1806-1813)

Posted by on Apr 4, 2025

Polvere d’archivio – Avezzano durante l’invasione francese (1798-99 e 1806-1813)

Duecentoventitre anni fa, l’8 dicembre 1798, Ferdinando IV dei Borbone (1751-1825) re delle due Sicilie inviò ai suoi amati sudditi, dal Quartiere Generale in Roma, il seguente Sacro Oracolo:

 FERDINANDO IV.

PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec.ec.ec.

A’ suoi Fedeli, Bravi, ed Amati Popoli degli Abbruzzi.

Nell’atto, che io sono quì nella Capitale del Mondo Cristiano a rimettevi la Sacrosanta Nostra Religione, che coloro, i quali dicono sempre di voler rispettare, hanno distrutta e rovesciata dai fondamenti; i Francesi coi quali ho fatto di tutto per vivere in pace, minacciano di voler penetrare nel Regno per gli Abbruzzi. Io accorrerò tra breve con un forte e numeroso Esercito a difendervi: ma intanto armatevi, ed opponete all’inimico, nel caso che avesse l’ardimento di passare i confini, la più valida e coraggiosa difesa. Armatevi, e marciate contro di lui. Sostenete la Nostra Religione; sostenete il vostro Padre, e Re, ch’espone per voi la propria vita; e ch’è pronto a sagrificarla per la vostra difesa, e per conservare a voi quanto avete di più caro, la Religione, l’onore delle vostre mogli, delle vostre figlie, delle vostre sorelle, la vostra vita, e la vostra roba. Ricordatevi, miei cari Abruzzesi che siete Sanniti, e che avete date chiare ripruove del vostro valore, e della vostra fedeltà. Son sicuro che tutti, quanti siete, vi difenderete bravamente; ma chiunque fuggirà, sappia che non eviterà il pericolo, anzi lo affonterà indubitamente, perché oltre alla perdita dell’onore, sarà trattato dai Comandanti Militari e Regi Ministri, come ribelle alla Corona e nemico di Dio, e dello Stato. Chi ha coraggio non sarà mai vinto: ed i Francesi non hanno mai vinto che quei, che hanno dimostrato la più vergognosa timidezza. Pensate che voi avete a difendere il proprio Paese, che la natura stessa difende colle vostre montagne, dove nessun’ Armata si è mai avanzata senza trovarvi il sepolcro. Pensate, Abbruzzesi, che voi nelle vostre tre Provincie siete settecentomila abitanti, e che non dovete farvi soggiogare da qualche migliajo d’inimici. Voi più che ogni altro avete dovuto vedere lo stato di miseria, nel quale sono i Romani. L’inimico gli ha tolto tutto, niente gli resta che la propria disperazione, e la fiducia, che hanno in Dio, e in Me. Coraggio, bravi Sanniti, coraggio Paesani mei. Armatevi, correte sotto i miei Stendardi. Unitevi sotto i Capi Militari, che sono nelli luoghi più vicini a voi. Accorrete con tutte le vostre armi. Invocate Iddio, combattete, e siate certi di vincere. Dato dal Quartiere Generale di Roma li 8 Dicembre 1798 –  FERDINANDO”.(1).

 Come non poteva far colpo tale proclama su uomini che amavano gelosalmente il proprio paese natìo, la propria famiglia, i propri santi protettori, le proprie chiese, la propria tradizione e che, smoderatamente, sentivano il gravoso peso dell’onore, della lealtà e dei sacri confini, tanto da immolare, per la propria “Universitas” e per il proprio nucleo familiare, la propria vita?

 Tale editto  divulgato sapientemente poi e in special modo, in ogni sede e luogo, dal clero “col crocifisso in mano” che seppe arringare ” la migliore gioventù “, fece un grandissimo effetto sia sul popolo minuto che sui “galantuomini”. Tutti aderirono all’appello ed immediatamente iniziarono ad organizzarsi, paese per paese, in masse paramilitari denominate masse sanfedsiste, cioè della santa fede. E così fu anche per la città di Avezzano che subito, inmediatamente, fece proprio tale proclama.

