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RIBELLI E BRIGANTI (X)

Posted by on Lug 30, 2022

RIBELLI E BRIGANTI (X)

LA RESA DEI RIBELLI

Con Viggiano cade l’ultimo centro di resistenza degli insorti lucani. I soldati del disciolto esercito borbonico e delle bande armate che con Alessandro Mandarini resistono all’assedio che i francesi hanno posto a Maratea, sono isolati e non riescono a mantenere  e a riprendere i contatti con il resto della provincia: presidiata da forze francesi, la strada che dal Sele, attraverso il Vallo di Diano, porta a Mormanno, tiene lontana la costa tirrenica della Basilicata dal resto della regione e rende ardui e quasi impossibili ogni rapporto e ogni comunicazione tra questi paesi costieri e l’alta valle dell’Agri.

Dopo la decimazione del 22 agosto a Viggiano, il Comitato Insurrezionale di Sarconi si scioglie: i suoi componenti, arrestati dagli uomini del maggiore Casella, torneranno alle loro case soltanto nel 1807 e finiranno con l’accettare il nuovo regime.

Dei ribelli soltanto pochi sfuggono al rastrellamento operato su larga scala in tutta la regione. I fratelli de Mauro sono con la Guardia Civica di Sarconi a Maratea e con essi sono anche gli uomini che hanno seguito Pasquale Mauriello. Paolo Robilotta, che è stato agente del Viggiani, non rientra a Montemurro e, al comando di una banda, opera nella valle dell’Agri spingendosi sulla costa jonica. Donato Micucci, che ha promosso l’insurrezione antifrancese a Roccanova e partecipato attivamente all’attività del Comitato Insurrezionale di Sarconi, mantiene in efficienza la sua banda e si costituirà nel maggio del 1807 al governatore di Chiaromonte.

Non mancano alla resistenza contro i francesi accanto ai galantuomini e ai civili anche artigiani e popolani. Dopo la resa di Viggiano operano ancora al comando di bande armate Pasquale Pinto, uno dei pochi superstiti degli insorti di Corleto Perticara, e quel tale Squaquecchia che Pignatelli non era riuscito a fare arrestare a Potenza e che riparerà successivamente in Sicilia. Tra i difensori di Lagonegro e di Lauria sfuggono alla cattura Gaetano Lonigro che con gli insorti di San Severino Lucano aveva seguito il Perrore a Santa Domenica e poi a Lagonegro, e Giovanni Longo da Castelluccio. Sfuggono ancora alla cattura tra gli insorti di Santarcangelo Giuseppe Antonio Cicchelli e, tra quelli della Valle del Sarmento, Nicola Pagnotta, un contadino di Terranova di Pollino che nel luglio del

1806 è sceso nella pianura jonica con cento uomini e che, sfuggito al Vernier, continua ad operare nella valle del Sarmento spingendosi anche in Calabria.

Consapevoli delle difficoltà cui andranno incontro, questi capimassa continuano a battersi per la causa di Ferdinando IV. Nella impossibilità di affrontare in campo aperto le forze regolari che operano contro di loro nelle campagne lucane, essi si uniformano alle direttive impartite agli insorti degli agenti borbonici: il loro compito è ora limitato a semplice azione di disturbo. Raccolti in bande di pochi uomini, essi devono ora colpire i nemici, discendere dai monti inaccessibili e dai boschi ad insidiare le forze regolari e soprattutto – ha detto Giovanni Battista de Michele agli insorti calabresi raccolti a Fiumefreddo dopo la resa di Cosenza – punire notabili e galantuomini che hanno tradito il loro sovrano e che, al servizio del nuovo regime, continuano a tenere nella miseria uomini che sono stati sempre sfruttati e vilipesi ed ai quali nulla è mai stato concesso.

Il rancore che cova contro la ricca borghesia spinge i paria a guardare con simpatia i loro concittadini cui è negato il ritorno alle proprie case. E a questi si uniscono perché saltanto con essi possono colpire e vendicare antichi e recenti arbitri. Con gli insorti sono ora anche esseri senza scrupoli e che finiscono con il prevalere sui primi. Il che favorisce quello che è nelle intenzioni e nella malafede dei francesi e che sarà accettato poi anche dalla nostra storiografia: presentare cioè come brigantaggio comune la lotta iniziata per scuotere il giogo straniero e restituire al paese il suo legittimo sovrano, ma che ha le sue cause e le sue origini in rivendicazioni economiche e sociali.

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