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QUANDO GLI ALBANESI SCONFISSERO I FRANCESI NEL REGNO DI NAPOLI

Posted by on Apr 5, 2020

QUANDO GLI ALBANESI SCONFISSERO I FRANCESI NEL REGNO DI NAPOLI

Ad Orsara, nei pressi della città pugliese di TROJA gli amici ALBANESI SCONFISSERO I FRANCESI E I BARONI TRADITORI DEL REGNO DI NAPOLI compiendo con le loro forze quello che i Cavesi a SARNO non potettero fare!

Cava fu elevata al rango di CITTA’ con la bolla di papa BONIFACIO IX del 7 agosto 1394 e con altra deliberazione della regina GIOVANNA II d’Angio’ nominata “CITTA’ REGIA”, in virtù delle attività di commercio e di industria esistenti nel territorio che al tempo era molto più vasto di oggi.. Alla successione della regina Giovanna II senza prole perchè sterile, da lei fu prescelto il re di Sicilia ALFONSO D’ARAGONA, ma poi ci ripensò, essendo molto volitiva e disturbata di mente e lo cambiò con in suo cugino francese LUIGI III. Alla sua morte iniziarono la guerra ed Alfonso, ma egli, con l’aiuto di un Cavese di nome Agnello, riuscì a penetrare nella capitale attraverso un canale di acquedotto perchè la città di Napoli era cinta di robuste mura e così la conquista senza spargimento di sangue, essendo i Napoletani più favorevoli agli aragonesi che ai perfidi oppressori francesi.
il 12 giugno 1442 Alfonso I trionfante a Napoli si proclama re di Napoli e di Sicilia unificando i due regni e ordinando che la scrittura ufficiale degli atti e la lingua dello stato doveva essere la lingua che si parlava sia a Napoli che in Sicilia dal tempo di re Federico II di Svevia (l’italiano) e non il castigliano o il francese o il latino,.ad esclusione degli atti sovrani in latino.
Col succedersi della dinastia Aragonese con re ALFONSO detto “il magnanimo” il regno delle due Sicilie iniziò il suo “Rinascimento” col rifiorire dell’economia dei commerci, delle arti e delle attività per la spinta politica che re Alfonso diede inventando le “corporazioni di arti e mestieri” che aveva però copiato dalle pie unioni laiche della Chiesa Cattolica (confraternite, misericordie, congreghe, monti, associazioni pie che avevano come scopo la solidarietà cristiana e l’aiuto dei sofferenti.
Cava fu la città che più di ogni altra se ne avvantaggiò così sorsero nei casali del suo vasto territorio numerose corporazioni. Quella dei lanai, dei cordari, dei ramari, dei fabbri, dei mastri muratori, dei dipintori, dei produttori di seta e tessuti, dei falegnami ecc. . Molti dei casali oggi esistenti hanno il nome del presidente di quelle famiglie che vi partecipavano.
Alla morte del re Alfonso gli successe come già stabilito con l’assemblea dei baroni del regno il figlio Ferdinando, che per il suo carattere tenace e risoluto fu da tutti appellato “FERRANTE” .così nel regno iniziarono dissapori tra i baroni, fomentati dal papa CALLISTO III ostile agli Aragonesi (che non pagavano il “censo” apostolico) e ovviamente dal pretendente il trono, il francese Giovanni figlio di Renato, di casa d’Angiò.
I feudatari ribelli erano capeggiati dal principe di Taranto GIOVANNI ANTONIO ORSINI DEL BALZO essi erano uniti per un fine pratico, quello di avere maggiore autonomia e quindi potere per angariare più liberamente i loro sudditi plebei e di non corrispondere quasi nulla per la tassa dell'”adoha” al re, così da subito sospesero ogni versamento ed ogni gravezza.sovrana.
