Alta Terra di Lavoro

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QUANDO IL NORD ERAVAMO NOI di Castrese Lucio Schiano (II)

Posted by on Mar 13, 2021

QUANDO IL NORD ERAVAMO NOI  di Castrese Lucio Schiano  (II)

Ricollegandoci a quanto detto in chiusura della prima parte, precisiamo che quelle affermazioni non hanno lo scopo di conquistare le simpatie di quanti si sentissero sentimentalmente coinvolti, bensì quello di evidenziare il vero spirito alla base della proditoria invasione del Meridione da parte dell’esercito sabaudo.

      Quale fosse questo spirito lo si può evincere da una lettura della storia serena e non contaminata da pregiudizi. Nessuno, penso, si sentirà di negare le atrocità commesse da un esercito di 120.000 soldati agli ordini di generali come Cialdini, Fumel, Della Rocca, De Sonnaz, Sacchi, Bixio, ecc.  a cui si aggiungevano gli effettivi della Guardia Nazionale, e che avevano come unico scopo quello di eliminare del tutto un Regno ed un popolo che da oltre sette secoli erano vissuti in pace con tutti e non si erano intromessi nelle vicende di chicchessia. Fatto scomparire fisicamente il popolo e cancellatane la memoria, del Risorgimento non sarebbe mai stato necessario scrivere una controstoria.  Proprio per evitare il verificarsi di questa ipotesi, subito dopo l’unità,  il governo italiano, nelle persone dei vari ministri succedutisi nel corso degli anni, si mosse per portare a compimento il disegno relativo alla definitiva scomparsa dei regnicoli scampati ai massacri ordinati dai suddetti generali [1] e  indirizzarono a più riprese a Portogallo, Argentina, Danimarca, Tunisia ed Inghilterra (che ebbe un ruolo non secondario in quella che fu la nostra shoah ) una petizione  intesa ad ottenere la concessione  di un pezzetto di mondo in qualunque parte del globo, purché in regioni le più remote e inospitali possibili, ove trasferire il popolo che avevano detto di essere andati a liberare. La richiesta non andò a buon fine presso nessuno dei Paesi interpellati, e proprio l’Inghilterra, che in politica estera non era certo uno stinco di santo, provò tanta ripugnanza per questa disumana richiesta che l’esperto britannico per le colonie – lord Granville – interruppe i rapporti col generale Cadorna.

      Se le cose fossero andate diversamente, gli storici odierni non avrebbero avuto alcun bisogno di scrivere una controstoria in quanto, nei piani dei liberatori era già stata programmata la diaspora dei fratelli liberati, che non avrebbe lasciato alla storia né la questione né il popolo meridionale. Ed il silenzio avrebbe coperto tutto! La stessa richiesta, per ottenere un pezzo di terra nella desolata Patagonia, fu avanzata pure all’Argentina, ma essa non ebbe seguito perché tutte le potenze europee, con la connivenza delle quali erano state decretate la fine e la scomparsa del Regno delle Due Sicilie e del popolo meridionale dalla storia dell’Europa, non se la sentirono di  affrontare il giudizio  futuro della Storia. Sviscerando questi episodi non si intende fomentare discordie o alimentare quelli che  ormai dovrebbero costituire anacronistici e superati sentimenti di vero odio razziale o di velleità separatiste né, tanto meno, per proporre un criterio di giudizio secondo il quale stabilire se e chi, delle due macromolecole che costituiscono la nostra nazione, debba essere rispettabile per antonomasia e chi vituperabile ad libitum ed a priori .

