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Recovery Sud, i Sindaci che non vogliono il bavaglio

Posted by on Mar 27, 2021

Recovery Sud, i Sindaci che non vogliono il bavaglio

I Sindaci che vogliono lottare per la propria terra, la propria gente ma soprattutto per i giovani affinché abbiano un buon futuro, e non più costretti ad emigrare!!!

Questa è la lettera trasmessa dallA RETE DEI SINDACI PER IL RECOVERY

Al Signor Presidente della RepubblicaIll.mo Dott. Sergio MATTARELLA

Al Signor Presidente del Consiglio dei MinistriIll.mo Dott. Mario DRAGHI

SEDI-Illustrissimo Sig. Presidente della Repubblica,Illustrissimo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, affidiamo alle Vostre persone, nel ruolo di Garanti della Costituzione nonché della tenuta stessa del Paese, la presente, accorata ed inderogabile richiesta.

Vi scriviamo in qualità di donne e uomini del Mezzogiorno d’Italia, ciascuno per il proprio ruolo, ma tutti accomunati dalla grave preoccupazione che l’unica ed ultima occasione possibile, in grado di sanare definitivamente l’impietoso ed anticostituzionale divario esistente tra il Nord e il Sud della nostra Nazione, possa essere drammaticamente persa. Il Recovery Fund assegnato all’Italia dal Next Generation EU, infatti, è stato calibrato nella sua quantificazione economica (ben 209 MLD di euro) non solo sul parametro della popolazione residente, che avrebbe comportato circa la metà delle risorse assegnate all’Italia, bensì sulla base di altri due criteri intercorrelati al primo, ossia l’inverso del PIL pro capite e tasso di disoccupazione.

Ebbene, appare di tutta ed incontrovertibile evidenza, supportata peraltro da numerosi contributi e studi già sottoposti all’attenzione del Parlamento, che sono i numeri del Mezzogiorno ad aver sostanziato quei parametri e ad aver giustificato l’ammontare complessivo delle risorse europee. Il Recovery Fund, in altri termini, ha plasticamente fotografato il divario esistente tra Sud e Nord del Paese e ne ha compreso lucidamente l’importanza di colmarlo, per recuperare, al contempo, la distanza proporzionalmente determinatasi tra Italia e resto d’Europa, che in quello stesso divario affonda le radici più profonde.

Se tutto ciò è apparso chiaro per l’Unione europea, noi chiediamo che lo sia a maggior ragione e a buon diritto per il Governo italiano, chiamato a redigere e presentare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Chiediamo, per il Vostro autorevole tramite, e come già espressamente sancito dalla Camera dei Deputati (Relazione V Commissione su Recovery Fund approvata il 12 ottobre 2020), che la straordinaria ed irripetibile quantità di risorse messe a disposizione dal Recovery Fund sia destinata ed utilizzata al fine precipuo di realizzare, finalmente, dopo decenni di obiettivi mancati, quella COESIONE SOCIALE, ECONOMICA E TERRITORIALE che renda il nostro Paese, anche in ossequio all’art. 117 della Costituzione, degno dell’Unità che la Storia ha voluto consegnarci.

Qualsivoglia diversa impostazione, artificiosamente fondata su presunte incapacità amministrative o progettuali, di cui arrivano echi preoccupanti, dovrà essere rigettata con decisione ed autorevolezza, nella ferma e piena consapevolezza che non sarebbe né costituzionale né rispettosa degli Accordi tra Unione europea e Stati membri, né, infine, delle specifiche previsioni normative alla base del Next Generation EU. Chiediamo, Illustri Presidenti, unendoci a quanto già fatto dai Presidenti delle Regioni del Sud, che al Mezzogiorno d’Italia venga concessa finalmente l’occasione che aspetta e che merita sin dalla nascita della Nazione e che non si verifichi, ancora una volta, quanto già drammaticamente accaduto con il Piano Marshall, che vide arrivare alle Regioni del Nord i maggiori stanziamenti economici, nonostante le perdite più gravi, in termini di vite umane e di patrimonio materiale, fossero state registrate al Sud.

Chiediamo, viceversa, di valutare quanto sia più produttivo favorire lo sviluppo delle aree più arretrate del Paese e quanto di ciò possa conseguentemente beneficiare anche la parte restante. Per siffatte ragioni, riteniamo e chiediamo che oltre alla distribuzione settoriale si debba tener conto di un’equa e calibrata ripartizione territoriale, applicando gli stessi criteri UE utilizzati per determinare la cifra complessiva, spettante al nostro Paese, che tenga conto anche del principio di interdipendenza economica tra macro aree d’Italia. Lo chiediamo, Illustri Presidenti, come mai prima d’ora, con una voce sola, univoca, senza distinzioni di appartenenza politica o territoriale ed in Voi, riponiamo la richiesta formale di un impegno scritto a garanzia di quanto sin qui rappresentato

articolo fornito da

Enrico Fratangelo

Sindaco Castellino del Biferno

1 Comment

  1. L’Italia e’ lunga e stretta e si protende nel Mediterraneo che non e’ un lago e ha coste di tutti i tipi… Non riesco a capire come si sia pensato ad approfondire canali per costruire imbarcazioni a Marghera che e’ nell’entroterra veneziano con tutti i disastri che comporta un afflusso di acque abnorme, e neppure tener conto dell’equilibrio precario della laguna veneta per farci arrivare giganti da crociera che sovrastano i palazzi ed hanno richiesto l’approfondimento del Canal Grande corretto ora dal Mose, mentre ci sono migliaia di chilometri di coste dove sicuramente in qualche posto si potevano sviluppare sia approdi che cantieristica navale, senza trasferirla come e’stato fatto nell’Atlantico sotto la Bretagna…Scelte e decisioni assurde che non hanno tenuto conto della millenaria vocazione marinara italiana da valorizzare… e’ la piu’ lunga penisola con una varieta’ di coste e fondali che non possiede nessuno stato che si affaccia al mare aperto, e mai ghiacciato! Il mare vuol dire facilita’ di spostamenti e movimenti di prodotti e merci… con scelte giuste che tengano conto delle occorrenze…. Non certo per giganti tipo la nave incagliata nel canale di Suez, per la quale non vedo che l’oceano adatto alle sue manovre, carichi e scarichi compresi. caterina ossi

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