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Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787): Il precursore della Riconquista del Regno di Napoli

Posted by on Mag 12, 2026

Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787): Il precursore della Riconquista del Regno di Napoli

Articolo segnalato da Gianandrea de Antonellis e alla fine ripubblichiamo intervista a Fernando Di Mieri che anni fa segnalò la profezia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

di Don Bruno Lima
atti del convegno tradizionalista di civitella del tronto 1997

Il secolo XVIII passerà alla storia come il “secolo dei lumi” – paradossalmente diciamo noi – dato che proprio l’idea stessa di luce ci rimanda a quella sublime immagine di Luce perenne che si identifica con Dio; quei lumi tanto conclamati e applauditi dagli spiriti settecenteschi menzogneri ed ebbri di miscredenza – quanto del resto dai loro epigoni fino ad oggi – sono piuttosto l’emblema della oscurità più tenebrosa, quella che sfida il Creatore e che trova l’antenato più vecchio in Lucifero, il primo rivoluzionario della storia.

Ma la Divina Sapienza infonde la sua vera luce in ogni cuore che si apre alla Grazia e suscita i campioni della fede, gli eroi della cristianità, in tutte le epoche, affinché il vessillo della Croce regni sempre sovrano sui destini dell’uomo, a difesa dei figli di Dio attaccati dal serpente incarnato nei suoi seguaci e nelle loro dottrine ammaliatrici come nelle loro opere funeste.

Il nostro Campione, l’Eroe cristiano del Sud, l’antesignano della controrivoluzione italiana a cui dedichiamo questo scritto è S. Alfonso Maria De Liguori, Principe dell’umiltà e perciò altissimo agli occhi dell’Onnipotente e della sua divina Madre, da cui attinse con purissimo ardore questa sublime virtù. (1)

In chi meglio di lui, nel secolo luciferiano, possiamo ammirare riflesse, per divina disposizione, come in un cristallo modellato dal!’ Altissimo, le parole della Sacra Scrittura, tratte dall’Elogio della Sapienza: “E’ un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia del!’ attività di Dio e un’immagine della sua bontà” (2)

Il nostro Santo fu cultore della vera Sapienza, Apostolo e Missionario della S. Fede, quella sgorgata dal Golgota, dalle carni straziate del nostro Redentore Gesù Cristo; a Lui egli volle consacrare se stesso e il suo Istituto religioso (3), che sarà fucina di missionari e combattenti contro i cosiddetti “novatori” dell’Enciclopedia e di ogni eresia presente e futura, a tutto vantaggio del popolo cristiano e per il trionfo della Religione.

Il Cardinale Capecelatro nella sua dotta biografia, dice a proposito della personalità di S. Alfonso: “Mi pare che egli rispecchii Gesù Cristo al modo medesimo, che lo rispecchiarono San Filippo Neri nel secolo XVI, e San Francesco di Sales, e San Vincenzo de Paoli nel XVII. Però il De Liguori rassomiglia in modo particolare a questi tre Santi, che lo precedettero e che gli furono particolarmente cari. Prende da San Filippo la gentilezza della pietà, la semplicità della vita, e lo smisurato fervore nell’orazione. Del Sales ha la scienza, la mitezza, lo zelo, la medesimezza dell’apostolato episcopale. Nell’amore del popolo e dei poveri effigia in sé il de Paoli; ma, mentre che questi intende più particolarmente a combattere nel povero le povertà del corpo, il De Liguori si volge più da vicino a scemare in lui la miseria dello spirito” (4).

A proposito dell’amore per il popolo abbiamo già detto quanto, per lui, fosse prioritario l’impegno in favore degli ultimi, quale naturale conseguenza di un desiderio di bene schivo da ogni interesse egoistico o logica di potere, ma invece orientato a preservare i più deboli dagli inganni di una società malata, succube di intellettuali padrini della rivoluzione anticristiana. Tutto ciò coerentemente alla massima evangelica “la verità vi farà liberi”. (5)

Imitando questi tre Santi –prosegue il Capecelatro– Sant’Alfonso, non che perfezioni soltanto se medesimo, continua anche nel secolo XVIII l’opera tanto benefica di carità e di civiltà, che essi compirono nei due secoli precedenti. Né ciò fu senza uno speciale e benefico consiglio della Provvidenza. Questi tre secoli della nostra storia, e anche il secolo nostro (XIX), ricevono in gran parte la loro impronta dalla lotta che la Chiesa sostiene contro la Riforma protestante“. (6)

Dalle ultime considerazioni, sopra riportate, il citato biografo fa discendere le affinità d’intenti e d’operato dei Santi cui rassomiglia il De Liguori, accomunati dalla necessità di combattere un medesimo male: “la Riforma protestante, guardata nei suoi principi, fu uno dei fatti più gravi della storia del genere umano e del cristianesimo“. (7)

Lo stesso S. Alfonso riconosce nella riforma protestante la radice e la forza propulsiva di quelle nuove, posteriori eresie e movimenti di pensiero anticristiano che nel secolo XVIII infesteranno la società civile e quindi le coscienze dei popoli col precipuo scopo di abbattere la Monarchia e la Chiesa cattolica. Come sappiamo, appena due anni dopo la sua morte, nel 1789, tutto ciò produrrà quale proprio coronamento, la famigerata rivoluzione francese, opera della Massoneria[1](8), la prima nemica della Chiesa. Scrive il Santo:

Lutero e Calvino furono già i primi ad aprir la porta a questo perverso libertinaggio … Cromwel cò suoi Liberi Muratori allargarono la via … Ugone Grazio … Locke ed altri si sono adoperati ad avanzar la grande opera, eh’ è giunta finalmente, come si vede nel famoso Comentario Filosofico, ed in tanti altri libri moderni pestilenziali ad un tal Indifferentismo, che si riduce ad un puro Deismo, e Deismo (9) tale, eh ‘è pronto a vivere in pace coll’Ateismo“. (10)

Ritornando al nostro Sud, Cattolico e Monarchico, questi vede in S. Alfonso il suo paladino più insigne, colui che per primo, in nome della Fede, ingaggiò quella lotta senza quartiere contro i pensatori rivoluzionari, nemici del Trono e dell’Altare, e che nel 1799 avrebbe consentito al Cardinale Fabrizio Ruffo di riconquistare l’antico Regno (11)1 alla Vera Religione e al suo legittimo Monarca, sottraendolo alla tirannia dei cosiddetti liberi pensatori d’oltralpe: la Marcia dell’Armata Cristiana e Reale fu, infatti, l’apice di quelle Insorgenze antigiacobine che costituirono la “Vandea” italiana.