I nostri progenitori Cavesi, o CAVOTI come allora si appellavano, per il loro privilegio di essere soggetti direttamente al re e non ad un suo vassallo-feudatario (barone) partecipavano attivamente alla disputa perchè erano in gioco le loro libertà di autogestione amministrativa e fiscale e perfino della giustizia civile e criminale, essendo demaniali.
Per questo essi furono presenti in forze nell’esercito del re Ferrante e si facevano onore per audacia negli scontri coi nemici.fra i quali in un primo momento ci fu anche il conte di Sarno DANIELE ORSINI.
Nella battaglia, disastrosa per il re Ferrante, tenutasi in località “Longola” nei pressi della porta ovest (fauces) di Sarno il 5-6 luglio 1460 per la diserzione improvvisa della compagnia mercenaria degli archibugieri tedeschi che non avendo ricevuto la paga promessa, tradirono passando al servizio del nemico, il re Ferrante fu circondato e chiuso in una morsa, per poco non fu fatto prigioniero o ucciso se non fossero intervenuti con vigoroso slancio un gran numero di uomini d’arme Cavesi capitanati da Giosuè e Marino LONGO che riuscirono a liberarlo dalla morsa e lo accompagnarono alla salvezza attraverso la via Popilia per raggiungere Napoli e per potersi riorganizzare con l’esercito.
Per questo atto opportuno dei Cavoti a Sarno che salvò il Re Ferrante e con esso il regno alla dinastia Aragonese, alla città di Cava fu conferito il titolo di CITTA’ FEDELISSIMA e con il diritto di usare i colori aragonesi con la corona regia per il suo stemma di città, oltre ad una pergamena firmata in bianco ed altri privilegi di natura fiscale.
A Napoli il re Ferrante inviò ambasciatori a tutti i regnanti alleati ed amici della sua corona, Fra gli aiuti richiesti il primo che si palesò fu quello del signore della SCHIAVONIA (Albania) GIORGIO CASTRIOTA SCANDEMBERG da Craja nell’entroterra della città di Durazzo dove era presente un presidio militare Aragonese insieme a funzionari burocrati per l’aiutarlo alla riorganizzazione dello stato d’Albania , lasciati li dal padre Alfonso, accorso militarmente in suo aiuto per arrestare l’esercito turco invasore del sultano Maometto II che si proponeva di cancellare valori e religione Cristiana e di conquistare anche Roma.
Senza indugiare il signore d’Albania dispose immediatamente per un corpo militare di 1000 cavalieri scelti e di 2000 fanti che con navi comunque presenti nei porti sotto il suo dominio trasportarono l’armata e le vettovaglie necessarie dall’altra parte del mare in terra di Puglia.
Dopo varie azioni militari di conquista dei feudi ribelli si riunì all’esercito regio a ORSARA nei pressi della città di Troia e il di 19 agosto del 1462 si tenne l’ultima battaglia decisiva che rese sconfitto disastrosamente l’esercito dei francesi e dei suoi alleati baroni traditori. Re Ferrante per mancanza di sufficiente denaro non aveva un forte esercito, ma l’apporto del corpo militare degli Albanesi e sopratutto della maestria strategica del loro generale SCANDERBERG fu decisivo per l’esito vittorioso sui francesi la sua astuzia fu quella di avere una cavalleria equipaggiata molto leggermente e quindi molto mobile sul campo di battaglia. Il francese Giovanni d’Angiò-Valios riuscì a salvarsi e a raggiungere l’isola d’Ischia che occupò, ma con la sconfitta della sua flotta navale davanti l’isola il 7 luglio 1465 si chiuse definitivamente la guerra.

Questo fatto d’arme accomuna i Cavoti agli Albanesi col loro eroe nazionale padre della patria ENTRAMBI SALVARONO IL RE E CON ESSO LA NOSTRA STORIA E IL NOSTRO BENESSERE NELLA LIBERTA’ DEMANIALE.NONCHE’ QUELLA RELIGIOSA DELLA FEDE CRISTIANA.