   Nell’Archivio di Stato dell’Aquila, sezione di Avezzano (sito nel palazzo Torlonia) sono conservati molti documenti tra i quali balza agli occhi, per la sua innegabile importanza, il ” Registro del Consiglio dell’Università di Avezzano (1785-1801)” (2). Le deliberazioni che vanno dal 15 dicembre 1798 al 22 settembre 1800 sono meritevoli di essere riportate integralmente alla giusta conoscenza di quanti vanno alla ricerca delle proprie radici storiche: qui, infatti, apprendiamo la concitata vita avezzanese nel periodo in cui le truppe francesi per la prima volta invasero il regno delle Due Sicilie del quale Avezzano, come l’intero Abruzzo, ne faceva parte.

     L’intera popolazione avezzanese fu partecipe in prima persona di quegli eclatanti avvenimenti.

Il popolo e l’intera classe dirigente si mobilitò per la difesa del proprio ” Principe, la Patria, e la Religione ” infatti, don Ladilsao Mattei, don Aurelio Mattei (3), don Lanfranco Mattei, don Serafino Mattei (4), don Filippo Iatosti, don Gennaro Iatosti, don Domenicantonio Iatosti, don Girolamo Mariano, don Ascanio Alovisj, don Francesco Porcari (5), don Gasbare ( o Gaspare) Orlandi (6), Notar Felice Sorge (7), don Giuseppe Spina (8), don Vincenzo Orlandi, don Giovanbattista Resta, don Marcantonio Spina (9), don Tommaso Brogi (10), don Giusepe paciotti, don Maurizio Orlandi (11), dottor Giovanni Colacicchi, don Gregorio Decj, don Angelo di Virigilio ed altri,  immediatamente si misero all’opera.

    Attraverso la lettura del manoscritto, oggetto del presente lavoro, notiamo tutto il fervore dell’intera popolazione per risolvere con oculatezza, sagacia e giustizia le varie problematiche legate per arginare le truppe degli invasori francesi, senza tralasciare, naturalmentre gli episodi legati alla vita quotidiana. 

I primi atti riguardano l’impellente riattamento delle tre porte cittadine per risolvere adeguatamente ” alle tanti Bisogni della Guerra “. Poi la proposta di eleggere “[…] quattro Deputati Probi, Benestanti e Sagaci, e q[ue]sti assumente con detti Amministratori l’incarico di provvedere danaro, viveri ed altre cose occorrenti per la guerra; con provedere inoltre alle situazioni de’ tanti Uffiziali e truppe che transitano alla giornata, e che vogliono essere non solo alloggiati, ma anche provisti di viveri; trovandosi esauriti i Fondi Universitativi, si è risoluto che gli intervenuti Cittadini invece di quattro deputati, per maggiormente agevolare, e disporre gli affari se n’eleggano diece, come restano eletti ad una voce del Popolo Don Ladislao Mattei, Don Domenicantonio Iatosti, Don Vincenzo Minicucci, Don] Felice-Antonio Nanni , Don Giuseppe Colacicchi, Don Maurizio Orlandi, Don Girolamo Mariani, Notar Felice Sorge, Don Francesco Porcari Signor Matteo di Virgilio; i quali unitamente colli attuali Priori debbano adempire a q[ua]nto sta cennato nela proposizione; prestandosi assistenza, ed ajuto, onde se gli alleggeriscano gli Affari[…]”

Poi ancora

“[…] Si propone come seguito il risarcimento delle suddette Porte, e Muri è necessario una Guardia Civica per la notte, alla di cui testa debba essere un Galantuomo da regolarsi per turnum, giacché una tale operazione restirebbe inutile senza la Guardia; anzi sarebbe troppo necessario e di maggiore urgenza che si cominciasse prima di detti risarcimento. Che perciò risolvano. Riguardo al primo Capo si è risoluto che in ordine al risarcimento delli Muri e Porte si debba con effetto e prontamente adempire; con prestarsi da Cittadini per Turnum l’opera personale e così pure gli Animali e Carri inserinemente come anche li Generi, ed occorrendo qualche poco di denaro per pagare li Muratori debba in tal caso farsi una Tassa ad un discreto ripartimento fra i Possidenti, e che per ora, e durante il bisogno debbano richiudersi a Muro le porticine del Macello, quella di Vincenzo Alovisj, q[ue]lla di Giuseppantonio di Clemente, e quella di Vincenzo Orlandi; e q[ue]sta Legge debba correre anche per li Portoni, e per qualunque altra uscita; sempre però durante il bisogno[…]”