S. Alfonso affronta i “tre maggiori mali” del secolo XVIII

Scrive il Capecelatro: “i tre maggiori mali del secolo XVIII furono la miscredenza filosofica, il giansenismo e la politica anticattolica alla maniera del Giannone, del Tanucci e di tutta la loro scuola (regalismo) … A quel modo che la zizzania, allorché non s’ é riusciti a mortificarne i primi semi, getta i nuovi e presto invade tutto il campo; così d’anno in anno i tre mali indicati, poiché non furono potuti diradicare dalle menti, vi si abbarbicarono, e anzi crebbero, dilatando­si in tutta Europa“. (12)

Quello descritto dal Capecelatro è il panorama culturale del vecchio continente nel momento in cui entra in campo S. Alfonso. Non doveva certo mancare di una buona dose di coraggio e della tempra di un autentico atleta dello spirito chi, in simili frangenti, avesse deciso di andare fino in fondo per combattere frontalmente l’urto massiccio scatenato da una serrata falange avversaria, ramificata a tutti i livelli e coalizzata contro lo stesso obiettivo: l’annientamento della civiltà cristiana.

La Provvidenza, come si è visto, doveva suscitare con S. Alfonso, questo impavido condottiero, sicuro baluardo della fede e della Chiesa ad essa indissolubilmente congiunta.

Il Santo si avvide di quanto i “tre maggiori mali”, prima menzionati, fossero gravidi di sciagure per l’umanità e per questa ragione votò completamente se stesso a combatterli, intraprendendo quella che possiamo definire lotta cosmica tra la città di Dio e la città del mondo.

Passando, poi, a considerare quali furono i mezzi di cui S. Alfonso si servì nella sua nobile strategia d’attacco contro la eterogenea schiera di nemici, apprendiamo dal Capecelatro quanto segue:

Contro la filosofia miscredente il De Liguori fu apostolo di quella pietà santa, che, in parte è essa stessa nobilissima filosofia, e in parte la produce. Agli errori, alle durezze e alla superbia della morale giansenistica oppose i suoi profondi studi della morale cattolica, i quali ne fecero molto progredire la scienza e mostrarono con nuova luce che la morale di Gesù Cristo è veramente un’armonia stupenda di misericordia e di giustizia … Agli errori politici del suo tempo egli si oppose volgendosi con sapienza e amore all’autorità civile e al popolo … Quanto all’autorità civile, la scienza di Alfonso fu di rispettare cotesta autorità, nell’atto stesso che ne riprovava i fatti malvagi. Quanto al popolo, la scienza politica d’Alfonso fu rendersi l’amico vero del popolo, perché egli fu amico di Dio“. (13)

Molto sagge e frutto di una realistica constatazione sono le conclusioni che il biografo desume da questa speciale propensione del Santo per il popolo; egli le rapporta alla sua età, il secolo XIX, ma, a nostro avviso, sono valide in ogni tempo:

Questa prerogativa del De Liguori dovrebbe renderlo accetto anche ai nostri avversari oggidì … Ma, disgraziatamente, il popolo da tutti amato a parola, pochi lo amano sinceramente ed efficacemente; e la cecità è tanta, che taluni sperano di renderlo beato, avvelenandone la vita religiosa e morale, togliendogli la.consolazione della speranza cristiana, e infine promettendogli ricchezze e gioie, che esso non avrà mai, e che del resto assai spesso rendono infelici e disperati i ricchi e i potenti che le possedono“. (14)

Contro l’illuminismo

Nella seconda metà del ‘700 la situazione socio-politica e religiosa era tale che, già allora, aveva preso quella brutta china fatalmente orientata ai fatti dell’89. S. Alfonso è tutto intento a smascherare i tranelli inventati ad arte – con scaltrezza sofistica – dai “liberi pensatori”, a discapito della gente colta come del popolo. Tentavano costoro di trascinare tutti nell’euforia sfrenata della rivoluzione dei costumi tradizionali. Dalla penna di Alfonso usciranno tante opere ( centodieci), tutte magistralmente concepite, perché prodotte da un profondo conoscitore tanto delle verità eterne quanto dei fragili argomenti su cui si fondavano i testi della polemica avversaria.

Apprendiamo dal Rispoli la narrazione a fosche tinte di quel momento storico:

Una folla di libri d ‘irreligione si propagava per tutta l ‘Europa. Molti scrittori empi attaccavano, con un’accanimento, e con una rabbia infernale, ciò che vi ha di più santo, e di più rispettabile. Le opere loro, e soprattutto quelle di Voltaire, e di G. G. Rousseau, erano di già penetrate nel Regno di Napoli“. (15)

Prosegue, poi, riferendoci della preoccupazione del Santo per tali minacce a discapito della coscienza dei fedeli e del suo impegno in prima linea, con ogni mezzo, per arginare tanto male: “Spaventato era Alfonso dai progressi del/’ errore, tanto pel suo proprio gregge, che pè popoli in generale. Umiliò al Re delle forti Suppliche. Cercò, che le produzioni di una filosofia anticristiana non fossero introdotte ne’ suoi Stati. Espose, che questi libri erano nemici dello spirito di verità. Previdde che avrebbero prodotti frutti di dolore. Raccomandò fortemente a tutti i Predicatori di sua Diocesi e particolarmente ai Padri della sua Congregazione, di scovrire con tutta la veemenza dello zelo i pericoli di queste letture colpevoli”. (16)

Nel 1756 Alfonso pubblicò la sua opera dal titolo “Breve dissertazione contro gli errori dei moderni increduli oggidì nominati materialisti e deisti”.

Altra volta, diceva nella sua introduzione, gli atei si nascondevano per non esser trattati da pazzi: ai giorni nostri si mostrano senza vergogna, si erigono a censori della religione, e si levano contro lo stesso Dio, del quale osano negar l’esistenza per passare da spiriti forti e da uomini senza pregiudizi. In sostanza, quello a cui mirano si è di liberarsi da ogni legge morale, poiché sparito Iddio rimuneratore e vendicatore, abolite le verità della religione cristiana, l’uomo diviene simile o anche inferiore al bruto, non riconoscendo altro diritto che la forza, né altra regola che il piacere. E questi moderni increduli non si contentano di declamare contro la religione cristiana, ma lanciano senza posa al pubblico libri infetti dei loro errori. Se questi scritti avvelenati circolassero almeno solo nei paesi degli eretici! ma essi penetrano nella nostra patria, dove son letti con avidità, e con applauso anche da cattolici il cui spirito conserverà sempre le tracce di quel veleno corrompitore” (17).  

