SESSA e le tracce delle sue devozioni

Il commesso marmoreo dell’ “Arma Christi”
Le “armi di Cristo”, così il linguaggio liturgico appella nell’arte gli strumenti della Passione. Essi sono raffigurati un po’ dovunque ma, nella completezza cronologica del loro uso secondo la narrazione evangelica, si ritrovano solo nelle chiese il cui culto prevalente è quello del Crocifisso e della sua Passione, ecco perchè a Sessa solo nella Chiesa di San Giovanni a Villa.
Va precisato che la raffigurazione dell’Arma Christi differisce da quella della Via Crucis nel fatto che, mentre questa, in tutti i luoghi e i momenti in cui si celebra, ricorda cronologicamente i momenti della Passione, l’Arma Christi raffigura “le armi”, intese come gli strumenti, che segnarono la sofferenza del Cristo dall’inizio alla fine della sua vicenda dolorosa. Sessa è uno di quei centri in cui la presenza di queste antiche devozioni legate alla Passione, un tempo particolarmente diffuse fra le varie confraternite, è ancora vivissima, tramandata come tutti sanno proprio da una confraternita, quella del SS. Crocifisso che, dalla sua fondazione nel 1575, ha fatto della Passione il culto dominante. E non è quindi un caso che a Sessa, solo qui in questa chiesa, resti una pregevole quanto rara raffigurazione dell’Arma Christi, nei bellissimi intarsi della settecentesca balaustra di marmo pregiato che nel 1715 sorse, a delimitazione del presbiterio, proprio ad opera della Confraternita. Questi simboli di tradizione medievale non sono mai stati solo elementi decorativi ma la raffigurazione visiva del noto passo del Vangelo, un libro per chi non sapeva leggere. Prima di esaminarne qui qualcuno in particolare, per quello che può rivelarci, va detto che comprensibilmente questi intarsi, a differenza della bella balaustra nella sua interezza, passano oggi quasi sempre inosservati. Il fedele o il visitatore viene infatti subito attratto visivamente dal grande Crocifisso ligneo del XV secolo che troneggia sull’altare maggiore. Eppure quegli intarsi, che hanno logicamente perso la originaria funzione didascalica destinata a gente un tempo poco acculturata, possono oggi dirci indirettamente qualcosa su Sessa all’epoca in cui nacquero. Quei simboli, scelti senza dubbio come era consuetudine dalla committenza, sono stati realizzati a quanto sembra da esperti artigiani locali che hanno anche, alla loro maniera, firmato il proprio lavoro ma con segni che soltanto un’attenta e ravvicinata osservazione può notare. Non c’è dubbio che a Sessa abbiano operato nel Settecento diverse botteghe di marmorari che hanno lasciato tracce anche a Carinola e in altre chiese della zona soprattutto dopo il terremoto del 1688, botteghe che avranno arricchito la loro esperienza quando il Vanvitelli iniziò la costruzione della Reggia nel 1752. In quel momento non sarebbero bastate le botteghe di Napoli, servivano squadre intere di scalpellini e Sessa Aurunca era a soli 40 km con buone cave e marmorari già noti come i Gargano, i Ferraro, i Moscato con le loro botteghe a carattere familiare. Tornando all’Arma Christi di San Giovanni a Villa, se si tiene conto che risale al 1715, l’unica bottega a quel tempo già operante dal 1690 è quella di Francesco Gargano “il vecchio”, (i Moscato sono operativi dal 1740 e i Ferraro erano solo per lavori minori) si può facilmente ipotizzare che sia stato proprio questi a lavorarci, soprattutto nell’intarsio dei simboli mai affidato alle maestranze minori. Tale ipotesi (purtroppo mancano nell’ archivio della Confraternita documenti anteriori al 1769) potrebbe essere avvalorata da due elementi che, come per altri artigiani, ne caratterizzavano il lavoro e quasi ne costituivano la firma. L’immagine di apertura di questo post mostra l’ultimo degli intarsi, in ordine cronologico da sinistra verso destra, e cioè i dadi con cui i soldati si divisero la tunica del Cristo. A prima vista danno l’idea, più che di dadi, di tre stelle ed è proprio per questo che si rivelano interessanti se si sa che i Gargano “firmavano” i loro lavori sempre con una o più stelle. Se così non fosse, non si spiegherebbe l’approsimazione figurativa di questi dadi di fronte all’accuratezza degli altri simboli anche nella loro tridimensionalità (si veda per esempio il primo, la lanterna con intarsi di madreperla (della notte nell’Orto degli Ulivi) o la geometrica Croce (bianca come la purezza del Cristo) o ancora la perfezione dell’intreccio della corona di spine. Quale difficoltà a questo punto avrebbe comportato il disegnare anche tre semplici dadi? Gargano (padre) lasciava anche un’altra “firma” : la data incisa sempre sul lato destro e, quando tale numero era previsto, con la V più marcata nell’incisione degli altri numeri. Elemento anche questo qui presente. Confesso che proprio il particolare dei dadi, notato per caso dopo tanti anni di frequentazione di questa chiesa, mi ha incuriosito fino a provare a darne una spiegazione chiaramente aperta a qualunque contributo confermativo o non. Al momento, anche in relazione a tutto ciò che sta riemergendo dal restauro in corso in questa chiesa, non è difficile immaginare quanto altro ci sia in giro per le nostre chiese, vicoli. androni e palazzi nobiliari che aspetta solo di essere notato, grandi o piccole ma comunque significative tracce della millenaria vita di una nobile città come la nostra.













