SPERLONGA NEL ‘700, VISTA DALL’INTERNO DELLA GROTTA DI TIBERIO
La prima (e più antica) veduta di Sperlonga risale alla fine del Settecento, ed è opera del pittore paesaggista Carlo Labruzzi (1748-1817).
Nel 1789 il cultore di antichità inglese sir Richard Colt Hoare, in Italia dal 1785 al 1791, chiamò l’artista romano per illustrare le meraviglie monumentali sorte lungo il cammino – descritto da Orazio nella satira V del primo libro (Iter brundisinum) – che li avrebbe portati da Roma fino a Brindisi seguendo la via Appia. Sir Hoare avrebbe descritto i siti, le epigrafi e i monumenti romani incontrati lungo la strada per farne una relazione al suo ritorno in patria, mentre Labruzzi avrebbe disegnato su grandi fogli di carta quanto vedevano. Quello che venne fuori da questa impresa è uno dei documenti più importanti ai fini della definizione delle emergenze archeologiche e monumentali dislocate lungo la “Regina Viarum”. Ne è un esempio questa splendida e inusuale veduta della cittadina costiera di Sperlonga, che il pittore decise di riprendere dall’interno della Grotta di Sperlonga, il cui ingresso si trova accanto ai ruderi della Villa dell’imperatore Tiberio. A quel tempo spiccavano ancora resti consistenti di quest’ultima all’esterno dell’antro; sullo sperone roccioso a picco sul mare si distingue l’edificio denominato “Torre Truglia”. Dall’agglomerato urbano, visto in lontananza, si staglia il campanile dell’antichissima chiesa di “Sanctae Mariae de Sperlonche”. La didascalia, scritta a mano dall’artista o dal suo committente in calce al disegno, recita: “A view of a village of Sperlonga taken from the inside of a Grotto of belonging the Villa of the Imperor Tiberius”. M.R.
Giulia Gonzaga



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