     In considerazione di quanto appena detto, quindi, non ci meravigliamo che la storia relativa alla unità d’Italia sia stata scritta nel modo che conosciamo, né stupirci se un Dumas (regolarmente pagato dal Garibaldi con i soldi sottratti al Sud ) o un Abba (storiografo dell’ impresa), ne abbiano parlato come di un eroe ed abbiano presentata la spedizione dei Mille circonfusa dello stesso alone mitico dell’ impresa degli Argonauti; oppure di come le cronache e la stampa dell’ epoca (Agenzia Stampa di Guglielmo Stefani ) abbiano tramandato un’invasione proditoria (senza dichiarazione di guerra e in dispregio di tutte le convenzioni internazionali che regolavano la materia) per una liberazione,  ed abbiano fatto passare una guerra di conquista, una pulizia etnica e decenni di occupazione militare e leggi marziali per una libera e  plebiscitaria decisione delle popolazioni interessate. Non ce ne meravigliamo. La cosa è comprensibile,  poiché la cronaca di quegli avvenimenti veniva scritta dai vincitori  e quindi non poteva che essere tramandata nel modo in cui lo è stata. Quello che non riusciamo a spiegarci invece,  è il perché a distanza di oltre un secolo e mezzo,  cioè dopo un salto di sei generazioni, quando è venuto fuori che la storia finora insegnataci era assimilabile più ad  una “storiella” che all’onesto resoconto di fatti e avvenimenti, ci si ostini ancora a voler spacciare per vero ciò che, in un clima di maggiore apertura, viene continuamente smentito da una più serena analisi  del momento storico, continuando a far passare per eroi persone che tali non sono. E’ accaduto così che i nordici fedeli al re savoiardo sono stati additati come esempio di lealtà nei riguardi del loro re. Cosa giustissima. Ma perché, poi, quei sudici [2]che hanno dato lo stesso esempio di lealtà nei confronti del proprio re, scendendo in armi contro l’invasore e preferendo la tortura e la morte al disonore, sono stati bollati con l’infamante epiteto di briganti ? La cosa risultò strana perfino ai contemporanei, facendo affermare al generale francese Gemeau : << Tra le osservazioni fatte sui disordini nel Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti,mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni,  e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese,la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici>>. [3]

      Relativamente alla “ distorsione “ delle notizie , gli elementi per rettificare le “ inesattezze “ (ossia i falsi storici consegnati ai posteri) li ricaviamo, senza alchimie, dai documenti delle stesse persone che sono state artefici del Risorgimento o da quelli di loro amici,  simpatizzanti o collaboratori (Carteggi di Cavour,diario del bersagliere Margolfo, diario del garibaldino e poi bersagliere sabaudo G. Ferrario, dal libro-testimonianza di Bianco di Saint Joroz, Angiolo De Witt, ecc.).  Dall’analisi di tali documenti emerge in maniera inequivocabile che la storia finora insegnata nelle nostre scuole,di ogni ordine e grado sarebbe tutta da riscrivere in quanto i fatti registrati dalle cronache [come le notizie  manipolate e diffuse artatamente dall’agenzia di stampa Stefani][4] erano già dei falsi al momento della prima stesura:cosa che ci impegniamo a  dimostrare attingendo, come detto, ai documenti prodotti dagli stessi artefici del Risorgimento, attraverso i quali dimostreremo pure come la proditoria invasione del Sud e la sua distruzione [5] per rendere possibile l’unificazione dell’Italia,  così come è stata concepita fin dagli inizi,  non sia stata altro che un delitto premeditato, un complotto in cui nulla fu lasciato al caso e in cui ogni dettaglio fu curato nei minimi particolari.

     La volontà di imprimere alla storia della Penisola il corso che poi essa ha avuto, non certo originata da sentimenti di patriottismo o di fratellanza ,  occupava l’animo ed il cuore sia  del sovrano sabaudo che del suo ministro da un bel po’ di tempo:all’incirca da quindici – sedici anni prima, quando,per saggiare il terreno , fu organizzata una prima prova tecnica con la spedizione dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera (25 luglio 1844),seguita poi da quella di Carlo Pisacane (giugno 1857).

      Qualche luminare del sapere si è mai chiesto perché né l’una né l’altra spedizione ebbero l’appoggio delle masse che,per forza,i piemontesi volevano liberare ? Ma da chi? Da che cosa?

     Prima della seconda spedizione, però,alle cronache dell’ epoca fu consegnato un altro dei tanti falsi che andarono poi a formare il contenuto dei libri di testo su cui siamo stati costretti a formarci la nostra coscienza storica:la famigerata lettera del 17 luglio 1851 di lord Gladstone sul sistema carcerario e giudiziario nel Regno delle Due Sicilie. [6]

     Ma partiamo dall’inizio.   

