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San Tommaso: riassunto. Il cuore della filosofia scolastica

Posted by on Mar 11, 2022

San Tommaso: riassunto. Il cuore della filosofia scolastica

San Tommaso fu uno dei massimi esponenti della scolastica medievale, enorme canonizzatore della dottrina della chiesa, si preoccupò di coerentizzare la filosofia aristotelica con la religione cristiana.

RAGIONE E FEDE IN SAN TOMMASO

Come tutti i filosofi medievali, egli riteneva che il compito della ragione fosse quello di servire la rivelazione. La ricerca filosofica non può da sola giungere alle verità rivelate, ma in più neanche nel terreno suo proprio essa raggiunge necessariamente la verità, a causa ella possibilità dell’errore. La rivelazione dunque non annulla la ragiona, ma la guida e la indirizza. Dall’altro lato essa non è totalmente inutile alla rivelazione, ma anzi, ha il compito di 1) dimostrare i preamboli della fede (es. l’esistenza di Dio) 2) chiarire tramite analogie i misteri della rivelazione, 3) controbattere le eresie.

LA METAFISICA

San Tommaso modifica la filosofia Aristotelica nei punti in cui essa era incompatibile con il messaggio cristiano e nel farlo, media Aristotele con la tesi creazionistica (Il Dio di Aristotele era causa finale, ma non causa efficiente). L’ente è letteralmente “tutto ciò che è”, esso corrisponde all’essere reale e logico. Nel primo caso ente reale è ciò che esiste, nel secondo ciò che può essere espresso mediante la copula. Benché ci sia una certa sovrapposizione tra i due enti (l’ente reale può essere detto in un ente logico), non tutto l’ente reale è anche ente logico (ossia conosciuto) e viceversa.

1) ENTE, 2) ESSENZA ED ESISTENZA

Compito della metafisica è indagare sull’ente reale, ovvero, sull’esistente. La prima operazione che compie al proposito è di distinguere l’esistenza dall’essenza. Mentre in Aristotele la forma era già incarnata nella cosa e dunque era già atto d’essere (e dunque la su essenza e la sua esistenza coincidevano), per San Tommaso, che concepisce le forme come create, sussiste un essenza (una sorta di Idea Platonica) prima della sua esistenza. L’essenza della cosa comprende anche la materia della cosa stessa, in quanto è tutto ciò che contribuisce alla definizione della cosa. L’essenza è lo stesso sinolo aristotelico (unione di forma e materia, trasposto dall’esistenza in atto, alla possibilità di esistenza. L’esistenza è invece l’“atto d’essere”, ovvero l’atto attraverso cui le essenze giungono all’esistenza.
Le essenze corrisponderebbero ai pensieri di Dio, ovvero al progetto divino della creazione, l’esiste è di fatto il sinolo di cui parlava Aristotele, San Tommaso con questa operazione media l’aristotelismo con il plotinismo, la trascendenza con l’immanenza.
Tale distinzione permette dunque di inserire nel costrutto aristotelico la tesi creazionista.
In quanto l’essenza è possibilità d’essere, questa possibilità per tradursi in atto ha bisogno di un essere in atto e questo a sua volta per essersi realizzato a sua volta da possibilità ad atto ha necessitato di un altro atto, sino a giungere all’unico Ente, la cui essenza è l’esistenza (di Dio si dice che è). Dio è espresso e definito dalla copula è crea il mondo per un atto di volontà (di bontà infinita). Non esiste infatti nessuna necessità che la possibilità d’essere si muti in esistenza, ma è Dio che intervenendo direttamente sulle essenze le traduce in esistenza.

