Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Riflessione su Liborio Romano

Posted by on Nov 12, 2017

Riflessione su Liborio Romano

Liborio Romano era stato costituzionalista nel 1820, coordinatore dei profughi dopo la sconfitta di Rieti nel 1821, imprigionato nel 1826 per partecipazione ad una setta segreta, firmatario nel 1848 di una petizione a Ferdinando II per la concessione della Costituzione, di nuovo imprigionato nel 1848 per sospetta partecipazione alla rivolta del maggio di quell’anno, esiliato in Francia, tornato in Italia nel 1854 dopo una sua istanza a Ferdinando II.

Quando Garibaldi avanzava in Sicilia, Francesco II lo aveva nominato prefetto di polizia nel governo liberaleggiante presieduto da Spinelli, e successivamente anche ministro dell’interno. In tale qualità, organizzò la Guardia Nazionale e utilizzò i capi della camorra per mantenere l’ordine. Consigliò a Francesco II di abbandonare Napoli ed iniziò rapporti segreti con il governo piemontese, tramite Nicola Nisco e l’ammiraglio Persano. Garibaldi era giunto a Salerno e don Liborio prepara l’ingresso in Napoli e riceve il Dittatore; contemporaneamente Cavour invia una lettera (riportata da Alianello in “La conquista del Sud”) al “pregiatissimo don Liborio”, preconizzandogli un seggio in Parlamento e firmandosi “suo devotissimo Cavour”. Garibaldi lo confermò ministro dell’Interno, e Liborio Romano entrò alla Camera nell’aprile 1861, eletto in otto collegi. Deluso perché la Luogotenenza non decideva per l’autonomia amministrativa delle provincie meridionali, si ritirò dalla vita politica nel 1865. Fu molto discusso, spesso diffamato e malfamato. Però l’aver consigliato Francesco II a lasciare Napoli è merito di Liborio Romano: così evitò una guerra civile e si oppose a manovre reazionarie, sventando congiure di palazzo e preparando la pacifica annessione del mezzogiorno al resto d’Italia. Quando, il 7 settembre, gli ordini all’esercito non erano chiari e gli animi erano sospesi per l’arrivo del Dittatore e per il timore dei bombardamenti e di saccheggi, il ministro Romano si adoperò per un regolare pacifico trapasso dei poteri, senza eccidi e scosse violente, che sarebbero avvenute se il Re avesse dato ordine ai castelli di resistere. Giova ricordare il giudizio di un contemporaneo che gli era stato avverso, Giuseppe Ricciardi: “dovetti convincermi della buona fede dell’uomo e del non picciol servizio reso al paese. Al quale evitò mali infiniti, contribuendo a far sì che incruento riuscisse uno degli avvenimenti più singolari del nostro secolo, ed a questo mirabil fatto sacrificando la propria fama, senza alcun frutto raccoglierne che i vituperi nonché della parte borbonica, di non pochi tra i liberali medesimi, essendo rimasto qual’era prima, non ricco e non insignito di onorificenze”. Delineò pure un programma di opere pubbliche per dare “pane e lavoro” (proprio come si dice oggi) ad operai e contadini e farli inserire nell’ordine nuovo, un ordine che nasceva dal disordine. L’antica polizia era scomparsa, la Guardia Nazionale non esisteva ancora, la città era in balia di sé medesima, i neosanfedisti si preparavano ad un nuovo saccheggio. La “camorra” organizzata da don Liborio non solo prevenì le rivolte, ma impedì i piccoli furti, che oggi chiamiamo “microcriminalità”; i nuovi sbirri presero il posto dei “feroci” (così si chiamavano i poliziotti borbonici). Racconta Marco Monnier che un ex commissario, aggredito per strada, fu salvato e condotto a casa da Luigi Cozzolino, un camorrista detto “persianaro”. In quel tempo un altro capo dei camorristi, Salvatore De Crescenzo, organizzava il contrabbando per mare, e Pasquale Merolla organizzava il contrabbando per terra. Agli uffici doganali i camorristi imponevano il passaggio di merci dicendo: “lasciate passare, è robba e zi Peppe” (Garibaldi). Il ministro Spaventa tentò di distruggere la camorra, deportandone i capi nelle isole; non ci riuscì, e ricorse anch’egli al metodo di don Liborio, reclutare i camorristi ed inserirli nella polizia.

 

Giovanni De Matteo

da: “Brigantaggio e Risorgimento”, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000

fonte

brigantaggio.net

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