     Poiché impossessarsi di tutta l’Italia – e particolarmente del Regno delle Due Sicilie –  era il chiodo fisso sia di Vittorio Emanuele II che di Cavour, le varie diplomazie, gli agenti segreti ed i sobillatori sparsi un po’ dovunque – sempre sotto l’accorta e continua regia del Cavour, d’intesa con Vittorio Emanuele II – erano in costante attività per unire tra loro i vari fili che ognuno intrecciava per tessere la rete che avrebbe imprigionato definitivamente l’Italia regalandole una monarchia , una burocrazia spocchiosa ed inefficiente (sempre da documenti di parte!) ed una caterva di tasse non volute, non richieste e dichiaratamente non gradite.

     Il Cavour,che era massone come Garibaldi e come Napoleone III, mise in moto le massonerie di tutto il mondo per raccogliere fondi per la spedizione dei Mille. [7] Ma l’operazione più riuscita fu quella relativa al remake della  figura mitica e romantica di Garibaldi così come poi è stata definitivamente immortalata nei libri di storia, per la quale operazione si rimanda all’abbondante letteratura esistente sull’argomento.

     Forse, per il loro grande numero o per il fatto che alcuni atti sono stati volutamente distrutti (ciò che avviene in tutte le epoche e in tutte le parti del mondo, quando qualunque vincitore  fa scrivere la propria storia), non sarà mai possibile conoscere tutte le azioni sporche che connotarono fin dagli inizi la storia del “ Risorgimento   “, azioni così sporche da non poter essere portate a conoscenza nemmeno delle Potenze che offrirono il loro appoggio e che, per essere occultate, richiesero la connivenza di tutta una parte della nazione: mondo della cultura, politica, finanza, industria, ognuna delle quali,  per le proprie competenze, si incaricò di creare tutte quelle menzogne che, per coprire l’incommensurabile enormità ed atrocità del male inferto ad un popolo che se ne stava per i fatti suoi, dovevano apparire di gran lunga superiori al male commesso, in modo che le stragi perpetrate sembrassero un naturale e necessario intervento per eliminare la parte malata della nazione che si andava a costituire, e di tutti gli stereotipi che ci hanno fatto conoscere per quello e per quelli che non siamo in tutto il mondo. Di alcune di queste azioni cominceremo a parlarne adesso per dimostrare come l’ unificazione dell’’Italia fosse stato un evento non generato dalla “pienezza dei tempi”, né dal desiderio di riscatto di una parte della popolazione, ma  una creazione freddamente studiata a tavolino che aveva come obiettivo premeditato sia la scomparsa che la damnatio memoriae di un intero popolo, creando le condizioni per costruirsi un alibi, che – solo apparentemente – potesse servire per  giustificare  le violenze, le ingiustizie ed i soprusi  commessi ai danni di popolazioni che non solo non avevano alcun motivo di temere un’ aggressione, ma che venivano continuamente rassicurate proprio del contrario! Violenze, ingiustizie e soprusi  opportunamente manipolati e fatti arrivare ai posteri come richieste di aiuto lanciate dalle stesse popolazioni che invece li subirono. L’azione più ignominiosa però, condotta con un rigore scientifico degno di ben altre cause fu quella di far sì che, almeno per quello che riguardava il Sud, le popolazioni meridionali perdessero non solo memoria del glorioso passato della loro terra ma vivessero il resto della loro vita, e per tutte le generazioni a venire, con appiccicato addosso un senso di inferiorità rispetto al resto dei connazionali ed alla parte del mondo sensibile a queste false accuse. Quest’ obiettivo fu possibile raggiungerlo con la connivenza di uomini di cultura che, o per pusillanimità congenita o per timore di non  poter assicurare il pane quotidiano alla propria famiglia, hanno mortificato la loro intelligenza mettendola al servizio della menzogna anziché della verità. Se le affermazioni fin qui fatte possono apparire pretestuose e prive di fondamento, allora  vorrei che mi venisse spiegato  perché, questo Sud straccione [8] cencioso, perennemente arretrato, affamato, costituito da una razza inferiore,[9] indebitato, un Sud da buttare costituisse il pensiero fisso di Vittorio Emanuele e di Cavour.       