2) PARTECIPAZIONE E ANALOGIA:
Le tutti gli enti sono creati da Dio, ciò significa che essi non hanno l’essere in sé, ma ricevono l’esistenza da altro (sono per altro), essi dunque  partecipano dell’esistenza divina. Ciò significa che l’essere degli enti è solo simile all’essere di Dio. Per San Tommaso allora l’essere non è né univoco (uno solo), né equivoco (diversi tipi di essere), ma analogo. Le cose che sono ricevono l’essere da Dio come la luce illumina il mondo.
San Tommaso non segue la tradizione della via negativa e definisce l’essere (ricordo che Dio è l’unico essere) secondo la tradizione ebraica con degli attributi assolutizzati (la sostanza più perfetta etc. etc.). Dall’altro lato elabora una teoria dei trascendentali ovvero di attributi che ineriscono agli esseri di tutti gli altri enti e che sono al di sopra delle stesse categorie che ordinano l’ente. Ogni ente è 1) uno, 2) vero, 3) buono, ovvero riflette in minor misura gli attributi di Dio (onnipotente, onnisciente e bontà infinità).

LE CINQUE VIE

In sintonia con la sua idea dell’uso della ragione San Tommaso elabora cinque prove dell’esistenza d Dio. Attenzione che esse non sono da intendersi come prove nel senso moderno (ovvero prove da cui dipende la verità di cui sono prova), in quanto l’esistenza di Dio è certa per il filosofo medievale. Esse sono piuttosto VIE, percorsi che offre la ragione per accedere alle verità di Fede.
Prima: Ex motu. E’ anche detta prova cosmologica ed è di derivazione aristotelica “tutto ciò che si muove è mosso da altro” il regresso non può retrocedere all’infinito e si arriva ad un primo motore immobile;
Seconda: Ex causa. Nell’ordine delle causa efficienti non si può risalire all’infinito e si deve è perciò arrivare ad una causa prima;
Terza: Ex possibili et necessario. Le cose possibili esistono solo n virtù delle cose necessarie, siccome tutto ‘esistente è possibilità d’essere esso dovrà ricevere l’esistenza da un ente necessario;
Quarta: Ex gradu.Di tutte le cose esistono gradi delle cose buone per es. ci sono quelle più o meno buone, questi gradi devono riferirsi dunque ad una misura, che corrisponderà al massimo grado e al principio di ogni perfezione;
Quinta: Ex fine. Tutte le cose naturali appaiono dirette verso un fine, Vi è dunque un Essere intelligibile dal quale tutte le cose naturali sono ordinate.

TEORIA DELLA CONOSCENZA

Come per Aristotele anche per San Tommaso la conoscenza è un processo astrattivo. Esiste tuttavia al contrario che in Aristotele una materia comune e una materia signata (la carne le ossa etc. etc.; ricorda che per San Tommaso l’essenza è sia possibilità della forma che della che materia). A determinare la cose è però la materia signata  (questa carne, queste ossa).
Gli universali sussistono nelle cose (in re), dopo le cose (post rem, come universali pensati), mentre non hanno esistenza prima delle cose (ante rem) se non come pensieri di Dio.
Egli afferma pure l’unità dell’intelletto agente: Secondo la teoria Aristotelica, tra l’intelletto che conosce e l’oggetto conosciuto, doveva sussistere un intelletto agente. Che trasformasse la possibilità della ricezione dell’intelletto in atto (come la luce che illumina le cose), San Tommaso cerca di dimostrane che tale intelletto agente è uno è non molteplice.
Aristotele distingue sulla base delle funzioni dell’anima un’anima vegetativa, da una sensibile, da una intellettiva.
Di queste tre parti la prima e la seconda sono legate dirittamente al corpo e sono perciò mortali, mentre la funzione intellettiva non lo è ed è dunque separata dal corpo incorruttibile ed eterna.L’anima sensibile coglie le sensazioni, essa è possibilità di recepire, che passa in atto nel moneto in cui incontra l’oggetto della sensazione (l’oggetto in atto permette all’anima sensibile di passare dalla possibilità di ricezione all’atto del recepire).
Attraverso la sensazione si colgono le qualità dell’oggetto.
Sulla sensazione lavorano poi l’immaginazione e la fantasia, che contribuiscono a creare il fantasma sensibile, ovvero producono l’immagine mentale dell’oggetto. L’anima razionale è come quella sensibile possibilità di cogliere la forma delle cose. E anch’essa ha bisogno di un atto che permetta il suo passaggio dalla potenza all’atto. Ma il fantasma sensibile al contrario dell’oggetto che è in atto è solo potenza forma intellegibile, ovvero le forme intelligibili sono contenute solo in potenza nel fantasma sensibili.
Questa doppia relazione tra due potenza si risolve in atto ad opera dell’intelletto attivo, le forme che sono in potenza diventano concetti (forme intellegibili in atto, per opera dell’intelletto attivo, che le porte all’intelletto passivo come oggetti in atto. A partire da questa concezione nasce la disputa se l’intelletto attivo dovesse essere individuale o unico.
In Dio l’essere e l’intendere coincidono, intendere una cosa per Dio significa comunicargli l’essere (non comprenderlo) egli con un solo atto afferra l’essenza totale e completa della cosa. Il nostro intelletto invece, non attinge con un unico atto alla conoscenza perfetta di una cosa, essa si svolge per atti successivi. Il procedere dell’intelletto è il ragionamento e la scienza che esso va costituendo è la scienza discorsiva.