Quanta la sapienza e l’accortezza di queste parole, quanto Io zelo apostolico, ciascun lettore può percepirlo immediatamente. E ancora scorgiamo, nel testo dell’opera, una chiara confutazione e una dura condanna degli errori di tali pretesi “uomini senza pregiudizi”.

“Considerando poi a parte ciascuno di queste errori, Alfonso mostra la pazzia degli atei, che, dinanzi alla creazione, disconoscono il Creatore; dei panteisti, che confondono Dio con le creature … , dei deisti, tanto ciechi da non veder nella Sacra Scrittura e nella storia della Chiesa le prove manifeste della Divinità di Gesù Cristo; e infine degl’indifferenti, che dichiarano esserle religioni  tutte buone egualmente, e per i quali la verità non è che un affare di latitudine. Iddio si tiene egualmente onorato, essi dicono, se il cristiano adora Gesù Cristo, o se il giudeo lo crocifigge; se si crede alla presenza reale di Gesù nel SS. Sacramento in Italia, e se è negata in Inghilterra; se a Roma si considera il Papa come Vicario di Gesù Cristo, e a Londra si tratta da anticristo” (18).

Qualche anno dopo, nel 1759, S. Alfonso pubblicava la “Dissertatio de justa prohibitione et abolitione librorum nocuae lectionis”. “La pregherei” così scriveva il 1° agosto al Remondini (suo tipografo veneziano) “a non lasciare di metterci ( nella Morale) … anche questo tratta tino, il quale  … nei tempi presenti può molto servire per lo bene della Chiesa; giacché vanno attorno tanti libri impestati di eretici, e corre l’opinione trà libertini che si possono leggere i libri proibiti”[2] 19.

“In una sua lettera (16.8.1765) al Principe di Cento/a, uno dei reggenti del Regno durante la minore età di Ferdinando TV, il Santo lo prega di far ‘ricercare’ tali libri e ‘bruciarli con rigore’ dicendo: ‘così mi fa parlare la rovina che vedo di tutto il nostro Regno nella Fede, per cagione di questi maledetti libri” (20).

Nel 1767 il Santo pubblicava ancora un’altra importante opera dal titolo “Verità della fede contro i materialisti, i deisti e i settari, con una confutazione di Helvetius” (21).

Scrivendo, in proposito, il 7 gennaio 1766, al Padre Sapi o, Filippino dell’olivella a Palermo parla ancora dei “libri impestati che escono continuamente da Francia” (22).

“L’Opera è divisa in tre parti. La prima intende a combattere i materialisti, i quali, accecati dal senso e dall’orgoglio, arrivano all’ateismo, negando l’esistenza stessa di Dio; la seconda è contro i deisti, che sfoggiano un Dio a loro modo, e negano ogni sorta di rivelazione soprannaturale; l’ultima oppugna gli eretici e i settari che negano la santità e la infallibilità della Chiesa cattolica, e tra gli eretici oppugna particolarmente i giansenisti” (23).

Le due Appendici, invece, sono dedicate alla confutazione dei due libri francesi “De l’esprif’ e “De la predication”, i cui rispettivi autori si fanno portavoce di teorie anticristiane[3] 24.

Su questo medesimo filone si innestano altre due opere, una del 1769 “Trattato dogmatico contro gli eretici pretesi riformati” (25)e l’altra del 1772 (in tre volumi) “Trionfo della Chiesa o istoria delle eresie colle loro confutazioni[4] (26).

Tra i cossidetti liberi pensatori del XVIII secolo Voltaire e Rousseau sono senz’altro quelli che seminano più errori a causa della nefasta influenza dei loro scritti. Non a caso la rivoluzione francese li glorificherà, eleggendoli quali suoi vati, e con tale fama passeranno alla storia.

Allora, soprattutto contro di essi, com’era naturale, S.  Alfonso impegna le sue energie intellettuali per metterne a nudo e confutarne il perverso ragionamento. Vecchio e malato non trovava la forza di scrivere contro costoro e allora si compiacque immensamente quando gli capitarono fra le mani i due libri del Nonnotte “Contro gli errori di Voltaire” e “Contro il Dizionario Filosofico“. La lettera di ringraziamento che il Santo scrive al Nonnotte può ritenersi un testamento spirituale a imperitura condanna dei due miscredenti.

S. Alfonso dunque chiama “Libri d’oro” le opere del Nonnotte e prosegue “In ogni capo che leggo, trovo un dotto trattato circa le principali massime della Fede, colle risposte tutte convenienti e chiare contra gl’infami libri di Voltaire e di altri suoi compagni, pieni di eresie, di menzogne e di confusioni … ” cita, poi, il Breve che Clemente XIII ha indirizzato a lode de!l ‘opera di Nonnotte e si propone di ottenere in tal senso un altro Breve da Papa Pio VI. Continua parlando di “questi moderni filosofi e partigiani del demonio” e ancora “questi infami libri, degni solo del fuoco, che non cessano ogni giorni di uscir fuori in danno della povera gioventù” (27).

Il motto di Voltaire “Ecrasez l’infame” (schiacciare l’infame) (28) con cui il filosofo si riferiva al Signore Gesù Cristo, ci dice tutto sulla sua personalità: egli si era dichiarato “il nemico personale di Gesù Cristo(29).

Attaccando Voltaire e i deisti suoi allievi, negatori dell’immortalità dell’anima, S. Alfonso (nel 1773) traccia una stupenda riflessione sul significato della vera felicità:

“Noi all’incontro diciamo che l’incredulo non può mai vivere felice nella sua incredulità, ma che solo chi siegue i lumi della rivelazione ed osserva la divina legge può godere in questa terra la propria felicità; ma quella felicità che solo può aversi nella presente vita, poiché la felicità piena e libera da ogni travaglio non si può godere quaggiù, ma ci stà preparata nell’eternità della vita futura” (30).

