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Storia del diritto nel Regno di Napoli

Posted by on Lug 23, 2025

Storia del diritto nel Regno di Napoli

Gianandrea de Antonellis

Prima dell’imposizione murattiana del “Codice Napoleone”, criminalmente accettato dalla cosiddetta “Restaurazione”, qual era il diritto vigente nel Regno di Napoli?

 La Casa editrice D’Amico continua nella sua politica editoriale volta a valorizzare testi ottocenteschi e ripropone il volume del giurista lucano Gaetano Arcieri, Storia del Dritto per servire d’introduzione allo studio delle leggi civili e del dritto amministrativo con la successione dei giureconsulti ed interpetri del dritto romano, seguita da comentario delle leggi regie, pontificali e decemvirali, curata da Gianandrea de Antonellis con il titolo Storia del diritto nel Regno di Napoli.

La retorica liberale ci ha tramandato un’immagine del regno meridionale abbandonato all’arbitrio del Tiranno. Famosa l’immagine di Luigi Settembrini in una lettera scritta dal carcere alla moglie, con lo spettacolo del mare che manda alla mente dell’ergastolano il destino dei sudditi del Regno delle Due Sicilie, in balìa degli arbitri del potere come i velieri sono preda degli arbitri dei venti e delle onde. La realtà è ben diversa.

Il dibattito giuridico, anche in quelle che vengono definite “monarchie assolute” era ben vivo, e viene richiamato abbondantemente dalla notevole prefazione di Carmela Maria Spadaro.

Il lavoro di Arcieri, caratterizzato da notevole capacità di sintesi, abbraccia la storia giuridica di quelle che diventeranno le “Province Meridionali” dalla Repubblica Romana fino alla attualità (cioè al 1847), individuando gli istituti di diritto privato, di diritto pubblico e di diritto criminale caratteristici di ogni epoca, ma soffermandosi in particolar modo con lo sviluppo degli istituti giuridici dal momento dell’ascesa al trono di Carlo di Borbone.

Arcieri si sofferma in particolar modo sull’impatto che aveva avuto sull’impianto giuridico del Regno Meridionale l’introduzione di principi giuridici “stranieri”, in un momento storico in cui la Rivoluzione Francese aveva abbattuto un assolutismo, quello regio, per sostituirlo con un altro assolutismo, quello statuale, per il quale la legge viene “calata dall’alto”, dall’elaborazione di uno Stato centralizzato, anziché sorgere dall’elaborazione continua della consuetudine che veniva eventualmente sanzionata da un’autorità, che la riconosceva definitivamente (in quanto già esistente) e non la imponeva ex novo.

Arcieri non disconosce i benefici effetti di alcune innovazioni introdotte nella legislazione regnicola dalle ondate di invasioni francesi, ma ne annota anche le distorsioni, come la rapacità indotta nei “maggiorenti” dalla espropriazione dei beni ecclesiastici e dalla eversione della feudalità, feudalità che «non fu abolita, ma perseguitata, spogliata. Lo poteva esser dalla legge, ma lo fu dalla prepotenza umana, che armata d’ingiustizia la ferì, e la uccise».

Arcieri anticipa qui di oltre mezzo secolo le teorie di Serpieri e di quasi un secolo le concezioni economico-giuridiche che furono alla base della “lotta al latifondo” nella legislazione della Repubblica italiana, e di un secolo e mezzo l’ambientalismo, lamentando lo sfruttamento intensivo dei terreni e la scarsa attenzione all’assetto idrogeologico di essi, cagione di impoverimento della loro produttività sul lungo periodo e di dissesti nell’equilibrio ambientale.

Lodevole l’iniziativa editoriale che ha voluto recuperare un libro di notevole interesse per capire la società del Meridione d’Italia, arricchendo l’opera ottocentesca con una prefazione di notevole spessore dovuta alla penna della professoressa Carmela Maria Spadaro, docente di Storia del diritto presso l’Università “Federico II”.

Gaetano Arcieri, Storia del diritto nel Regno di Napoli, a cura di Gianandrea de Antonellis

D’Amico, Nocera Superiore 2022, p. 202  € 16

https://www.damicoeditore.it/aletheia-svelamento/2175-gaetano-arcieri-storia-del-diritto-nel-regno-di-napoli.html

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