Tutti i cittadini di Cava ben conoscono la storia della “pergamena bianca” e del successivo diploma di esenzioni e prerogative, così qui oggi io voglio ricordare il contenuto della lode del re Ferrante allo Scanderberg, alla fine delle ostilità con la fuga del francese Giovanni d’Angiò in Francia.:

” … tu hai riposto in me, con grande onore, lode e gloria, nella regia fedeltà, tu mi hai reso l’intero regno e l’imperio, in breve tempo, pacificato e tranquillo, Per la qual cosa non vedo con quale frutto, quale ricompensa, quale premio, quale onore, quali meriti io possa contraccambiare ai tanti e tanti tuoi benefici a noi resi ! Adunque da te io riconosco il mio Regno ed imperio, tutto ciò che è mio, tutto ciò che ho e che posseggo e che avrò, e sempre io ti considererò in luogo di mio autore e genitore. Stimerai tu, dunque essere in tua mano e potestà tutte le cose nostre, anche la vita e l’anima medesima e perfino se alcunche’ di più vero e di più potente sia nascosto nell’anima. Ogni diritto ed imperio nostro sia, pertanto, sempre comune con te ed i tuoi. Niente sia da te diviso, niente separato, sia la potestà del regnare fra noi entrambe uguali con eguale bilancia e proporzione ! “

A breve l’offensiva dei turchi del fanatico sultano Maimetto II riprese con immensa potenza e il suo stato dopo tante battaglie vinte e disastrose per i nemici, stremato da forze preponderanti sempre più fu invaso, la sua famiglia e la maggioranza della popolazione di fede cattolica fu costretta ad emigrare e in molti raggiunsero i domini Veneziani e sopratutto nel nostro vicino regno dove re Ferrante li accolse con grande amicizia e disponibilità con molti aiuti, donando loro territori liberi demaniali coltivabili e rendendoli esenti da ogni gabella per un decennio rinnovabile, così il regno si arricchì di numerosi piccoli borghi con cultura, religione, costumi e tradizioni Albanesi.
Alla famiglia dell’amico e alleato Scanderberg diede in feudo trasmissibile ai successori due tra i più importanti feudi di Puglia: quello ricchissimo di MONTE SANT’ANGELO – TRANI e quello di SAN GIOVANNI ROTONDO.
Gli esuli delle terre di Albania godettero le prerogative dei cittadini di protezione regia come i cittadini delle città demaniali liberi nella loro autogestione e con propri tribunali di giustizia civile e criminale, integrati e partecipi fedeli del nostro futuro comune !
Non da meno furono i provvedimenti della SERENISSIMA REPUBBLICA DI VENEZIA che accolse il signore d’Albania in una lega per contrastare le mire espansionistiche degli OTTOMANI. Lo scaltro condottiero Scanderberg ed suo figlio Giovanni furono accettati tra i confederati e con diploma del doge Cristoforo Moro furono osannati e ammessi fra la società patrizia Veneziana.
L’eroe nazionale della indipendenza Albanese contro i Turchi morì di malaria a ALESSIO sulla costa nord ai confini col Montenegro, a 50 km da Tirana il 17 gennaio 1468. La sua diretta discendenza è presente qui in Italia. La sua morte segnò per secoli la schiavitù e l’oppressione del suo popolo verso i barbari Turchi ed iniziò l’esodo con la emigrazione di massa !

felice marciano – carmine di domenico

fonti: De bello Neapolitano – Dispacci sforzeschi di Antonio Da Trezzo – De vita moribus ac rebus…gestis G.Castrioti – Archivio storico città di Cava e biblioteca comunale “Avallone”

particolare del dipinto del maestro CLEMENTE TAFURI esistente nel municipio di Cava e che rappresenta re Ferrnte che concede benefici ed esenzioni alla città di cava nominandola “FEDELISSIMA”
GIORGIO CASTRIOTA SCANDERBERG eroe nazionale Albanese DIFENSORE DELLA CRISTIANITà !

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