A proposito di Rousseau, il Santo contesta la religione naturale propugnata dal filosofo ginevrino e dice: “Ecco come parla il Rousseau nel suo Emilio: ‘ … ecco la vera e sola religione che non è soggetta a fanatismo (per fanatismo intende la rivelazione) … lasciate i dogmi misteriosi e le capricciose dottrine, che servono a rendere gli uomini più folli che buoni … ‘ e il Santo, invece: ‘ma noi diciamo che la sola religion naturale non basta all’uomo per fargli conseguire l’ultimo fine: deve egli conoscere con certezza e senza pericolo di errare cosi la natura di Dio ed i suoi attributi come anche la natura dell’anima, la sua spiritualità ed immortalità e tutti i suoi doveri verso Dio, col conveniente culto che dee prestargli … Il solo lume naturale non basta a farci camminare costantemente per la retta via … Questa nostra pratica impotenza, universale per tutti gli uomini, ci fa confessare la necessità della grazia, la quale solamente dalla religione rivelata ci vien manifestata” (31).

Il Rousseau incita alla rivolta contro i legittimi Sovrani e invoca l’uguaglianza dei beni; tematiche, come è noto, che saranno riprese più tardi dal social-comunismo nel propagandare la lotta di classe (32).

S. Alfonso condanna risolutamente entrambi i concetti in quanto contrari alla religione rivelata.

Dimostra infine, come questi spiriti cossidetti tolleranti, in realtà amano soltanto imporre i propri interessi di parte e perseguitano la religione cattolica perché essa è l’unica che può smascherare i loro inganni (33).

A un certo punto, essendosi diffusa la falsa notizia della conversione di Voltaire, S.Alfonso gli scrisse una lettera “per congratularsi del suo ritorno a Dio, e impegnarlo a ritrattare pubblicamente i suoi errori … ma prima di spedirla seppe che l’odioso libellista era morto impenitente”. Il Santo disse allora: “In Voltaire regnava l’estrema malizia senza alcuna miscela di bontà; tutto è pessimo”. Circa un mese dopo (siamo nel 1778) morì anche Rousseau e S. Alfonso, lui che era tutto pieno di misericordia, dovette esclamare: “Ringraziamo il Signore, in un mese Egli ha liberato la Chiesa dai suoi due più grandi nemici” (34).

Un altro male pernicioso che andava diffondendosi dalla Francia nel resto d’Europa era quello noto sotto il nome di Giansenismo.

S. Alfonso, pastore sapiente e profondo conoscitore delle anime, ne individua immediatamente tutta la carica esplosiva, benché essa fosse celata sotto una coltre farisaica di timor di Dio con cui questi eretici giustificavano le loro teorie.

Io non conosco altro, cosi in una lettera, di più nocivo per le anime, e per la chiesa, che l’errore mascherato sotto un’apparente rigore di perfezione évangelica. I giansenisti sono anche più pericolosi, che Lutero, e Calvino, perché sono essi meno allo scoperto. Tenetevi ben guardato da Antonio Arnauld, questi è un uomo nemico della santità, e che a forza di esagerare la grande parità., e perfezione colla quale bisogna accostarsi alla Comunione, non ha altro scopo, che di allontanare i fedeli da questo Sagramento, unico sostegno della nostra debolezza. La intenzione da giansenisti, dicea egli in un altra lettera, è di rovesciare la Chiesa di Gesù Cristo” (35).

Quest’ultima intenzione, come si sta dimostrando, non era perseguita dai soli giansenisti, ma, insieme a questi e di comune accordo, anche dai filosofi miscredenti – di cui si è trattato – e dai politici, sui quali parleremo fra poco.

Non mancavano le divergenze d’opinione nell’ambito dei tre suddetti schieramenti: basti pensare che i filosofi negavano Dio stesso o comunque la divina rivelazione, mentre i giansenisti, benché CRrici, non la ripudiavano, pur interpretandola a modo loro.

Nondimeno però, quando si trattasse di combattere la Chiesa, il Papato e gli ordini religiosi: cmi. politici, filosofi e giansenisti si univano tacitamente insieme, e in questa unione trovavano la lor» forza” (36).

Accadde tra l’altro che, i filosofi, attuando un tale programma, si allearono con i giansenisti per togliere di mezzo la Compagnia di Gesù, tanto cara ad Alfonso, perché essa rappresentava ai scoi occhi – e così era realmente – un possente baluardo in difesa della Chiesa. Il potere politico, poi. abbagliato dalla avidità di dominio, diede man forte alla spinta aggressiva degli altri due groppi ribelli, rendendosi esecutore materiale della soppressione del benemerito Ordine religioso. Così facendo, non si avvide di stilare da se stesso la propria condanna, fomentando quelle forze occulte che avrebbero di lì a poco condotto alla rivoluzione dell’89.

S. Alfonso era affezionatissimo alla Compagnia di Gesù, di cui stimava i grandi benefici da essa arrecati alla Chiesa e alla società cristiana. Egli, con il consueto acume e con lo spirito di introspezione che sempre lo contraddistinguono, anche di questa drammatica vicenda sa cogliere i nessi che la stringono alla crisi più generale di cui era preda l’umanità d’allora. Afferma quindi “con un presentimento quasi profetico: la Chiesa si chiama la vigna di Gesù Cristo, ma se tolgono gli operarj, che debbono coltivarla, vi nasceranno de’ roghi, e delle spine, sotto le quali si nasconderanno de’ serpenti per corrodere saldamente il Trono, e l’Altare; se i Gesuiti sono distrutti, aggiungeva egli nel colmo del suo dolore, noi siamo perduti. Li riguardava soprattutto come necessarj per la educazione della gioventù. La gioventù tolta ai Gesuiti doveva cadere nelle mani degl’increduli … Sapea, che i giansenisti e tutti i novatori volevano estirpare questa società dal mondo, per togliere così il baluardo della Chiesa di Dio” (37).

Il Santo Vescovo, che il Papa Pio IX nel 1871 avrebbe proclamato Dottore della Chiesa (38),  affronterà la setta giansenistica servendosi specialmente della sua Opera di Teologia morale (39), capolavoro di equilibrio in questa dottrina che proprio nel travagliato secolo XVIII subiva i contraccolpi del rigorismo giansenistico da un lato e del lassismo illuministico dall’altro: entrambi convergevano su uno stesso punto, ossia nell’allontanamento dell’uomo dalla Divina Misericordia.

