Alta Terra di Lavoro

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RIBELLI E BRIGANTI (VII)

Posted by on Lug 27, 2022

RIBELLI E BRIGANTI (VII)

LUCANI E CALABRESI SULLA COSTA JONICA

Rocca Imperiale, che non è riuscita a mantanersi fedele al nuovo regime, ritorna presto ai francesi e contro gli insorti ne assume la difesa Luigi Battifarano. Costretto ad abbandonare Rotondella dove Luigi Grezzi, governatore dell’Università, ed i suoi miliziotti non sono riusciti ad opporsi ad una manifestazione popolare contro gli amici dei francesi, Luigi Battifarano ripara a Rocca Imperiale, da cui è originaria la sua famiglia.

Ma il Battifarano, e con lui i pochi uomini che lo hanno seguito da Rotondella, convincono i notabili e i ricchi galantuomini di Rocca Imperiale ad innalzare i vessilli francesi. Le notizie che giungono da Cassano Jonico confermano che terribile sarà la punizione che il generale Reynier riserva ai ribelli: dopo aver saccheggiato e incendiato Strongoli e Corigliano, le forze francesi si sono fermate a Cassano che era stata abbandonata dal Vernier, ed hanno costretto alla resa e dato poi alle fiamme Doria, un villaggio di circa quattrocento abitanti sul Crati nella Piana di Sibari. La situazione non sfugge al Battifarano: gli insorti che occupano ancora i paesi jonici a nord della Pietra di Roseto – tiene a far presente il Battifarano ai notabili di Rocca Imperiale – sono ormai chiusi tra la Piana di Sibari, riconquistata dal Reynier, e la foce del Basento controllata dal presidio francese che occupa Bernalda e dai montanari accorsi all’invito del Pignatelli da Avigliano e da Picerno e che presidiano Policoro dove sono giunti anche rinforzi da Taranto.

A Rocca Imperiale i galantuomini ascoltano il Battifarano e, innalzati nuovamente i

vessilli francesi, gli affidano il comando della piazza.

Contano i difensori di Rocca Imperiale sull’intervento del generale Vernier che sanno ancora nella bassa valle del Sinni. Ma, di fronte all’impossibilità di avere ragione sugli insorti, padroni ormai di tutti i centri abitati delle valli del Sinni e dell’Agri, il generale francese abbandona al suo destino l’unico centro ancora fedele ai francesi e, “con circa 500 polacchi e francesi e un paio di centinaia di galantuomini, fra i quali la metà armati”, riesce a raggiungere la valle del Basento e il 16 luglio Matera da cui il comandante militare della Provincia non si muove dal 5 luglio in attesa che da Napoli gli siano inviati armati che insistentemente richiede.

Il Pignatelli, che dispone, tra soldati e Milizia Provinciale, soltanto di 1.600 uomini, si preoccupa principalmente di difendere il capoluogo della provincia. A tal fine egli ha affidato al colonnello Henry il compito di mantenere la bassa valle del Basento onde impedire agli insorti di raggiungere il Bradano e quello di controllare, da Montalbano, la bassa valle dell’Agri in attesa che gli uomini richiesti a Napoli gli consentano di ricongiungersi, nella Piana di Sibari con gli uomini del generale Reynier che tengono Cassano Ionico. Per impedire, inoltre, che il moto insurrezionale si estenda anche nel Potentino il Pignatelli si preoccupa di inviare uomini armati nell’alta valle dell’Agri e nella valle del Sauro per costringere alla resa i paesi colà insorti.

A Muro Lucano, dove si è trattenuto dal 21 al 27 giugno, e poi ad Avigliano il Pignatelli ha avuto occasione di avvicinare gli uomini più autorevoli del Potentino: ricchi proprietari terrieri, in genere e tutti distintisi nel 1799 contro le masse di Sciarpa in difesa della Repubblica Napoletana, costoro hanno manifestato la loro adesione al nuovo regime e hanno segnalato al comandante militare della Provincia gli eventuali oppositori sollecitando provvedimenti penali nei loro confronti per il comportamento da essi assunto subito dopo la caduta della Repubblica Napoletana. Il Pignatelli, impressionato da quanto si è verificato a Lavello ed a Bella, è andato oltre le richieste dei vecchi giacobini ed ha ordinato l’arresto di tutti coloro che potevano essere sospettati di nutrire sentimenti antifrancesi. Tali provvedimenti, accolti favorevolmente dai fautori del nuovo regime, minacciano ora di ritorcersi ai danni di chi li ha sollecitati ed eseguiti. Dopo la rotta dei francesi in Calabria gli antichi giacobini temono la vendetta di coloro che essi hanno denunziato al comandante militare della Provincia: nel caso in cui prevalgano i fautori dell’antico regime, questi saranno inesorabili, come già nel 1799, contro gli amici dei francesi.

Sulla stessa posizione dei notabili sono ora anche molti popolani di Potenza, di Avigliano, di Tito, di Picerno, di Bella, di Muro, di Vaglio, di Cancellara e di Tolve. Anche essi, come i galantuomini, temono la caduta del nuovo regime per cui rispondono numerosi all’appello rivolto dal Pignatelli ai giovani della provincia per accorrere contro gli insorti in difesa del nuovo regime. Anche nei paesi del Potentino in cui si sono avute manifestazioni antifrancesi la situazione si è capovolta: a Vaglio i Catalano sono stati messi nella impossibilità di agire; a Cancellara i Basile controllano il paese; a Vignola, a Tito, a Bella e a Muro Lucano i fautori del vecchio regime sono stati individuati e isolati e a Calvello, sin dalla fine di giugno, allontanatisi i fratelli de Porcellinis, che hanno raggiunto le bande insurrezionali che operano nel Vallo di Diano, ha ripreso il controllo della situazione Aniello Guerrieri, persona attaccata al presente governo e potente in quei luoghi. Sono paesi questi a noi molto attaccati tiene a precisare il Pignatelli – dove le guardie sono bene organizzate sotto il comando di Calcedonio Casella.

Capitano dell’armata repubblicana nel 1799 ed esule poi in Francia, il Casella, che ricopre il grado di maggiore della Milizia Provinciale in Basilicata, ha il compito di intervenire in val d’Agri. Coadiuvato dai notabili e dai galantuomini locali, egli organizza a Potenza un corpo di spedizione e si dirige verso Corleto Perticara. Accolti a Laurenzana, che si è affrettata ad innalzare i vessilli francesi, gli uomini del Casella superano la Lata e il 20 luglio assalgono e conquistano Corleto Perricara costringendo alla fuga il Viggiani che, seguito da pochi seguaci, ripara in val d’Agri.

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