           Senza scomodare la psicologia, la psicanalisi o altre scienze del comportamento, non è difficile immaginare che le motivazioni di ordine economico furono prevalenti su qualunque altro ideale. E’ ovvio, infatti, che se desidero qualcosa, per avere la quale sono disposto a commettere perfino le più ineffabili bassezze, questo qualcosa, in primis, non è nelle mie disponibilità e poi deve avere un  valore intrinseco adeguato almeno ai sacrifici che sono disposto a fare per averlo ad ogni costo. Altrimenti perché desiderarlo? Nella recente storia degli imperialismi europei, tutte le nazioni che si sono mosse per assicurarsi delle colonie nelle regioni più lontane del mondo lo hanno fatto in vista della  ricchezza di quelle terre, delle loro piantagioni, delle loro miniere, dei loro giacimenti di petrolio. E proprio con questo spirito, e non certo per andarli a liberare da un regime che non era peggiore del loro, i  fratelli  nordisti si mossero per fagocitare le terre del Sud.


[1] Ecco in breve la “Via Crucis” a cui fu sottoposto il popolo che non aveva chiesto a nessuno di essere “liberato”.

17 novembre 1862 – Il ministro piemontese a Lisbona – Della Minerva – comunica al ministro degli esteri Giacomo Durando che, da un dispaccio apparso sui giornali di Parigi, sarebbe il caso di non insistere col Portogallo per ottenere la concessione di un angolo di terra in Mozambico o in Angola per deportarvi i briganti e i soldati borbonici che non hanno voluto giurare fedeltà al nuovo re.

30 novembre 1867 – Luigi Federico Menabrea, presidente del consiglio e ministro degli esteri, invia una nota al ministro a Londra – Emanuele D’Azeglio – (il cui contenuto, però, deve rimanere segreto) per interessare alla questione il ministro degli esteri britannico – lord Stanley – per lo ottenimento del solito pezzo di terra, questa volta, in Eritrea.

Agosto 1868 – Menabrea contatta il ministro della Marina – August Antoine Riboty (che cognomi “italiani”!) per inviare una nave in giro per gli oceani sempre alla ricerca di un luogo di “villeggiatura” per i prigionieri duo siciliani.

16 settembre 1868 – Menabrea affida un dispaccio riservato al ministro a Buenos Aires  Della Croce – per chiedere al governo argentino il solito pezzo di terra in Patagonia.

24 settembre 1868 – Riboty comunica a Menabrea che la pirocorvetta Principessa Clotilde, secondo le regole della marineria, non può soddisfare la richiesta notificatagli nel mese di agosto, perché la nave non può allontanarsi dalle acque tra il Giappone e la Cina per almeno tre anni.

Dicembre 1868 – Menabrea incarica l’agente e console generale a Tunisi – Pinna – di contattare il bey per la concessione di un pezzo di deserto.

06 gennaio 1869 – Menabrea, instancabile, scrive direttamente al comandante di fregata – Carlo Alberto Racchia (torinese; futuro senatore del Regno d’Italia e ministro segretario di Stato della Regia Marina – per incaricarlo della solita ricerca nelle acque del Borneo, in cui hanno interesse l’Olanda e l’Inghilterra.

22 febbraio 1869 – Menabrea ricontatta il ministro Riboty, affinché interpelli la Danimarca per la solita concessione nelle isole Nicobare. Queste, però, già dal 1848 erano state abbandonate dalla Danimarca. L’Inghilterra, con una dichiarazione del 2 dicembre 1868, se ne era fatto cedere il possesso dalla Danimarca e poi nel 1869 le aveva occupate definitivamente.

1869 – Sempre in quest’anno e sempre per lo stesso motivo Menabrea incarica Giovanni Emilio Cerruti di circumnavigare le isole intorno alla Nuova Guine.

13 maggio 1872 – Il ministro Cadorna comunica da Londra la risposta negativa dell’Inghilterra circa l’isola di Socotra.

19 dicembre 1872 – Giovanni Lanza incarica il ministro piemontese a Londra Carlo Cadorna di sensibilizzare al problema il ministro degli esteri inglese – lord Granville – o in alternativa lord Gladstone o Sir Bartle Frere, di cui già avevano avuto modo di sperimentare disponibilità e simpatia.

1873 – Ultimo incontro tra Carlo Cadorna e lord Granville.

1884 – Acquisto della Baia di Assab in Eritrea da parte della società Rubattino. Con questo e con la emigrazione forzata nelle Americhe, i “fratelli”riescono, anche se parzialmente, il numero dei meridionali che non avevano voluto essere ” liberati” o “rieducati”.

