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RAGGUAGLI STORICI SUL REGNO DELLE DUE SICILIE SCRITTO DAL CONTE GENNARO MARULLI

Posted by on Ott 25, 2021

RAGGUAGLI STORICI SUL  REGNO DELLE DUE SICILIE SCRITTO DAL CONTE GENNARO MARULLI

Non si può affermare di conoscere la storia del Regno delle Due Sicilie se si ignorano opere come questa di Gennaro Marulli. Soprattutto la storia del periodo francese, della riconquista del continente da parte di Fabrizio Ruffo e della opposizione antifrancese delle Calabrie, dove il più potente esercito del mondo ebbe filo da torcere in una guerriglia che anticipò di qualche anno quella spagnola.

Scrive Marulli sulla sollevazione delle Calabrie:

È d’uopo avvertire il lettore in riguardo a questa guerra calabrese, che le truppe del Generale Reynier non batterono la marcia del trionfo, poiché in quel volgere di tempo non furono esse totalmente prive di ostacoli come avevano cercato far credere i francesi e gli aderenti loro; ma bensì un gran numero di soldati sbandati dell’esercito napolitano, riuniti a molti calabresi avversi a quelli occupatori, comandati da diversi Capi formarono più e separate bande, e tormentarono l’esercito il di e la notte al passo dei gioghi e degli stretti, e nell’asprezza dei monti, uccidendo gli sbandati distruggendo i piccoli drappelli e gl’isolati soldati, infestando le comunicazioni, e intercidendo i convogli ed i corrieri; ed ora apparendo in un punto e quindi rapidamente dileguandosi, per ricomparire più numerosi in un altro, dettero principio a quella famose riunioni, tanto ricordate da ognuno, che io ne parlerò diffusamente allorché nell’apice loro furono ridotte, le quali vennero poscia dagli Spagnuoli tanto imitate e con tanto successo: epperò dire puossi con franchezza, che la composizione delle cosi dette guerriglie ebbe il suo cominciamento ed origine nelle montagne, nostre di Calabria. Ed a far sì, che queste cose che io dico credito maggiore acquistino, riporterò qui un brano di una lettera del Generale Reynier scritta a Parigi all’imperatore sul proposito di oprare una spedizione in Sicilia ora che h Calabria consideravasi vinta. «Non esservi più in questa lunga penisola un sol punto, che offrisse la menoma resistenza; essere l’invasione completa; sembrare pacificate le Provincie; ma non potersi i francesi chiamar padroni se non del terreno, che calpestavano; e che se non fossero state prontamente inviate in suo soccorso novelle forze, doversi considerare questo paese, come non conquistato».

Cosi descrive il ritorno dei francesi Enzo Ciconte (La grande mattanza Storia della guerra al brigantaggio – Laterza, 2019):

Prima che le cose si mettano male, Giuseppe Bonaparte visita la Calabria e ne trae un’ottima impressione; le accoglienze, forse inaspettate, sono lusinghiere. I notabili più in vista, i galantuomini, i ricchi proprietari terrieri si affrettano a manifestare tutta la loro simpatia al nuovo regime. Comprendono che sta dalla loro parte e non si lasciano sfuggire l’occasione. Ma appena due mesi dopo la Calabria insorge e respinge i francesi ai confini con la Basilicata, dove nel frattempo in molti comuni esplodono casi d’insorgenza. Come mai cambia così repentinamente la situazione? Cos’è successo di così grave? È una sorpresa, ma solo per chi non conosce la Calabria. È una regione che all’alba dell’Ottocento è considerata quasi selvaggia, conosciuta soltanto per i frequenti terremoti. Gli inglesi la definiscono «the terra incognita of modern Europe». E adesso, con le sue ribellioni, la Calabria sarà davvero conosciuta in tutta Europa.

La situazione precipita per il comportamento dei francesi, che con l’occupazione militare creano gravi disagi. Inoltre – ed è questione altrettanto importante – sin dall’inizio del loro arrivo adottano un «modo duro, barbaro ed insultante» di tassare il popolo: così scrive il Consiglio provinciale della Calabria Citra nel 1809. Ci sono tasse che sono, oltre che odiose, oltraggiose.

Vi invitiamo a leggere le note biografiche sull’autore pubblicate sul sito dei Comitati Due Sicilie.

Zenone di Elea – Luglio 2019

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