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Ricordiamo i martiri Napolitani

Posted by on Ago 23, 2018

Ricordiamo i martiri Napolitani

Cari compatrioti,

scrivo per segnalare un fatto avvenuto alcuni giorni fa che solo apparentemente può non riguardarci e che fa molto riflettere.

 

Il 9 gennaio scorso la mattina ho seguito per caso il tg1 storia. La trasmissione parlava di Nicola Pende, professore che nel 1937 ha partecipato alla stesura del manifesto della razza, documento che è servito come pretesto per la deportazione ed il genocidio d’ottomila ebrei italiani, di cui settecento bambini. Dopo la guerra questo docente ha mantenuto la sua cattedra universitaria e gli incarichi che aveva sotto il regime fascista. Nel 1980 è morto. Oggi nel suo paese natale gli sono dedicate una strada, un monumento, una scuola media. C’è un premio scientifico a suo nome ed un plesso universitario a Roma sempre a lui dedicato.

Con quali criteri si dedica la toponomastica a tali personaggi, e si escludono i nostri patrioti guerriglieri? Perché un sindaco di un qualsiasi paese duosiciliano deve vedersi rifiutato il permesso di dedicare una strada ad un nostro partigiano?

Credo che in Italia si usano due pesi e due misure, soprattutto per tutto quello che riguarda l’ex Regno delle Due Sicilie. Ogni atto politico che osservo inserito anche contestualmente a tutta la politica fatte per le regioni duosiciliane mi fa pensare, e credo di non essere il solo, che vogliono continuare a tenerci come “schiavi” e le Due Sicilie devono continuare ad essere una colonia. Ho maturato un idea personale da dieci anni che la questione meridionale è il più grande affare per l’Italia unita e padanista, e credo per come sta evolvendo l’Europa si sta globalizzando l’economia, l’unico affare che rimane ai partiti padanisti.

Fra pochi giorni il 27 gennaio ci sarà la giornata della memoria per ricordare il genocidio degli ebrei. Sono alcuni anni che c’è questa ricorrenza. Gli ebrei hanno subito un genocidio a causa della Germania nazista, ma non è stato l’unico genocidio della storia umana, non esistono genocidi di serie A e genocidi di serie B. Il genocidio di un popolo è il più esecrabile dei crimini verso l’umanità è deve essere condannato con fermezza. Tutti i genocidi devono essere ricordati allo stesso modo. Nessuno ricorda il genocidio degli armeni, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, che ancora vivono sparsi per il mondo, o quello perpetrato degli americani in Guatemala, dal 1962 al 1992, quello dei Kmer rossi in Cambogia, dal 1975 al 1978, ma soprattutto non si vuole ricordare il genocidio dei NAPOLITANI tra il 1860, e il 1872. Quanto sono stati bruciati oltre sessanta paesi, tra uccisioni, saccheggi e carestie sono morti quasi un milione di persone su nove milioni e mezzo d’abitanti del Regno delle Due Sicilie nel 1861.

Credo che sia giusto proporre un giorno della memoria per onorare i nostri martiri. L’eccidio più conosciuto e che fece più scandalo fu quello di Pontelandolfo. Istituire un giorno della memoria il 14 agosto in pieno periodo di vacanze estive con le scuole chiuse non servirebbe per far conoscere soprattutto a bambini ed adolescenti questi tristi fatti storici. Una data ideale potrebbe essere il 3 febbraio, quando il generale Pinelli, nel 1861, emise un infame proclama che giustificava la pulizia etnica nelle Due Sicilie. Dieci giorni dopo Gaeta capitolava ed S.M. Francesco II partiva per l’esilio, iniziava la resistenza e il più oscuro periodo della nostra storia.