Il terzo grande male del XVIII secolo fu il regalismo che si rivelerà in seguito una delle cause generatrici di quel baratro che avrebbe ingoiato le monarchie europee.

Non vollero rendersi conto i governi del tempo che nell’accogliere i principi dell’Enciclope­dia, calpestando la sana moralità e mortificando la giusta autonomia della Chiesa, favorivano dall’interno dei loro Stati quei nemici che al momento opportuno lo avrebbero travolti.

S. Alfonso si mostra sempre devoto e sottomesso ai suoi legittimi Sovrani (40) e probabilmente intuisce che determinate scelte politiche attuate dai loro governi, limitative della libertà della Chiesa, sono frutto di una mentalità che ha forgiato i loro ministri ma non ha intaccato a fondo la religiosità dei monarchi.

Chiarificatrice della posizione di S. Alfonso nei confronti della Monarchia Cattolica è la sua opera del 1776 dal titolo “La fedeltà de’ Vassalli verso Dio gli rende fedeli anche al loro Principe“.

Giovano bensì le leggi umane a conservare i buoni costumi né Sudditi morigerati, ma non già ad ingerirli né Sudditi cattivi; la sola Religione ingerisce e forma i tanti costumi nelle anime, e così ella opera, che le leggi sieno osservate … La sola religione poi rende i vassalli veri ubbidienti à loro Principi, facendo ad essi intendere, che son tenuti ad ubbidire à Sovrani, non solo per evitar le pene imposte à trasgressori, ma anche per ubbidire a Dio, e tenere in pace le loro coscienze; secondo scrive l’Apostolo, che dice essere i Sovrani ministri di Dio: Ministri enim Dei sunt, in hoc ipsum servientes. Rom.13.6″ (41).

Una volta stabilito il primato della Religione e la sacralità del Principe cattolico, S.Alfonso passa a considerare i doveri degli stessi Sovrani. Prospetta un loro modello di condotta di stampo nettamente antiregalistico, conforme alla missione di governo temporale ricevuta da parte della Provvidenza. Profetizza, al contrario, i mali insiti in una eventuale scelta dissociativa rispetto al piano soprannaturale in cui si inserisce il ruolo del Monarca.

“Essendo poi vero, che i Re sono Ministri di Dio, e suoi Luogotenenti, siccome i Vassalli son tenuti anche per obbligo di coscienza di ubbidire ai loro Monarchi; così i Monarchi son tenuti d’invigliare sovra i loro vassalli, acciocché essi ubbidiscano a Dio … Pertanto il fine principale de’ Principi nel loro governo non dev’essere la gloria propria, ma la gloria di Dio. I Principi che per la gloria propria trascurano quella di Dio, vedranno perduta l’una, e l’altra” (42)

Il Santo precisa ancora meglio la precipua tutela della Religione che, per la gloria di Dio, ogni Re cattolico deve perseguire. Egli mette in guardia i Sovrani dai nemici della Chiesa i quali sono allo stesso tempo nemici della loro autorità.

“Con modo speciale devono attendere i Principi a tenere spurgati i regni da gente di mala dottrina. Pertanto parecchi cattolici Sovrani non ammettono al loro servizio né Eretici, né Scismatici. Perciò anche proibiscono con sommo rigore, che nel regno entrino libri infetti di dottrina awelenata. La poca cautela di alcuni Principi in estirpar questa sorta di libri è stata la causa della ruina di più regni” (43).

Il male va combattuto senza mezzi termini e S. Alfonso non ama le situazioni di compromesso. Dopo aver citato gli esempi di alcuni Santi Monarchi, conclude dicendo:

“Vedasi quanto sia falsa la massima di alcuni falsi prudenti, i quali dicono che né regni cattolici bisogna tollerare i miscredenti per conservar la pace … La pace è dono di Dio, e come mai possono conservar la pace quei, che sono nemici di Dio?” (44).

S. Alfonso fu nel suo tempo l’Apostolo della Sacra Tradizione, lo fu proprio nel secolo anticristiano per antonomasia, il secolo d’oro della Massoneria e della Rivoluzione Francese, che avrebbe diffuso i suoi germi di corruzione non solo tra i contemporanei del nostro Santo ma anche nelle epoche future, fino al presente.

Ai Voltaire, ai Rousseau seguiranno i Danton, i Marat, i Robespierre, i Napoleone Bonaparte che insanguineranno la Francia e l’Europa, soggiocandole in nome di una falsa pretesa libertà (45):  in nome di essa instaureranno le tirannie più abiette della storia moderna.

I nuovi lanzichenecchi invaderanno anche l’Italia per divellere la Croce di Cristo dai nostri paesi e piantare gli alberi sacri del nuovo paganesimo, intollerante, omicida e sacrilego. La loro eredità degenere sarà raccolta dai Mazzini, dai Garibaldi … e poi ancora dai Marx, dai Lenin, dagli Stalin fino ai contemporanei esponenti di quella moda pseudo-intellettuale, radical-chic, ipocritamente pluralista e progressista.

Tutta questa congerie di loschi personaggi, facendosi paladina dei diritti dell’uomo – riempiendosi la bocca di slogans ormai beceri – è sempre stata la prima a soffocare l’anelito alla libertà più genuina, quella che viene da Dio e a cui ogni uomo aspira per raggiungere l’equilibrio interiore.

“Il lupo cambia il pelo ma non il vizio” e così il giacobinismo, la massoneria, il social-comunismo si ripropongono, di volta in volta, sotto nuove vesti sul palcoscenico della storia.

Tornando a S. Alfonso, abbiamo visto quanto egli lottò contro i “tre maggiori mali” del suo tempo e profetizzò pure la invasione francese del 1799 a Napoli.

”Alfonso tutto assorto in Dio, un giorno, alla presenza dei Padri Corrado e d’Agostino, profetò la invasione francese della fine del secolo con queste testuali parole: ‘un gran guajo ha da passare Napoli nel 1799: ed è pur buona cosa che io non mi ci troverò “‘ (46).

ln realtà, in quel momento, egli fu sicuramente presente in spirito per vegliare sul popolo che tanto ebbe a cuore in vita. L’eredità da lui lasciata ai posteri fu proprio l’esempio dato da vivo nel combattere tenacemente i nemici di Dio e perciò nemici del popolo.

