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Silvio Vitale, profilo biografico

Posted by on Ott 2, 2016

Silvio Vitale, profilo biografico

senza aggiungere una sola parola, rischierei di fare danni, pubblico un pensiero su Silvio Vitale con autore e riferimenti.

Silvio Vitale era di quelli che non sarebbero dovuti morire mai: e so quello che dico dagli effetti della sua scomparsa. Egli era l’autorevolezza serena e familiarità imperiosa e l’attitudine al comando e al servizio che così palesemente mancano. C’erano, anche lui vivo, le male piante dei gruppuscoli, e iniziavano le ripicche e i dispetti, ma nessuno avrebbe osato accampare pretese di capetto, se c’era Silvio Vitale; egli cercava di dar voce a molti, ma nessuno di fronte a lui avrebbe preso la parola per sproloqui infondati e vanterie impossibili di favoloso passato: senza parlare, con la sua sola dignità di studioso, li avrebbe zittiti. Conosceva la storia del Meridione e del Reame perché leggeva la storia secondo la lezione del Vico, cioè attraverso il diritto, di cui era maestro per professione. Aveva avvalorato la revisione storica con Alianello, lo ius, e il tradizionalismo cattolico con Elias de Tejada. Dedicò la sua principale attività alla revisione storiografica a proposito del Meridione, con la fondazione della rivista L’Alfiere, attorno alla quale raccolse un folto numero di studiosi; e che vive ancora per volontà del figlio Edoardo. Collaboratore stretto di Controcorrente di Pietro Golia, e di altre editrici specializzate, ha firmato numerosi lavori originali o da lui curati: I congiurati di Friso, in cui tratta con piglio da avvocato un episodio politico dei tempi immediatamente seguiti all’annessione. I pifferi di montagna del Principe di Canosa. Il principe di Canosa e l’epistola contro Pietro Colletta. La Monarchia di Napoli di Michele Farnerari. Le Due Sicilie nella Restaurazione.. Le Memorie storiche sulla vita del Cardinale Fabrizio Ruffo di Domenico Sacchinelli. Sarebbe necessaria una raccolta critica dei tantissimi saggi e articoli di Silvio, che lo resero meritatamente noto anche in Spagna e nei Paesi ispanofoni americani.

Era un accorto e deciso organizzatore di eventi. I Convegni della Fedelissima città di Gaeta, quelli dell’Alfiere, furono una palestra di serietà storiografica e occasione di formare comunità. Si tenevano sempre in modo da coincidere in qualche modo con la data della resa, il 13 febbraio 1861; e dopo intensi e partecipati lavori, si concludevano con una cerimonia in onore dei Caduti. Le relazioni, tutte rigorosamente scientifiche e ancora scevre da ubbie di glorie retroattive, gettavano luce su una storia che per molto tempo era rimasta o ignota o per pochi specialisti. Tra gli altri tantissimi eventi, ricordo solo il grande incontro del 1999 al Maschio Angioino sulla Santa Fede e Fabrizio Ruffo, di tale rilievo da costringere – e parliamo di quei tempi ancora molto ideologizzati – il sindaco Bassolino a intervenire e accettare il dibattito. Non gli si opposero frasi fatte e fantasticherie, e ne uscì cortesemente sconfitto. Un tema parallelo e non contraddittorio è quello dell’impegno politico. Aderì giovanissimo al Movimento Sociale Italiano (MSI), il movimento che riuniva e disciplinava quanto rimaneva del fascismo. Nel 1950 fu il primo presidente del Fronte Universitario di Azione Nazionale (FUAN). Partecipò, come altri intellettuali, a Ordine Nuovo di Rauti, e uscì dal MSI, per rientrarvi verso il 1970. Nel 1984 si era candidato, come facevamo allora per servizio, alle europee, e per avventura subentrò nel seggio, svolgendo anche questo compito con la consueta fermezza e regola. Fu poi consigliere regionale. Nel 1995 il progetto di Fini e la connivenza o ingenuità degli iscritti segnarono la fine del MSI e la nascita di Alleanza Nazionale (AN), che nelle Tesi approvate, e da quasi nessuno prima lette, a Fiuggi, affermava ideologie molto lontane e dal MSI e dal tradizionalismo; e che parevano, ed erano vergate affinché non si potesse aderire o ignorandole o fingendo. Come faceva sempre quando aveva qualcosa da dirmi, la mattina del 16 gennaio, alle sette meno un quarto, mi chiamò e mi disse: “Oggi vado in Consiglio Regionale, e dichiaro di essere stato eletto nel Movimento Sociale, e voler restare nel Movimento Sociale”; ben sapendo che avrebbe perso il seggio. Questa era la grandezza morale di Silvio. Fu per un po’ nel movimento creato in fretta da Rauti, un uomo da leggere e non mai da seguire, e presto se ne accorse. Si accinse a un gran lavoro con la traduzione del “Nápoles hispánico” di Elias de Tejada. Lo stampatore iberico aveva commesso più di una confusione nelle note in latino, e Silvio chiese a me un intervento filologico, che gli prestai ben volentieri. Riuscì a pubblicare, di cinque, tre volumi. Era nato nel 1928 a Napoli, e vissuto sempre nell’amata Napoli. La morte lo colse improvvisa il 25 maggio 2005.

Ulderico Nisticò

fonte  historiaregni.it

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