Sant’Agata dei goti (BN), il castello ducale

Maria Franchini
Sant’Agata dei goti (BN), il castello ducale con gli affreschi di Tommaso Giaquinto che implorano un buon restauro.
Fu Roberto Drengot, conte di Alife, Caiazzo, Airola e Sant’Agata de’ Goti, che stabilì nel castello la sua dimora. Le torri quadrangolari normanne oggi si indovinano ancora e il piano terra conserva traccia degli ambienti altomedievali. Nella corte interna si ammirano ancora i bellissimi decori murali a motivi geometrici quattrocenteschi e le modifiche cinquecentesche. Dopo vari passaggi di proprietà e rimaneggiamenti, nel 1696 Domenico Marzio Carafa duca di Maddaloni acquistò il castello e lo assegnò alla figlia, la duchessa Caterina sposata con Domenico Carafa principe di Colubrano, la coppia decise di abitare il castello e lo fece rinnovare commissionando la decorazione pittorica a Tommaso Giaquinto (che si avvalse anche di aiuti dalle scarse doti artistiche). Solo il Salone conserva un ciclo decorativo settecentesco che è di grande importanza storico artistica. Passato a proprietà privata, fu parzialmente restaurato dalla Soprintendenza nel 1993, che ritenne opportuno “salvare” soltanto la scena raffigurante il mito di Diana e Atteone, firmata dal Giaquinto e datata 1710. Con i Carafa, il Castello diventò il nuovo centro del potere, che doveva esplicitarsi attraverso un preciso programma decorativo scelto dal signore. E’ quanto risulta dalla decorazione sopravvissuta nel cosiddetto Studiolo del duca, opera di artisti diversi ma abbastanza omogenea. Vi sono raffigurate scene di mito tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, tutte riferibili alle Quattro Stagioni con i segni zodiacali e le attività svolte in ciascun periodo. I miti rappresentati rimandano tutti a stelle e costellazioni: un modo per celebrare le qualità del duca, esaltando il simbolo del toro, probabilmente segno zodiacale del signore e riferimento indiretto alla nuova politica agricola da lui promossa nei suoi possedimenti. Questa interpretazione sembra trovare conferma nelle personificazioni delle virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza), raffigurate intorno allo stemma di Carlo I Carafa e di Carlotta Colonna (sposi dal 1699), che troneggia al centro della volta. Essa poggia idealmente su un colonnato dipinto, che si apre su un giardino di agrumi in perfetta integrazione tra pittura, architettura e natura. Alberi in vaso carichi di frutti si notano anche su entrambe le pareti lunghe della sala, dove si trovano raffigurate le scene di mito principali, simboleggianti caccia e bellezza, argomenti evidentemente cari al duca. Di fronte all’ingresso del Salone trionfa l’unica scena restaurata, dipinta daTommaso Giaquinto, che celebra il mito di Diana al bagno da Atteone. Nella volta sono raffigurate scene mitologiche di dimensioni minori e Le quattro stagioni con i rispettivi segni zodiacali. poi un mito insolito, la morte di Orione, compagno di Diana che lo uccide per sbaglio. Il mito canta la disperazione di Diana al cospetto del corpo senza vita di Orione e la bontà di Giove, che lo accoglie tra le costellazioni insieme al fedele cane Sirio. E tanti altri personaggi che si riferiscono a costellazioni.
Per approfondire : https://www.v-news.it/gli-affreschi-sconosciuti-del-castello-di-santagata-dei-goti/