“I due dogmi definiti nel corso del XIX secolo, la Immacolata Concezione e l’infallibilità del Papa, erano tra le sue tesi preferite” (47).

S. Alfonso esaltò il culto della S. Vergine e difese strenuamente la Cattedra di Pietro perché da sempre i nemici di Dio si accanivano nell’opera contraria per abbattere la Chiesa. In tal senso le sue “Glorie di Maria” e il “Libro sull’infallibilità del Papa” possono ben guardarsi non solo come due capolavori di pietà e di dottrina, ma anche come la negazione di ogni eresia (48).

“Mal si conoscerebbe la vita cristiana se si immaginasse che essa non è che una speculazione. E’ una vita; e dalle opere ascetiche di Liguori si ritrae quest’insegnamento, che per nutrirla, due alimenti sono costantemente necessari, la preghiera e il sacrificio” (49).

Da quanto fin qui esposto si evince che nessuno meglio del nostro Santo – nel secolo XVIII –  incarnò gli ideali cattolici, nessuno più di lui meriterebbe di esser chiamato “Uomo della Tradizione” (50).

La sua dottrina, ispirata dall’alto, fu una proposta concreta e totalizzante di vita cristiana: fecondò le menti dei cultori della verità e soprattutto conquistò i cuori generosi di quel popolo del Sud che dinanzi alla storia può orgogliosamente rivendicare il merito della perenne fedeltà alla Religione dei padri, al Soglio di Pietro e ai legittimi Monarchi.

Dodici anni dopo la morte del Santo Dottore la sua profezia sulla invasione giacobina si sarebbe tristemente avverata, ma poco tempo dopo sarà grande la gioia di vedere debellati quei nemici che avevano spavaldamente violato i sacri confini di un Regno plurisecolare (51).

Il Cardinale Fabrizio Ruffo intraprese la sua Crociata con soli cinque uomini, ma avrebbe subito costituito quella poderosa Armata Cristiana e Reale che in pochi mesi restituì integro il Regno nelle mani di Sua Maestà Siciliana Ferdinando IV di Borbone (52).

S. Alfonso – dobbiamo ribadirlo – fu il Precursore del Ruffo, fu Apostolo della sana dottrina e illuminò, lui sì, con Umiltà e zelo infaticabile, il sentiero che porta diritto al cuore di Dio, spronando l’amore del popolo.

Se il benemerito Ruffo fu il braccio della Provvidenza contro i miscredenti, S. Alfonso fu l’anima palpitante di una epopea dell’eroismo cristiano.

Solo la storiografia asservita ai nipoti dei giacobini del 99 riesce a negare la verità, tessendo le lodi di coloro che il popolo non amò mai e dai cui venne temporaneamente soggiogato con la forza delle armi.

S. Alfonso a tutti noi lascia il messaggio indelebile della fedeltà alla Tradizione e ci incoraggia a non lasciarci intimorire dai “novatori” camaleontici dell’età presente.

Don Bruno Lima

Note

  1. Le. 1,46 – 55: ” … di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono … ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili … “; cfr. Giattini V.A., Vita del Beato Alfonso Maria De Liguori, Roma, 1816; cfr. Tannonia A.M., Della vita ed Istituto del Venerabile Servo di Dio Alfonso M. Liguori, Tomo I, Napoli 1798.
  2. Sap. 7,26.
  3. 3Vi   “Alfonso non escludeva nessuno … ma, ad imitazione di Gesù Cristo, si dirigeva di preferenza ai piccoli, e fra questi ai più abbandonati … La Regola impone la pratica di dodici virtù … Alfonso di contenta invece di prescrivere relativamente alla fede, una obbedienza assoluta al Sommo Pontefice e ai Vescovi, un grande zelo per l’istruzione catechistica dei poveri campagnuoli, una conferenza settimanale sui dogmi della chiesa o sulla Santa Scrittura, e, infine, l’obbligo per tutti i membri dell’Istituto di fare, a trentatrè anni, il voto d’andare a predicare il Vangelo agl’infedeli, se vi saranno mandati dal Papa e dal Rettor Maggiore” (cfr. Berthe A., Sant’Alfonso Maria De Liguori 1696-1787, Tomo I, Lib.11, cap. (IX, Firenze 1903, 368-369).

4)      Cfr. Capecelatro A., La vita di Sant’Alfonso Maria De Liguori, vol. I, Roma – Tournay 1893, 12.

5)      Gv. 8, 32.

6)      Cfr. Capecelatro A., op.cit., 12.

7)      Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. I, 12; cfr. De Liguori A.M., Opera dogmatica contra gli eretici pretesi riformati, in Opere del Beato Alfonso Maria De Liguori, vol. V, Torino 1827.

8)      “Per diffondere, in maniera più capillare e completa, i principi massonici, un importante massone, Ramsay, iniziato a Westminster nella loggia di Horn, ideò la creazione di quell’enciclopedia francese che, secondo tutti gli storici, costituisce il fondamento ideale della rivoluzione … ” (cfr. Agnoli C. A., La Rivoluzione francese nell’opera della Massoneria, Brescia, 1994, 17).

9)      “Voltaire e Rousseau furono deisti. Il deismo si riferisce al concetto di un Dio personale, causa del mondo, ma indifferente ai destini dell’uomo e alla sua storia. Pertanto il d. vuole essere una religione senza dogmi” (cfr. Mondin B., Dizionario enciclopedico di filosofia teologia e morale, Milano, 1989, 192-193).

10)   Cfr. De Liguori A.M., La verità della fede, P.III, cap. V, Napoli 1840, 406-407; cfr. De Ligorio A.M., Istoria dell’eresie colle loro confutazioni. Opera di A.M. De Ligorio intitolata Trionfo della Chiesa, Bassano 1773.

11)   “Ruggero il Normanno unificò tutte le regioni meridionali in un solo stato nel lontano 1130 e da quel momento i confini rimasero gli stessi fino al 1860” (cfr. Selvaggi R.M., Lo Svarione dei Lumbard, in Selvaggi R.M., Il tempo dei Borbone. La memoria del Sud, Pozzuoli 1995, 38).

12)   Cfr. Capecelatro A, op.cit., vol. II, lib. III, cap. V, 129.

13)   Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. I, 9-10.

14)   Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. I, 10.

15)   Cfr. Rispoli P.L., Vita del B. Alfonso Maria De Liguori, Napoli 1834, 241.

