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Quando Cavour scriveva a Vittorio Emanuele, invitandolo ad “ammazzare” i meridionali e i siciliani

Posted by on Lug 2, 2021

Quando Cavour scriveva a Vittorio Emanuele, invitandolo ad “ammazzare” i meridionali e i siciliani

Cavour – l’abbiamo scritto e lo ribadiamo – è stato uno dei peggiori nemici del Sud e della Sicilia. Non conosceva l’Italia: né il Sud, né il Nord. Era un malo-francese arrogante e detestava i meridionali pur non conoscendoli. E senza conoscerli li definiva “corrotti”. Dimenticando che i veri corrotti erano invece lui e il suo Piemonte. I primati mondiali del Sud Italia prima della ‘disgrazia’ del 1860 

La storia ci racconta che Camillo Benso, Conte di Cavour, era un uomo politico accorto e moderato. I più informati (o quasi…) ci raccontano che, se non fosse moto un anno dopo la sciagurata unità d’Italia (per la cronaca, Cavour passò a miglio vita nel Giugno del 1861), mai e poi mai i generali-criminali di casa Savoia avrebbero messo a ferro e fuoco il Sud Italia e la Sicilia.

Ebbene, questa è una grande falsità, perché Cavour, al contrario di quello che hanno cercato di raccontarci, non solo considerava il Sud una colonia conquistata, ma – se fosse vissuto – sarebbe stato perfettamente in linea on i generali-criminali di Casa Savoia, da Enrico Cialdini a scendere.

Poche righe di una lettera che Cavour spedisce a Vittorio Emanuele il 14 Dicembre del 1860 – lettera che leggiamo su Malaunità, di P.Aprile, L. Del Boca ed altri – Spaziocreativo edizioni, pag. 64, testo che abbiamo ritrovato su Regno delle Due Sicile.eu – ci danno la misura esatta di che cosa Cavour pensava del Sud, della Sicilia e degli abitanti del Sud e della Sicilia:

“Lo scopo è chiaro; non è suscettibile di discussione. Imporre l’unità alla parte più corrotta e più debole dell’Italia. Sui mezzi non vi è pure gran dubbiezza: la forza morale e se questa non basta la fisica…Ora che la fusione delle varie parti della Penisola è compiuta mi lascerei ammazzare dieci volte prima di consentire a che si sciogliesse. Ma anziché lasciare ammazzare me, proverei ad ammazzare gli altri. Non si perda tempo a far prigionieri”.

E, in effetti, il consiglio di Cavour venne messo in pratica: perché furono tantissimi i meridionali e i siciliani scannati dai piemontesi. E tanti furono anche i prigionieri: basti pensare al lager di Fenestrelle

Insomma, per Cavour, nel 1860, a ‘presunta’ unità d’Italia appena raggiunta, il Sud e la Sicilia erano già “parte più corrotta e più debole dell’Italia”.

Le cose stavano esattamente al contrario, perché se c’erano corrotti, ebbene, quelli erano i piemontesi di Cavour che, per impadronirsi del Regno delle Due Sicilie, non avevano esitato ad allearsi con i criminali dell’epoca della Sicilia, delle Calabrie e della Campania.

E se in Sicilia, durante la farsa dei Mille, i picciotti dell’onorata società non si scoprivano troppo (anche perché non avevano la forza d’animo di combattere: i mafiosi dell’epoca erano solo parassiti), in campania, senza la Camorra, Garibaldi e i garibaldini sarebbero stati presi a calci nel sedere e gettati in mare.

Il Piemonte di Cavour non era soltanto corrotto: era anche uno Stato squattrinato che pagò le spese dell’unificazione derubando il Sud (a cominciare dalle banche della Sicilia e del regno delle Due Sicilie.

Ma Cavour – che non era italiano ma di fatto francese e che non conosceva nulla dell’Italia, nemmeno dell’Italia del Nord (nella sua vita era stato una sola volta in Veneto e Venezia gli era sembrata una città strana e non la capiva) – prende un’altra cantonata quando definisce “debole” il Sud Italia: debole era il Piemonte, Regione nella quale, ai tempi di Cavour, c’erano per lo più vacche e distese di erba medica, mentre il Sud era una delle capitali della cultura europea.

Così, tanto per specificare come stavano le cose rima che il Sud e la Sicilia diventassero la colonia della mala Italia – loro sì – di corrotti e corruttori.

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