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Quale religione e quali uomini sacri per la società?

Posted by on Gen 26, 2026

Quale religione e quali uomini sacri per la società?

Giuseppe Gangemi

Filangieri tratta per ultimo, nella sua opera, il problema, che egli stesso ha definito complicato, dell’educazione dei religiosi. Per affrontare la complessità del tema, comincia con il descrivere la funzione della religione nella storia e nella società.

“La Religione che precede, prepara, opera, accompagna, e siegue l’origine, il progresso, e lo sviluppo delle civili società …” (V, 167). Nell’uomo selvaggio, nasce dal terrore di quello che questi non capisce; nelle società barbare serve a fornire la fonte dell’autorità (il governare per diritto divino); nelle società perfezionate deve servire di aiuto all’autorità civile soprattutto per ottenere quello che non si può raggiungere con le sanzioni. In tutti i tempi, la religione aiuta ad arrivare dove non può arrivare la legge: forma la coscienza morale dei cittadini, sostiene il rispetto delle leggi, rafforza i legami sociali. Persino nelle antiche religioni politeiste “si vede che coloro che partecipavano a’ misteri, menavano una vita innocente, santa e tranquilla” (V, 269). La stessa funzione la fede nei misteri divini mantiene nelle religioni monoteiste moderne.

I beni comuni che la religione provvede a produrre per quella parte della società che ha vera fede, sono tre: forma la coscienza morale dei cittadini, li spinge al rispetto delle leggi positive e, in questo modo, spinge una parte consistente della popolazione a vivere una vita innocente, senza crimini. Infine, la religione contribuisce alla coesione sociale rafforzando i legami interni alle comunità. Per garantire che la società possa ricevere questi beni comuni derivanti da una vita innocente, occorre impedire, con l’educazione degli uomini sacri, che la religione degeneri. “Ogni Religione è minacciata da due opposte specie di mali; o dallo spirito d’irreligione, che priva la società della sua utile influenza; o dallo spirito di fanatismo, che la rende l’istrumento di pubbliche e private sciagure, e di delitti” (V, 178). Da ciò l’importanza dell’intervento del legislatore al fine da aiutare la religione a evitare questi due mali. A questo obiettivo, i poteri religioso e civile devono cooperare, le religioni educando i costumi e il potere civile regolando le azioni con la legge. La cooperazione deve tenere conto “noi abbiam veduto questo cangiamento prodotto senza l’opera del governo, senza l’influenza della legislazione”(V, 273). Quest’ultima, quindi, non deve interferire con la religione. Qualsiasi culto deve rimanere libero.

La libertà di culto per tutte le religioni, implica separazione tra Chiesa e Stato. La legge dello Stato deve colpire il fanatismo che si fa azione, mai considerare fanatismo quello che si ferma all’opinione. Ogni credente di ogni religione può pensare e dire, come Filangieri pensa e dice di sé, di essere “nato nel seno della vera Religione”(V, 169).

In questo quinto volume diventa chiara la fondamentale differenza tra l’illuminismo di Filangieri educato alla lezione di Vico e l’illuminismo francese più disponibile verso le posizioni del gallicanismo. Quest’ultimo progetta una religione civile organizzata dallo Stato e indipendente dal Papa o dal Vaticano. Filangieri si limita a progettare di moralizzare la religione cattolica e desidera lasciarla libera perché è nata liberta, anche se i suoi membri devono imparare a sentirsi subordinati alle leggi statali: “Il sacerdozio dovrebbe formare una delle parti più nobili del corpo sociale, e non un corpo separato: egli dovrebbe essere il modello de’ cittadini, e non l’oggetto de’ privilegj; egli dovrebbe insegnare agli altri a portare in pace i pubblici pesi, e non esserne immune; egli dovrebbe inculcare la subordinazione alla legittima autorità, e non esserne sottratto” (V, 279).

Uomini sacri così educati saranno capaci di evitare fanatismo e irreligione, almeno quelli che provengono dalle fila della Chiesa (attraverso religiosi che non entrano nella Chiesa per fede, ma per i privilegi e i vantaggi che ottengono, o, una volta dentro, sviluppano intransigenza e intolleranza).

Il volume si interrompe, per la prematura morte di Filangieri, che lo colpisce a soli 36 anni, prima che egli abbia il tempo di terminare il complesso argomento della istruzione dei sacerdoti, cui ha accennato nel volume precedente. Resta, tuttavia, “un indice de’ capitoli, che … non furono dipoi composti dal suo Autore per essere stato prevenuto dalla morte” (V, 441) e da esso apprendiamo le linee generalissime di come avrebbe continuato l’opera: una religione è necessaria e proporne una falsa (artificiale) presenta molti inconvenienti. E soprattutto, nessuna nuova religione presenterà mai i vantaggi inestimabili del Cristianesimo.

Tuttavia, proprio per salvaguardare questi vantaggi, occorre stabilire dei precisi confini tra ciò che è pertinenza del Sacerdozio e ciò che pertiene al potere temporale e definire i motivi per cui questi limiti vanno posti. E siccome i problemi non nascono dalle istituzioni in sé, in quanto dipendono dalle persone che le istituzioni le occupano, Filangieri dedica vari capitoli ad immaginare le leggi relative alla scelta degli uomini sacri, alla loro educazione, ai loro redditi, ai limiti e al modo di funzionare della giurisdizione ecclesiastica, etc. L’ultimo capitolo avrebbe dovuto trattare il tema della legislazione necessaria per sviluppare al massino la tolleranza tra i reciproci culti (cattolici, protestanti, ebrei, etc.).

L’idea di Filangieri è che la religione sia fondamentale per la moderazione dei costumi i quali sono, a loro volta, fondamentali per la costruzione di un sistema di legislazione che svolga la funzione di moderatore sia nella gestione dei conflitti sociali, sia nel contenimento della criminalità. La collaborazione tra religione e legislazione è un obiettivo che si può raggiungere se la religione viene depurata da fanatismo, dai privilegi giuridici e fiscali dell’alto clero che rendono economicamente appetibili le cariche ecclesiastiche ai membri cadetti dell’aristocrazia i quali tendono a occuparle senza avere la vocazione indispensabile al loro ruolo. Moralizzata da questi elementi negativi, la religione diventa compatibile con la ragione e può essere incorporata come risorsa morale della legislazione e svolgere la propria funzione utile e benefica.

La religione è tanto più utile alla legislazione quanto contribuisce a migliorare i costumi e quanto più i suoi uomini sacri, a tutti i livelli della gerarchia e non solo a quelli più bassi, sono capaci di essere d’esempio alle loro comunità.

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