SANGUE E VALORE A LICATA (AGRIGENTO): IL SACRIFICIO DEL CARABINIERE CARMELO FAULISI
Erano le 3 e 30 del mattino del 9 febbraio 1890 quando Licata, in provincia di Agrigento, divenne teatro di una delle pagine più eroiche e drammatiche della secolare storia dell’Arma dei Carabinieri: il silenzio di una notte d’inverno, fu improvvisamente squarciato dal fragore dei fucili.
Cinque malviventi, carichi del bottino di due furti perpetrati nelle campagne della Piana licatese, avevano tentato di penetrare nel cuore della città per cercarvi riparo.
Il loro cammino fu intercettato da una guardia del dazio (barriera doganale interna): i briganti non esitarono e aprirono il fuoco, ferendola gravemente.
Gli spari richiamarono immediatamente due pattuglie dei Carabinieri Reali. Tra i militari accorsi c’era Carmelo Faulisi, un giovane di 30 anni originario di Alimena, paese delle Madonie, in provincia di Palermo.
Insieme ai commilitoni Nunzi, Pozzebon e Tortorella, iniziò una serrata caccia all’uomo tra i vicoli stretti della città.
Mentre le pattuglie si dividevano per stringere i fuggitivi in una morsa, i malviventi si appostarono nell’ombra. Quando i carabinieri Nunzi e Faulisi furono a tiro, furono esplosi colpi di fucile: Faulisi stramazzò a terra, colpito all’addome.
Il giovane carabiniere, nonostante la ferita, trovò la forza di rialzarsi. Non cercò riparo, ma continuò nell’inseguimento, scaricando il proprio revolver contro i briganti, finché il corpo, sfinito dal dissanguamento, non cedette definitivamente.
Si spense poche ore dopo, vittima del proprio dovere.
“… svolgevasi in pubblica via un grave fatto, che se depose dell’audacia ed efferatezza di alcuni ribaldi, provò anche luminosamente quanto valga nei carabinieri l’impulso del dovere, l’animosità ed il coraggio nella persecuzione dei malfattori. Cinque di questi ultimi infami, armati di fucili e pistole, perpetrati due furti in campagna penetrarono di notte in città, carichi di bottino: e siccome una guardia del dazio volle intercettar loro la via, gli esplosero contro un colpo d’arma da fuoco ferendola gravemente. Alla detonazione accorsero le due pattuglie dell’arma composte dei carabinieri Faulisi, Nunzi, Pozzebon e Tortorella, alla vista dei quali gli sconosciuti malfattori volsero in fuga.I quattro militari, fattisi allora in fretta narrare dalla guardia ferita l’occorso, si posero sulle loro tracce prendendo due differenti direzioni per poterli cogliere in mezzo. A tale scopo i carabinieri Nunzi e Faulisi si erano internati nella via battuta dai fuggitivi e già stavano per piombar loro addosso, quando dai cinque ribaldi, che accortisi forse della mossa dei carabinieri li attendevano al varco, venne lor fatta contro una scarica in seguito alla quale il Faulisi stramazzava a terra colpito all’addome .Il coraggioso carabiniere malgrado il grave stato nel quale era ridotto tornò però ad alzarsi ed a rincorrere col compagno i malandrini esplodendo contro costoro replicate volte il proprio revolvers, finché sfinito pel sangue sgorgantegli dalla larga ferita, cadeva di nuovo assistito dal compagno che perciò fu costretto a perdere le tracce dei fuggitivi, i quali poterono evitare anche gli altri due militari,che agli spari accorrevano dalla parte opposta in soccorso dei compagni. Il carabiniere Faulisi, a causa della grave ferita toccatagli, cessava di vivere poche ore dopo…”
La reazione della cittadinanza colpì l’intera nazione. Il sindaco, il cav. Pasquale Urso, interpretando il dolore dei licatesi, dispose i funerali solenni a spese del Comune.
Il 14 febbraio del 1890 Licata si fermò. Ogni cittadino scese in strada per scortare la salma di quel “figlio adottivo” caduto per proteggerli. Fu un’imponente manifestazione d’affetto che spinse numerose autorità a congratularsi con i licatesi per la loro nobiltà d’animo.
Il sacrificio di Faulisi non restò impunito. Sotto la guida del maresciallo Agliani Domenico, i carabinieri Giano Carlo (brigadiere), Martorana Salvatore (appuntato) Nunzi Pasquale, Daverio Giovan Battista, Pozzebon Felice, Tortorella Paolo, Galvagna Antonio, Ferretti Saverio, Gasparini Dario, Andreini Emilio, Delle Donne Francesco, Schiros Antonio, non diedero tregua ai colpevoli.
In breve tempo, riuscirono a scovarli e catturarli tutti, recuperando parte della refurtiva. Schiacciati dalle prove, i cinque briganti finirono per confessare l’orrendo delitto.
“…L’intera popolazione, nonché le autorità del luogo, profondamente addolorate, prendevano parte ai di lui funerali, compiutasi fra il lutto della città tutta: onoranze degne della nobile e compianta vittima del dovere. I commilitoni del prode ed infelice Faulisi poi, datisi con tutto impegno a rintracciare gli autori dell’orrendo misfatto, sotto la zelante ed intelligente direzione dei loro ufficiali, riuscirono fra la compiacenza generale a scovarli, a catturarli tutti ed a sequestrar loro parte della refurtiva, talché, schiacciati dalle prove, finirono col rendersi confessi…”
Insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, Il carabiniere Carmelo Faulisi fu un grande esempio di coraggio quotidiano che ancora oggi, a distanza di tanto tempo, onora la città di Licata e l’Arma dei Carabinieri.
fonte
Storie di Carta – Licata – Agrigento





invio in corso...