Quindi deliberare per l’amministrazione della giustizia:

Si notano attraverso gli atti deliberativi gli immancabili personalismi e incomprensioni per condurre gli affari guerreschi:

“[…]Avezzano 4 Marzo 1799[…] si propone alle signorie loro come avendo il Signor Generale Pronio domandata la Massa di questo Pubblico da spedirsi nel quartiere Generale d’Introdacqua, si congregarono li SS:signori Consiglieri, Amm:inistratori, ed il Signor Governatore, e Giud:ice, e risolverono di rispondergli varj motivi specificati nella Risoluzione che si è letta alle signorie loro, e che qui si alliga. (16) Fu formata tal risposta, e spedita; ma il detto Signor Pronio con altra risentita lettera, e con comminazione di pene, ha ricercata nuovamente detta Leva da spedirsi come sopra; onde Risolvano Si è risoluto da Tutti di tornarsi a rispondere al Signor Pronio riproducendo le stesse ragioni dell’altra lettera, e Specialm:[ent]e l’impossibilità in cui si trova l’Università di erogare altre ulteriori spese; quali ragioni poste in carta, debbansi avvalorare colla viva voce del Signor Don Giuseppe Paciotti, il quale è stato eletto ad accedere presso il detto Signor Pronio, e persuaderlo cogli motivi di sopra addotti, ed alla peggior lettura quando si ostinasse a volere la Leva di questo Pubblico, ne riporti ordine diretto alli diece Individui di Cavalleria affinché questi in esecuzione del loro dovere si portino in detto Quartier Generale d’Introdacqua. E nel tempo stesso si scriva al Signor Salomone (17) Comandante presso l’Aquila; affinchè si compiaccia di formare un Attestato che presso di lui esiste una numerosa Massa di questa Città, della migliore Gioventù, e guarnita delle migliori Armi;oppure scriva una lettera d’officio al Signor Pronio. Si è di più proposto, e risoluto, che per dissuadere il Signor Pronio della tassa rappresentanza al Medesimo avanzata che li signoriri Amministratori abbano innovato contro i di lui Ordini relativi alli Grassieri ed Assise, il Regio Sig:[nor]e Gov:[ernator]e e Giud:[ic]e ne formi una dettagliata e veridica Relazione discaricando detti Amministratori[…]Avezzano 30 Marzo 1799[…]Come sono qui pervenute due lettere del Signor Generale Don Giuseppe Pronio, come pure un Ordine di Don Giovanni Salomone, che sono del tenore seguente, e che qui si alligano (18) Risolvano le signorie Loro] quello che stimano doversi fare per il bene della Patria e in difesa dello Stato. Si è da tutti risoluto di scriversi officiosamente al Sig.nor Generale Pronio ponendole in veduta questi stessi motivi, che altra volta le furono rassegnati, e specialmente che devesi accoresi nella Frontiera di Ovindoli e Carsoli minacciata d’invasione nemica; e che la n[ost]ra Massa deve portarsi nell’Aquila chiamata da Don Giovanni Salomone per rassumere l’assedio di questa Città.Per una tal Massa poi si è risoluto che debba la Medesima esser Formata da ottanta Individui scelti ed atti alle armi da formare due Compagnie, ciascuna di esse di quaranta soggetti. La prima di dette Compagnie venga comandata e diretta da Don Marcantonio Spina, e Don Maurizio Orlandi in qualità di Capitano Comandanti: e la seconda da Don Tommaso Brogi, e Don Giuseppe Paciotti; e questa dopo quindeci giorni debba dar la Muta alla prima […]Adì 28 Aprile 1799 Avezzano[…]come dalle notizie precorse si vede questa popolazione minacciata dall’invasione di gente nemica[…]necessario una valida e pronta difesa, la quale abbia in mira, e per unico oggetto la n[ost]ra Sagrosanta Religione, l’adorabile nostro Sovrano Ferdinando IV, lo Stato, e la Padria.A Riuscire a si gloriosa, e vantaggiosa intrapresa, è opportuno eleggersi in primo luogo una Persona di fiducia, di talento, e di buon costume, che presieda a tutte le operazioni, e le rissoli a seconda delle circostanze, con quella rettitudine  Zelo ed attività che è propria delle attuali emergenze, ed un tal Soggetto affiancarlo di assessore abile ed idoneo: che questo Medesimo Capo coll’intelligenza e coti dello stesso Signor Assessore eligendo, debba coalizzare, tutte le Università vicine, e che sono a portata di concorrere alla difesa, per aver così una forza sufficiente da poter respingere le nemiche aggressioni in ogni caso, che tentassero d’invaderci, e formare in q[ue]sta nostra Città il Centro della Forza armata; onde risolvano. Si è risoluto da tutti i cittadini nemine discrepante che per Capo della proposta difesa sia il Signor Dottor D.[on] Giovanni Colacicchi, e siccome il Medesimo è Dottore non occorre l’elezione dell’Assessore. E siccome per l’esecuzione di quanto corrisponde al buon regolamento e condotta delle operazioni della difesa si ricerca l’elezione di due Capitani; che sieno intesi degli affari di guerra, così risolvano anche sopra q[ue]sto punto. In seguito di tal proposto si è da Tutti risoluto che per Capitani restano eletti, come sono eletti. li signo]ri Don Gregorio Decj, e Don Angiolo di Virgilio, colle facoltà di prescegliere tutte le genti atte alle Armi, in vigilare alla custodia e quiete della Città, ed in caso di bisogno accorrere uno di essi prontamente alla testa della Gente armata; ben inteso però che tanto Essi Capitani, che gl’Individui debbano dipendere dal Sud:[ett]o Capo Don Giovanni Colacicchi, per così regolare con miglior accerto, e buone successo qualunque loro operazione: debbano essi Capitani essere patentati dalli Magnifici Amministratori, colla firma di d:[ett]o Capo, e del Regio Governatore[…]”