16)   Cfr. Rispoli P.L., op.cit., 241.

17)   Cfr. Berthe A., op.cit., Tomo I, lib. III, cap. IX, 546-547; cfr. De Liguori A.M., Breve dissertazione contro gli errori de’ moderni increduli oggidì nominati materialisti e deisti, in De Liguori A.M., La verità della fede, Monza 1845, 113 ss.

18)   Cfr. Berthe, op.cit., Tomo I, lib. III, cap. IX, 547.

19)   Cfr. Romano C.M., Delle opere di S. Alfonso Maria De Liguori, Roma 1896, 290; cfr. De Liguori A.M., Dissenatio de justa prohibitione et abolitione librorum nocuae lectionis, in Jacques J., Oeuvres dogmatiques de S.A., Toumai 1877, t.9, 384.

20)   Cfr. Romano C.M., op.cit., 291.

21)   Cfr. De Liguori A.M., Verità della fede contro i materialisti, i deisti e i settari, in De Liguori A.M., La verità della fede, Napoli 1840.

22)   Cfr. Capecelatro A, op.cit., vol. Il, lib. III, cap.VI, 141.

23)   Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. Il, lib. III, cap.VI, 142.

24)   Cfr. De Liguori A.M., Confutazione del libro francese intitolato dello spirito (de l’esprit) condannato nell’anno 1759 dal regnante pontefice Clemente XIII, in De Liguori A.M., Verità della fede, vol. II, Torino 1826, 284 ss.; cfr. De Liguori A.M., Confutazione di un altro libro francese intitolato De la predication, par l’auteur du dictionnaire philosophique, in De Liguori A.M., Verità della fede, op.cit., 310 ss..

25)   Cfr. De Liguori A.M., Opera dogmatica contra gli eretici pretesi riformati, in Opere del Beato Alfonso Maria De Liguori, vol. V, Torino 1827.

26)   Cfr. De Liguori AM., Istoria dell’eresie colle loro confutazioni del Beato Alfonso Maria De Liguori intitolata Trionfo della Chiesa, Torino 1828.

27)   Cfr. Lettere di S. Alfonso Maria De Liguori, parte I, vol. II. Roma s.d., 473-476; cfr. Tannoia A.M., Della vita ed istituto del Venerabile Servo di Dio Alfonso M. Liguori, op. cit. tomo III. Dopo che ebbe ricevuto la lettera di ringraziamento del Nonnotte in cui questi descriveva le tristi condizioni della Francia “Per vari giorni fu che, tra tanti uomini dotti in Parigi, non se ne trovi uno, che si opponga con i suoi scritti ad un mostro così grande e a un così gran nemico della religione, com’è il Voltaire! E’ poi straziante il pensare che non ci sia in tutta Parigi chi consenta a. pubblicare per le stampe la confutazione di tante ree dottrine; sicché sia necessario per questo di volgersi alla prote­stante Ginevra! Oh Dio! Oh Dio! Povero arcivescovo di Parigi! Povera chiesa di Francia! Questo peccato di ceno non andrà impunito!

Nella lettera del Nonnotte è detto che nessun editore aveva osato di stampare il suo libro a Parigi. Questi erano dunque i prodromi della libertà politica e civile!’ (cfr. Capecelatro A., La vita di Sant’Alfonso Maria De Liguori, op.cit., vol. II, lib. IV, cap. III, 386-387).

28)   Cfr. Mondin B., Dizionario enciclopedico di filosofia teologia e morale, op.cit., 809.

29)   Cfr. Berthe A, op.cit., Tomo II, lib. VI, cap. IV, 449.

30)   Cfr. De Liguori A.M., Riflessioni sulla verità della Divina Rivelazione contro le principali opposizioni de’ Deisti, in De Liguori A.M., La verità della fede, cap.11, Monza 1845, 201. udito dire con gran commozione di animo, e con accento quasi profetico: ‘povera Francia, povera Francia! lo ti piango e piango tanti tuoi figli innocenti, che saranno involti nelle tue sventure! Possibile

31)   Cfr. De Liguori A.M., Riflessioni sulla verità della Divina Rivelazione contro le principali opposizioni de’ Deisti, in De Liguori A.M., La verità della fede, op.cit., cap. I, 186-189.

32)   “Ecco come scrive l’empio Giangiacomo Rousseau …: ‘la suprema podestà è da Dio, e come da Dio ogni morbo pestilenziale proviene così gli uomini son tenuti ad iscansare quella, come fanno tutto per preservarsi da questo … ‘Si noti (dice il Santo) il temerario spirito di libertà e seduzione che promuovono i deisti contra la soggezione che debbono à loro sovrani”. Riguardo alla uguaglianza dei beni Alfonso scrive: “La religione è quella che, ponendo ordine a tutti i bisogni umani, fa che … ciascuno è sovvenuto nelle proprie necessità, ed è dato sesto a tutte le ineguaglianze; poichè questi scambievoli soccorsi bastantemente compensano l’ineguale distribuzione di beni e formano la pubblica tranquillità” (cfr. De Liguori A.M., Breve dissertazione contro gli errori de’ moderni increduli oggidì nominati materialisti e deisti, in De Liguori A.M., La verità della fede, op.cit., cap. UI, 221-223).

33)   “l deisti all’incontro e parimente i protestanti tolerano tutte le religioni, fuorchè la catolica, e così in sostanza non ne ammettono veruna e si dichiarano nemici di Gesù Cristo, il quale disse: Qui non est mecum, contra me est; et qui non colligit mecum, dispergit. Luc. 11,23… Come dunque può stimarsi irragionevole l’intolleranza della Chiesa catolica  romana al/archè separa da sè coloro che sieguono altra dottrina? Ma perché poi, dicono, la Chiesa romana condanna chi non è della sua communione? La Chiesa non lo condanna, ma giustamente colla scommunica lo divide dal suo corpo, per ubbidire a Gesù Cristo, che ordina: Si autem ecclesiam non audierit, sit tibi sicut ethnicus et publicanus. Matth. 18,17″ (cfr. De Liguori A.M., Breve dissertazione contro gli errori de’ moderni increduli oggidì nominati materialisti e deisti, in De Liguori A.M., La verità della fede, cap. III, Monza 1845, 225-226). “Ripiglia il signor Rousseau: Iddio si contenta di ogni culto, purché gli sia fatto dal cuore. Questo è falsissimo (dice il Santo) … essendo una la verità, un solo culto può esser gradito a Dio, e tutti gli altri sono da lui abominati” ( cfr. De Liguori A.M., Verità della fede, parte III, cap. XI, Napoli 1840, 577-578).

