Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Sarà sempre Terra dei fuochi se non si farà chiarezza sui valori antropici della Piana campana

Posted by on Apr 12, 2016

Sarà sempre Terra dei fuochi se non si farà chiarezza sui valori antropici della Piana campana

fonte ilnapolista.it

hanno il veleno anche dentro le orecchie sia dal Cielo che da Terra e continuano a rompere le p………..sulla terra dei fuochi e non vogliono fare chiarezza per non perdere i guadagni delle aziende padane. vorrei dire ai consumatori che criminalizzano la campania, certamente una volta Felix ed oggi un po meno, dei prodotti che comprate sapete la provenienza?italiana o estera?se italiana da dove? di seguito l’articolo.

 

Nei giorni scorsi, sono stato contattato telefonicamente dal responsabile qualità di una primaria catena della Gdo (Grande distribuzione organizzata) italiana. Mi ha chiesto una mano per scrivere due righe di risposta al reclamo di una cliente. Capita, ma questa volta si trattava di un reclamo molto particolare: la cliente aveva acquistato un prodotto ortofrutticolo proveniente dalla “terra dei fuochi” ma, all’atto dell’acquisto, non ci aveva fatto caso… Tornata a casa, ha letto l’etichetta e, venuta a conoscenza della provenienza, ha GETTATO NELL’IMMONDIZIA IL PRODOTTO! In più, ha sporto reclamo alla catena, non capacitandosi di come fosse possibile “che una catena seria come la vostra, acquisti ancora prodotti dalla terra dei fuochi”.

Sono ormai tre anni che, nella mia veste di responsabile dei controlli qualità sull’ortofrutta fresca della mia società di servizi al settore agricolo, sono costretto a difendere il lavoro mio e degli agricoltori campani dall’invereconda aggressione mediatica che ci ha colpiti. Ma mai si era giunti a questo punto, mai si era sorpassata la soglia della massima offesa: quella di vedere il frutto della nostra terra e del lavoro dei nostri agricoltori gettato nell’immondizia.

Lo stesso responsabile della catena distributiva si è sentito mortificato nel raccontarmi l’episodio, legato, secondo lui, alla recente messa in onda di un servizio de “Le Iene” che ha riproposto tutti i luoghi comuni e la disinformazione che ci hanno portati a questo. 

Mi sono chiesto: quante volte questa signora avrà evitato di comprare i nostri prodotti? quanti come lei lo hanno fatto? Quanti continuano a farlo?

Negli stessi giorni, in seguito alla assurda vicenda giudiziaria che ha colpito i produttori agricoli di Caivano, vicenda caratterizzata da ricorsi e controricorsi in una lotta senza quartiere con la Procura, l’Arpac e la Forestale, che hanno voluto ritenere “avvelenata” l’acqua dei pozzi per quelle che sono caratteristiche particolari legate alla natura vulcanica dei nostri terreni, è stata recapitata ai produttori agricoli coinvolti una altrettanto assurda richiesta di “bonifica” dei terreni per la presenza di berillio e stagno, elementi, anche questi, come scientificamente dimostrato, presenti naturalmente nei nostri suoli.

Siamo al contrappasso: quella che era la benedizione divina della piana campana, alla base della definizione “Campania felix” è improvvisamente diventata la condanna che ci ha fatti degradare a “terra dei fuochi”.

Tutti i procedimenti giudiziari legati alla questione “terra dei fuochi” hanno utilizzato questo espediente per paventare il “disastro ambientale”, tutte le perizie dei CTP a supporto dei teoremi della Procura, da Balestri a scendere, hanno basato le loro ipotesi di “contaminazione”, “avvelenamento” e quant’altro, su questa interpretazione strumentale e scientificamente errata. E così si sono creati “prodotti agricoli avvelenati”, “re delle ecomafie” e mostri vari vittime di questa situazione. Di contro, vi sono gli “eroi della lotta alle ecomafie”, i loro portavoce mediatici e tutti quanti hanno scorto, in questa faccenda, un’occasione di business, visibilità o carriera.

È dunque, ora più che mai, necessario ed urgente fare chiarezza sui valori di fondo naturali ed antropici della piana campana per leggerne correttamente lo stato ambientale senza dare possibilità di interpretazioni capziose e fuorvianti.

Dopo tre anni di discussioni e di evidenze scientifiche, tutti i pozzi irrigui (centinaia) sequestrati dovrebbero essere resi alla disponibilità degli agricoltori con le dovute scuse. Scuse che andrebbero allargate a tutti i produttori agricoli campani la cui immagine è stata pesantemente danneggiata da questi provvedimenti.

L’ente regionale, in questa situazione, porta su di sé tutta intera la responsabilità di non aver a tutt’oggi provveduto a quello che, ora più che mai, ripeto, è un ATTO DOVUTO: la definizione comprensoriale dei valori di fondo naturali ed antropici della piana campana.

*(GE. PRO. TER. soc. coop)

Silvestro Gallipoli

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: