SAN FERDINANDO REALE
Angelo Forgione
Piazza san Ferdinando! Così la chiamo, da grande amante della storia di Napoli, invece di Trieste e Trento, odonimo attivato nel 1919 in celebrazione dell’annessione all’Italia delle due città.
La storia del luogo è invece quella di una chiesa firmata da Cosimo Fanzago nella prima metà del Seicento, poi dedicata nel 1767 a san Ferdinando di Castiglia in onore del sedicenne re Ferdinando di Borbone. E fu proprio lui, l’erede di Carlo, a dare, nel 1792, un primo assetto ufficiale e sistematico alla toponomastica e all’odonomastica di Napoli con un editto che stabilì la creazione dei quartieri, dei numeri civici e delle targhe che avrebbero dovuto accompagnare cittadini e viaggiatori del Grand Tour.
Anche la piazza e l’intero quartiere furono intitolati a san Ferdinando di Castiglia, detto “il re delle tre religioni” per l’armonia che riuscì a instaurare tra cristiani, ebrei e musulmani; e magari tornasse oggi.
Un quartiere esterno all’antica Neapolis, nato al sorgere del Seicento, a partire dalla costruzione del Palazzo vicereale vecchio, poi sostituito dal nuovo, l’attuale Palazzo Reale.
Nei primi decenni dell’Ottocento, lì di fronte sorse la basilica di san Francesco di Paola, intitolata al santo calabrese che nel tardo Quattrocento aveva predetto a Re Ferrante d’Aragona (Ferran, ovvero Ferdinando in catalano) che quel posto disabitato avrebbe avuto un futuro regale. Un segno di devozione e ringraziamento dello stesso Ferdinando di Borbone al ritorno a Napoli dopo il Congresso di Vienna che aveva restaurato i troni spodestati da Napoleone. Un edificio reale di culto per affermare la fede cattolica di Napoli contro la massoneria anticattolica dei napoleonidi e dei giacobini.
Sulla sommità del pronao, insieme alle statue di Francesco di Paola e della Religione, fu posta anche quella di san Ferdinando di Castiglia.
Chissà se un giorno un sindaco napoletano penserà di ripristinare l’antico odonimo della piazza del “re delle tre religioni” e del Re di Napoli, in rispetto della storia della città, così come fatto nel 1980, vivaddio, per via Toledo.


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