A chiusura di questa “Via Crucis”, sempre fedeli alla promessa di attingere solo a fonti di parte, non possiamo fare a meno di riportare uno stralcio del sollecito che Emilio Visconti Venosta indirizzò al ministro Cadorna: << … Ora, in quest’ordine di idee, e intorno ai nostri progetti di colonia penitenziaria, io La prego di avere sollecitamente una nuova conversazione con Lord Granville. Ella fu incaricata, or sono molti mesi, di chiedere al Governo (sic) inglese se per parte sua non vi fossero state obbiezioni alla cessione all’Italia, per parte di un capo indipendente, d’un territorio posto sulla costa Nord Est di Borneo: Questo capo indipendente aveva degli impegni col governo (sic) dell’India; noi non volevamo quindi procedere nelle pratiche senza prima prevenire il Governo (sic) inglese ed avere la sua morale adesione .. . In questo stato di cose, io La prego di avere, colla maggiore sollecitudine possibile,una aperta e leale spiegazione con Lord Granville e anche parmi opportuno che Ella interessi in questo argomento il Signor Gladstone, il quale ha tante volte portato con predilezione il suo pensiero sulle condizioni politiche e sociali dell’Italia e ci ha, da tanti anni, abituati a contare sulla sua simpatia. Lo scopo che perseguiamo non può che essere approvato, il sentimento che ci muove è quello di un Governo che vuole adempiere ai suoi doveri …  L’Inghilterra ci potrebbe rendere senza alcun suo sacrificio, un vero servizio, dandoci prova di buona volontà e prestandoci un certo concorso morale nel raggiungere il nostro scopo … La prego, anche a nome del Presidente del Consiglio, di occuparsi colla maggiore sollecitudine, e col maggior interesse, di questo affare. E’ da molti anni ormai che cerchiamo un angolo di terra, ma col desiderio che lo scopo ci fosse  agevolato dai consigli e dall’accordo morale del Governo (sic) britannico …>> (dal n. 1 anno 2003 della Rivista delle Due Sicilie diretta da Antonio Pagano).

[2] La definizione è tratta da NORDICI E SUDICI – Molto ci unisce … troppo ci divide, di Stefano Scarpa. Introduzione di Matteo Salvini – DIANA Edizioni

[3] P. K. O’Clary – La rivoluzione italiana. Come fu fatta l’unità della nazione (Ed. Ares Milano,2000)   

[4] Per le manipolazioni delle informazioni e delle notizie da trasmettere dopo le opportune censure, nonché per i privilegi concessi da Cavour alla prima agenzia di stampa della Penisola cfr. Gigi Di Fiore – Controstoria dell’unità d’Italia, BUR Saggi 2010, pag. 62 e seg.

[5] A tal proposito Elena Bianchini Braglia, in “Risorgimento:le radici della vergogna. Psicanalisi dell’Italia” (Centro Studi sul Risorgimento e sugli Stati Preunitari – Terra e Identità, Modena, 2009, pag. 210), osserva:<< … nella storia, anche in quella più remota, anche in quella dei secoli che gli stessi liberal-massoni dell’Ottocento definivano oscuri e barbari, mai nessuna guerra fu reputata legittima senza essere sorretta dall’atto formale della sua dichiarazione. Prima che un esercito invadesse uno Stato, occorreva che un previo documento denunciasse motivazioni, eventuali colpe commesse, eventuali atti di riparazione chiesti, e annunciasse un intervento armato solo qualora questi non venissero concordati. Questa era la “barbarie dei secoli oscuri”. La civiltà dei secoli illuminati, invece, ammette che un esercito attacchi e vada ad occupare terre altrui senza alcuna motivazione o preavviso … Bene, dopo un secolo e mezzo, mi pare non sia troppo presto, ma mi auguro non sia nemmeno troppo tardi per cominciare a chiamare le cose col proprio nome>>