Ecco l’infame proclama:

 

“Ufficiali e soldati! La vostra marcia tra le rive del Tronto e quelle della Castellana è degna di encomio. S.E. il Ministro della Guerra se ne rallegra con voi. Selve, torrenti, balze nevose, rocce scoscese non valsero a trattenere il vostro slancio; il nemico, mirando le vostre penne sulle più alte vette dei monti ove si riteneva sicuro, le scambiò per quelle dell’aquila Savoiarda, che porta sulle ali il genio d’Italia: le vide, impallidì e si diede alla fuga. Ufficiali e soldati! Voi molto operaste, ma nulla è fatto quando qualche cosa rimane da fare. Un branco di quella progenie di ladroni ancora si annida tra i monti, correte a snidarli e siate inesorabili come il destino. Contro nemici tali la pietà è delitto. Vili e genuflessi, quando vi vedono in numero, proditoriamente vi assalgono alle spalle, quando vi credono deboli, e massacrano i feriti. Indifferenti a ogni principio politico, avidi solo di preda e di rapina, or sono i prezzolati scherani del vicario, non di Cristo, ma di Satana, pronti a vendere ad altri il loro pugnale. Quando l’oro carpito alla stupida crudeltà non basterà più a sbramare le loro voglie, noi li annienteremo; schiacceremo il sacerdotal vampiro, che con le sozze labbra succhia da secoli il sangue della madre nostra, purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infestate dall’immonda sua bava, e da quelle ceneri sorgerà rigogliosa e forte la libertà anche per la provincia ascolana“.

 

Per questa canaglia come per Garibaldi, Bixio, Cavour, Vittorio Emanuele e tanti altre non c’è stata una Noriberga, non sono state condannate come meritavano per i loro crimini, sono rimaste impunite e cosa peggiore sono ricordate come eroi. In alcune città della Padania ci fanno celebrazioni a questi criminali di guerra. Ad esempio a Bergamo tutto il mese di maggio è dedicato alla celebrazione di quell’immondo essere che era Garibaldi. A Vicenza si celebra il massacratore di Pontelandolfo e Casalduni.

Ricordiamo pure l’olocausto degli ebrei il 27 gennaio, ma attiviamoci perché deve essere istituita una giornata della memoria per ricordare il genocidio dei NAPOLITANI. La vera storia, i misfatti del cosiddetto “risorgimento padano” devono essere resi di pubblico dominio. I crimini commessi durante quel periodo storico sono crimini contro l’umanità e come tali non vanno in prescrizione perciò è importante ricordare perché un giorno quest’accozzaglia di criminali dovrà essere processata e condannata, tanti padani che discendono dai bersaglieri, che hanno commesso crimini della stessa efferatezza di quelli delle SS naziste, dovranno vergognarsi. Noi dobbiamo chiedere un risarcimento per i danni materiali e morali subiti. Un risarcimento che probabilmente vale dieci volte più di tutte le ricchezze padane, perché la vita umana, i diritti umani, la dignità di un popolo, la libertà di una nazione, il suo diritto a costruirsi un futuro giorno per giorno, il diritto d’autodeterminazione di un popolo, non hanno prezzo.

Napolitani e Siciliani erano popoli pacifici non sono mai andati nel nord dell’Italia a sterminare donne, vecchi e bambini, a depredare i loro averi. In sette secoli quello che abbiamo costruito lo abbiamo fatto solo col nostro lavoro, con le risorse della nostra terra, con i commerci con l’estero senza andare a saccheggiare le ricchezza di altri paesi. I padani invece da quasi un secolo e mezzo vivono come parassiti sulle nostre spalle.

Desidero che i popoli Napolitano e Siciliano abbiamo la stessa dignità, rispetto e prestigio che hanno tutti gli altri popoli europei, che sia messa fine all’ingiustizia nella quale siamo costretti a vivere. Finché non si otterrà tale risultato non potremo dire di aver vinto.

Giuseppe Savoia

fonte

https://www.eleaml.org/sud/borbone/martiri_napolitani.html

 

 

 

 

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