e le varie deliberazioni adottate per la paventata e temuta invasione:

“[…]Avezzano li 26 Maggio 1799 il Signor Generale Don Giovanni Salomone ha emanati varj Proclami che riguardano la tranquillità, e difesa della Provincia, come rilevasi dal di loro tenore che si legge, onde risolvano analogamente a quanto detto Signor Generale ordina, dispone, e prescrive; detti Proclami portano la data de’ 10; e 16: Maggio corrente anno: Si è risoluto da Tutti li Cittadini convocati per il primo Capo, e Tutti hanno rinnovato il giuramento di fedeltà verso la persona adorabile del Nostro Augusto Monarca, e lo ha ratificato e confermato, essendosi dimostrati pronti prontissimi di spargere tutto il loro Sangue in di lui difesa, e de’ dritti che le Spettano; e ciò in adempimento del primo Capo dell’Editto de dì 10 Maggio per il secondo Capo di detto Editto si è risoluto disponersi l’ordinato Armamento, ed a quale oggetto sono stati eletti per Capi Massa Don Angiolo di Virgilio, e Don Gregorio Decj coll’ispezione di organizzare subito tutti li Soldati di Linea di q[ue]sta Città, e provvederli di tutto, ed adempiere insomma a quanto nel secondo e terzo Capo di detto Editto viene stabilito. E siccome per un tal Armamento vi è di bisogno di danaro, così si è risoluto che si cedano li conti dell’Amministrazioni di dieci anni a questa parte[…]

[…]Si propone come il Predicatore Quaresimale Don Giovanni Bartolomeo Olivieri, il Medico, il Chirurgo, il Maestro di Scuola, li Reverendi Cappuccini, i Balivi ed altri Salariati devono esser pagati Respettivamente, né l’Università ha modo da poterli sodisfare; e perciò Risolvano e trovino li Mezzi da potersi pagare, dovendo in tale occorrenze e circostanze interessarsi li Benestanti e facilitare il buon governo del Paese con tutta la quiete, e questa buona armonia che si chiede, senza lasciare gli Armamenti ad esser bersaglio delle circostanze e de’ Creditori. Terzo Si propone, come il Signor Capitano Don Pasquale de Magistris delegato del Signor Generale Pronio con sua lettera del dì 29 Maggio ha ordinato di non pagare a Don Giovanni Salomone la Decima del Medesimo con più ordini richiesta[…]”.

continua…………….

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