TEORIA MORALE

Per San Tommaso l’agire segue l’essere, essendoci una correlazione necessaria fra la natura di un ente e il suo modo di agire. Poiché l’uomo è una creatura di Dio, egli non potrà fare a meno in quanto creatura che di tendere al suo Creatore (causa prima e fine ultimo). Se infatti come per Aristotele il fine ultimo dell’uomo è la felicità (intesa come piena realizzazione delle sue capacità), tali potenzialità hanno per San Tommaso la loro verità nella ricerca di Dio. Il sistema morale tomistico si pone dunque l’essere come norma dell’agire.
Tutte le cose sono soggette alla provvidenza anche l’azione umana. Per San Tommaso La provvidenza stabilisce non solo le cose che accadono, ma anche il come accadono e dunque non soltanto le cause necessarie degli eventi, ma anche quelle contingenti. Fa parte dunque della provvidenza divina anche l’azione libera dell’uomo. Provvidenza e predestinazione suppongono la prescienza divina, con la quale Dio prevede i futuri contingenti ciò le azioni dovute dalla libertà umana.  Egli vede le azioni future degli uomini, ma col vederle non toglie a esse la libertà: la volontà umana è dunque un libero arbitrio che non è diminuito dall’ordinamento finalistico del mondo (che tende naturalmente al suo creatore), né dalla prescienza di Dio, né dalla grazia stessa.

Al libero arbitrio è dovuta la presenza del male nel mondo.
Se la realtà è una scala di gradi alla cui sommità troviamo il bene, allora in un certo qual modo, il male, inteso coma privazione, è necessario all’ordine del mondo, come suo grado inferiore; esso è di due tipi: pena e colpa. La pena è la deficienza rispetto alla forma o di una parte che è richiesta all’integrità di una cosa (es.: un cieco rispetto alla vista), la colpa è la deficienza di un’azione rispetto al suo fine. Il male in quanto deficienza e mancanza di qualcosa è sempre pena, mentre il male maggiore è la colpa che la provvidenza cerca di eliminare e correggere con la pena.
La colpa è l’atto con cui l’uomo sceglie deliberatamente il male, si allontana dalla legge divina. L’uomo ha la capacità di scorgere il bene in tutte le cose e di tendere ad esso, come egli naturalmente tende alla verità egli tendere alle cose buone, tale tensione è un habitus ossia un modo d’esse, che dirige al bene e distrae dal male e corrisponde  alla coscienza interiore di ciascuno.

Alessio Farina

Fonte:

https://www.ilbarattolodelleidee.org/2016/10/15/san-tommaso/

segnalato da Gianandrea de Antonellis

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