Quando Franz Riccobono chiamo Alessando Fumia
Quando Franz Riccobono mi chiamò, cercando aiuto sulla bandiera nazionale di Messina …
Un bel giorno di quindici anni fa Riccobono mi ricordava il ruolo di una pezza municipale, andata a finire nelle enciclopedie europee, rimasta nell’oblio dimenticandocenene. Dopo una ricerca in vero, conclusasi dieci giorni dopo, gli girai tutti gli elementi storici emersi nella mia ricerca. Il privilegio era stato incamerato dalla Regina del Peloro nel 1194, concessoci dall’imperatore germanico Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e padre dello Stupor Mundi Federico II.
Non solo una bandiera nazionale ricevette Messina, ma persino unità di pesi e di misure distinti da quelli del regno di Sicilia; ci riconoscette una magistratura indipendente da quella di Palermo, impugnando le consuetudini messinesi, scoperti nell’Ottocento da Quintino Sella in quel di Cagliari, in quanto le maggiori città anseatiche le avevano adottate. Emise per l’occasione una nuova moneta per Messina, ed elargi nuove immunità in favore della nostra città valide in tutto il Sacro Romano Impero. Queste concessioni di fatto permisero ai nostri antenati di alzare la testa e di gareggiare con Palermo per il tutolo di capitale del regno di Sicilia. Titoli e rappresentanza politica rilanciati da due lapidi marmoree recentemente restaurate e riposte nella nostra cattedrale. Mentre la bandiera della reggenza concessa dagli Svevi a Messina, campeggiava nei pennoni di poppa della flotta della città dello Stretto. Messina in quel tempo storico si comportava come una repubblica del mare; possedeva un proprio esercito con dodicimila uomini di fanteria, cinquecento cavalieri e quaranta galee da guerra. Inquella fase storica, dopo la morte di Enrico VI prese le armi contro i baroni normanni di Palermo, contro le forze tedesche al comando del siniscalco imperiale Mark vald, e i siciliani musulmani dell’agrigentino e del nisseno per difendere la regina Costanza e il piccolo Federico II. Quella guerra durò dieci anni e a vincerla furono i messinesi. Per quella vittoria Messina ricevette riconoscimenti in Europa, in Asia e in Africa. Con l’apertura dei consolati a Bagdad e a Damasco, con quello nella piccola Armenia in quel di Laiazzo, in Etiopia presso la città lacustre di Furfura, e in P Palestina. A Gerusalemme gli ospedalieri messinesi avevano impiantato un ospedale, e in Sudan una base commerciale. Questi nostri antenati erano orgogliosi di Messina, e la nomea di una città nazione la ritroviamo nei comortamenti di Antonello, Scillacio, Barbazza, Rombulo uomini del Quattrocento. Perchè anche noi non dovremmo esserlo? Ecco perchè è fondamentale recuperare l’Archivio di Stato. Io in esso ci ritrovai alcuni contratti di nolo stipulati dagli armatori nei primi anni del XV secolo, in cui si individua il ruolo della marineria messinese, che per prima in Occidente navigava nella quarta parte del mondo prima che Colombo scoprisse l’America, e i nostri equipaggi navigarono tutto l’Oceano Indiano meridionale giungendo fino al regno di Sofala oggi Mozambico.



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