34)   Cfr. Berthe A., op.cit., tomo Il, cap. IV, 449.

35)   Cfr. Rispoli P.L., Vita del B. Alfonso Maria De Liguori, op.cit., 242-243. A. Amauld … filosofo e teologo francese. Seguace di Giansenio (cfr. Mondin B., op.cit., 52).

36)   Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. II, lib. III, cap.VI, 130; cfr. Romano C.M., op.cit., 366; cfr. Jacques J., Du Pape er du Conci/e ou doctrine complete de S, Alphonse de Liguori sur ce double sujet, Paris 1869.

37)   Cfr. Rispoli P.L., op.cit., 243; cfr. Tannoia A.M., op.cit., vol. II; cfr. Salvini A., S, Alfonso De Liguori, Alba-Roma­Catania 1940.

38)   “Poco dopo il ritorno trionfale del Papa (Pio VII), il 6 settembre 1816, ad Alfonso De Liguori furono decretati … gli onori celesti col titolo di Beato … Papa Gregorio X VI il 26 maggio 1839 … canonizzò questo caro Napoletano … Passati altri trentadue anni, il 23 marzo 1871, Papa Pio IX … lo dichiarò Dottore universale della Chiesa … particolarmente nelle dottrine che si riferiscono alla vita morale e alla coscienza cristiana” (cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. II, lib. IV. cap. XI, 567 569).

39) 39)            Cfr. De Liguori A.M., Theologia moralis, voll.1-4, Roma 1905-1912; cfr. Salvini A., op.cit., 243 ss ..

40)   “Tra le lettere stampate di lui (S. Alfonso), che morì il 1° agosto 1787, l’ultima è indirizzata al Re Ferdinando IV, e porta la data del 19 ottobre 1785″ (cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. II, 414).

41)   Cfr. De Liguori A.M., La fedeltà de’ Vassalli verso Dio gli rende fedeli anche al loro Principe, in Opuscoli varj di S. Alfonso M. De Liguori, Napoli,1843, 136 138.

42) Cfr. De Liguori A.M., La fedeltà de’ Vassalli verso Dio gli rende fedeli anche al loro Principe, in op.cit., 136-138.

43) Cfr. De Liguori A.M., La fedeltà de’ Vassalli verso Dio gli rende fedeli anche al loro Principe, in op. cit., 136-138. “Cfr. De Liguori A.M., La fedeltà de’ Vassalli verso Dio gli rende fedeli anche al loro Principe, in op.cit., 156.

45) “Gl’increduli esclamano: libertà, libertà, e così aggregano seguaci. Di qual libertà essi parlano? Libertà di peccare, libertà falsa, libertà che conduce all’eterna ruina ognun che l’abbraccia. Il Vangelo all’incontro procura ai fedeli la vera libertà, libertà dei figli di Dio, che li libera dalle malvage passioni e dalla schiavitù del demonio. Che poi il Vangelo proibisca il vivire a seconda degli appetiti carnali, questo è un divieto della stessa ragion naturale, che ci vuole uomini e non brutz” (cfr. De Liguori A.M., Breve dissertazione contro gli errori de’ moderni increduli oggidì nominati materialisti e deisti, in Verità della fede, op.cit., P.11, cap. Il, 212.

46)   Cfr. Capecelatro A., op.cit., vol. II, lib. lV, 542.

47)   “Ve ne è un’altra, quella della cooperazione di Maria all’opera redentrice, e all’effusione di tutte le grazie” (cfr. Rotours J. Angot Des, Sant’Alfonso De Liguori, Roma 1910, 152).

48)   Cfr. Romano C.M., op.cit., 38 ss., 361 ss.; cfr. De Liguori A.M., Le glorie di Maria, Prato 1898; cfr. De Liguori

A.M., Vindiciae pro suprema Romani Pontifici potestate contra Justinum Febronium, oper.tta ab Honorio de Honoriis elucubrata, in Jacques J., Oeuvres dogma1iques de SA., Toumai 1877, t.9, 3; cfr. Romano C.M., op.cii., 366.

49)   Cfr. Rotours J. Angot Des, op.cit., 154.

50)   Cfr. Berthe A., op.cit., Tomo Il, lib. V, cap.VI, 297.

51)   Cfr. Selvaggi R.M., L’orgoglio meridionale, in Selvaggi R.M., Il tempo dei Borbone. La memoria del Sud, Pozzuoli, 1955, 10.

52) Cfr. Petromasi D., Alla riconquista del Regno. La marcia del Cardinale Rufio dalle Calabrie a Napoli, Napoli 1994. L ‘8 dicembre (1817) il Re, che era Ferdinando III di Sicilia e Ferdinando/V di Napoli, per affermare l’unione delle due corone, come era stato riconosciuto dal Congresso di Vienna, emanò un decreto con cui assumeva il titolo di “Ferdinando I delle Due Sicilie”. (Cfr. Acton H., I Borboni di Napoli, vol. I, Milano 1974, 733).

titolo originale

Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787): Il precursore della Riconquista del Regno di Napoli

ERRATA CORRIGE

  • mentre quei lumi … (cfr. pag.14, 1 ° cpv, 5° rigo)
  • Per vari giorni fa udito dire con gran commozione di animo, e con accento quasi profetico: «Povera Francia, povera Francia! io ti piango e piango tanti tuoi figli innocenti, che saranno involti nelle tue sventure! Possibile che, tra tanti uomini dotti in Parigi, non se ne trovi uno, che si opponga con i suoi scritti ad un mostro così grande e a un così gran nemico della religione, com ‘è il Voltaire! È poi straziante il pensare che non ci sia in tutta Parigi chi consenta a pubblicare per le stampe la confutazione di tante ree dottrine; sicché sia necessario per questo di volgersi alla protestante Ginevra! Oh Dio! Oh Dio! Povero arcivescovo di Parigi! Povera chiesa di Francia! Questo peccato di certo non

andrà impunito!)) … (cfr. nota 27, pag. 22).

  • Don Bruno Lima … ordinato Sacerdote il 12/09/1991 (cfr. pag. 124)

pubblichiamo di nuovo un’intervista al Prof. Fernando Di Mieri

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