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STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA – di Salvatore Fratta (III)

Posted by on Ott 27, 2020

STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA  – di Salvatore Fratta (III)

Prima di addentrarci nella storia della città di Capua, è necessario conoscere anche i motivi per i quali gli Etruschi sparirono dalla storia.

Gli Etruschi erano abilissimi navigatori e per lungo tempo, insieme ai Cartaginesi, ebbero il dominio incontrastato (talassocrazia) delle rotte e quindi dei traffici nel Mar Tirreno, e la Campania, quindi, era importantissima per i traffici commerciali che gli Etruschi intrattenevano con le colonie della Magna Grecia e in particolare con Sibari il cui porto era il punto di partenza per gli scambi con l’Asia Minore.

Cercarono di inserirsi in quei traffici i Focei, una popolazione greca che, intorno al 600 a. C., presso la foce del Rodano, aveva fondato un approdo per poter commerciare con le genti galliche. L’avamposto venne chiamato Massalia, l’attuale Marsiglia.

Inizialmente i nuovi arrivati non diedero eccessive preoccupazioni agli Etruschi ed ai loro alleati cartaginesi, ma qualche decennio dopo, quando Massalia era divenuta più grande e altri Focei, lasciata la madrepatria, verso il 565 si erano stanziati in Corsica, fondando Alalia, e i loro commerci erano diventati più attivi, le cose cambiarono e fu guerra.

In un anno, compreso tra il 541 e il 535 a.C., gli Etruschi e gli Cartaginesi, sconfissero i Focei in una battaglia navale nel Mare Sardo, in vista di Alalia sulla costa della Corsica e la vittoria consentì agli Etruschi di raggiungere la massima espansione territoriale e una posizione di dominio nel Mar Mediterraneo.

Dopo la sconfitta, i perdenti si rifugiarono a Cuma ospitati dal tiranno Aristodemo. Fin dal VII sec.a.C., la città di Cuma dominava sulla regione flegrea e con la fondazione di Neapolis l’egemonia cumana si era estesa su tutto il litorale campano e verso l’entroterra: pare che il suo territorio arrivasse fino al Clanis.

Questo stato di cose costituiva un ostacolo all’espansione economica e politica degli Etruschi di Capua finchè, nel 524 a.C., si giunse allo scontro armato.

La battaglia si svolse in un luogo accidentato fra terreni impaludati e alture, e gli Etruschi, pur disponendo di un esercito numericamente di gran lunga superiore a quello cumano, furono sconfitti perché non poterono spiegare al meglio le proprie forze. (500.000 fanti e 18.000 cavalieri etruschi, cifre esagerate non rispondenti al vero, furono battuti da 4500 fanti e 600 cavalieri cumani).

Intanto, il corso degli avvenimenti portava a repentini cambiamenti. Qualche anno dopo, nel 510 a. C., gli abitanti di una città sviluppatasi da un villaggio sorto, inizialmente, a difesa di un guado (rumon= da cui forse Roma) sul Tevere, cacciarono l’ultimo re etrusco: Tarquinio il Superbo, il quale non volendo arrendersi a questa decisione, radunati due eserciti, marciò su Roma. Respinto, chiese l’intervento del re di Chiusi: Porsenna.

Nel 504, gli Etruschi guidati da Porsenna assediarono la città di Aricia ma, grazie all’intervento di Aristodemo di Cuma che assunse il comando e riuscì a battere per la seconda volta i Tirreni, la città fu liberata; come conseguenza furono ostacolati notevolmente i commerci via terra degli Etruschi.

Pur avendo, con le sue imprese, accresciuto la grandezza e la potenza della città, Aristodemo venne ucciso in una congiura tramata da profughi politici e da esponenti della migliore aristocrazia. Dopo la morte del tiranno, Cuma fu afflitta da discordie interne. Molti aristocratici di Cuma, ormai esuli, si stabilirono a Capua.

Nel 474, approfittando del momento favorevole, gli Etruschi del nord, quelli di Capua e delle altre città campane, tentarono di risollevare le proprie sorti.

I Cumani chiesero aiuto a Ierone I, principe di Siracusa che giunse, in poco tempo, con la sua potente flotta. Lo scontro avvenne sullo specchio di mare fra il Capo Licola, promontorio dove sorgeva la città, e l’isola d’Ischia.

La flotta dei Tirreni venne distrutta e la sconfitta pose termine all’espansione etrusca nell’Italia meridionale.

Per gli Etruschi campani e per gli abitanti di Capua fu l’inizio di un inarrestabile declino, poiché, sia per terra sia per mare, restarono completamente isolati dall’Etruria del nord.

La vittoria sugli Etruschi fu celebrata dal poeta Pindaro che assistette alla battaglia su di un’imbarcazione siracusana.

Nella Prima Ode Pitica, (versi 71 e segg.) si legge: “ Ti supplico Zeus, dammi un segno. Si tenga tranquillo il grido di guerra fenicio e ammutolisca quello dei Tirreni. Davanti Cuma essi videro la flotta sconfitta dal principe di Siracusa, che dalle navi veloci colpiva il fiore della gioventù guerriera dei tirreni, per liberare l’Ellade dal giogo di una gravosa servitù ”.

Presso il British Museum di Londra, si conserva un elmo detto appunto Elmo di Ierone.

Preso come trofeo durante la battaglia vi fu fatta incidere in greco la seguente frase: “ Ierone, figlio di Deinomene e i Siracusani (dedicano) a Zeus. Preda tirrenica, da Cuma “.

L’elmo fu ritrovato nel santuario di Zeus ad Olimpia nel 1817. Gli elmi attualmente esistenti sono tre. Due elmi corinzi conservai ad Olimpia e l’elmo etrusco a Londra. Tutti e tre riportano la stessa iscrizione dedicatoria.

( continua)

curato da

Salvatore Romano

1 Comment

  1. Finalmente comincio a comprendere le vere ragioni della scomparsi degli Etruschi…Campani!

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