[6] Nella lettera, senza aver mai visitato una prigione borbonica né aver mai parlato con un detenuto, il galantuomo , basandosi solo su fumosi e non provati “si dice”, scriveva :<< … Il governo borbonico rappresenta l’incessante, deliberata violazione di ogni diritto: l’assoluta persecuzione delle virtù congiunta alla intelligenza, fatta in guisa da colpire intere classi di cittadini, la perfetta prostituzione della magistratura, come udii spessissime volte ripetere: la negazione di Dio, la sovversione d’ogni idea morale e sociale eretta a sistema di governo.>>

Per ulteriori informazioni circa l’inciucio della famigerata lettera, vedere quanto riferito da D. Razzano, F. Mastriani, L. Settembrini, G. De Sivo, S. Di Giacomo ed altri riportati in C. Alianello – La conquista del Sud Rusconi Editore,  nonché”Confutazione alle lettere del sig. Gladstone”  –  Losanna, 1851 e “Rassegna degli errori e delle fallacie pubblicate dal sig. Gladstone nelle sue lettere indiritte al conte Aberdeen sui processi politici nel reame delle Due Sicilie, stampato a Napoli nel 1851.

[7] La somma raccolta dai fratelli massoni d’ America, Inghilterra e Scozia ammontava ad un milione di piastre turche, la moneta più comune nei porti del Mediterraneo: un tesoro equivalente a circa 15 milioni di euro attuali. Inoltre, proveniente dall’America col preciso incarico di consegnare la somma di altre due raccolte, giunse in Italia il fratello massone Andrea Sgarallino, livornese, portando 3916,50 dollari per le povere famiglie dell’esercito italiano e 1113,25 dollari per l’acquisto di fucili.

[8] Lettera di Ippolito Nievo alla cugina Bice Melzi all’arrivo a Palermo insieme ai garibaldini:<< Che miracolo! Ti giuro,Bice! Noi l’abbiamo veduto e ancora esitiamo quasi a credere … Noi solo ottocento al più, sparsi in uno spazio grande quanto Milano … alla conquista d’una città contro 25.000 uomini di truppa regolare, bella, ben montata, che farebbe la delizia del ministro La Marmora! Figurati che sorpresa per noi straccioni! Io era vestito come quando partii da Milano; mostrava fuori dai calzoni quello che comunemente non si osa mostrare mai al pubblico …>>  I. Nievo “Lettere garibaldine” – G. Einaudi Editore, 1961 pag. 18

[9] Teoria sostenuta dalla Scuola positivista, secondo cui esistevano delle prove scientifiche atte a dimostrare che le popolazioni del Meridione d’Italia erano geneticamente predisposte all’inferiorità ed alla delinquenza. I più convinti sostenitori di tale teoria furono il criminologo – psichiatra – antropologo Cesare Lombroso (Verona 6 novembre 1835 – Torino 19 ottobre 1909) e il criminologo Alfredo Niceforo (Castigliole di Sicilia 25 gennaio 1876 – Roma 10 marzo 1960), di scuola lombrosiana, che, con l’affermazione della razza maledetta, contribuì notevolmente al diffondersi del razzismo scientifico in Italia.

1 Comment

  1. Tutto verissimo e documentato quanto denunciato dall’illustre e appassionato Autore. Ma la storia dei Popoli prosegue e, venendo all’oggi possiamo rilevare che gl’italiani, forzatamente unificati e con inganni di ogni tipo, si sono presi una rivincita: intanto si sono sbarazzati dei Savoia che non interessavano piu’ a nessuno… e hanno trovato da soli come spostarsi verso altre mete senza andare a finire in colonie forzate, ma decidendo anche di partire per cercare di migliorare altrove la propria vita…e si sono sempre e ovunque fatti onore!…Poi si puo’ osservare che in un certo senso una rivalsa il popolo dell’ex Regno Due Sicilie SE l’e’ presa diffondendosi in tutta la penisola attraverso le maglie della funzione pubblica quando non arrivando al ruolo principe come Presidente della Repubblica…ma sono amari palliativi che non bastano a restituire ne’ onore ne’ orgoglio di antica appartenenza… che saranno recuperati esclusivamente quando sara’ raggiunto un altro traguardo: quello che si confugura in un’Italia di stati indipendenti e, solo per adesione esplicita, confederati… La vedo come una futura meta da perseguire, perche’ finalmente tutti i popoli della penisola possano essere orgogliosi di se’ e finalmente si riapproprino nella propria storia millenaria di cui andar fieri… caterina ossi

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