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Storia: il mito di Garibaldi e la realtà in Sud America

Posted by on Mar 20, 2019

Storia: il mito di Garibaldi e la realtà in Sud America

(Lettera Napoletana) Il mito di un Garibaldi eroe buono e disinteressato in Italia è sempre più incrinato da studi ed articoli di divulgazione che hanno scavato nella sua biografia. Ma in America Latina, dove Garibaldi visse diversi anni, combattendo per diverse bandiere e svolgendo anche l’attività di mercante di schiavi, la sua leggenda è contraddetta da numerosi episodi, mentre la memoria popolare lo ricorda come un oppressore ed un violento. Così lo descrive una canzoncina, “Garibaldi Pum !”, che circola in più versioni dal Perù all’Argentina.

Sugli anni di Garibaldi in Sud America e sulla sua immagine nel ricordo popolare LETTERA NAPOLETANA ha rivolto alcune domande allo studioso e giornalista peruviano Julio Loredo, responsabile per l’Italia dell’Associazione per la difesa della Tradizione Famiglia Proprietà (TFP).

D – Gli anni trascorsi da Garibaldi in Perù smentiscono l’immagine del disinteressato combattente per la libertà dei popoli nei “due mondi”?

R. Non solo gli anni trascorsi in Perù ma, in realtà, tutta la sua vita contraddice quell’immagine. Garibaldi era, senz’altro, una forza della natura. Aveva una grande vitalità e l’ansia irrefrenabile di realizzare grandi progetti. Purtroppo, ha messo tale vitalità al servizio del male, impegnandosi nelle cause massoniche e rivoluzionarie.

Proprio la sua vitalità, unita alla totale mancanza di scrupoli, lo portava a essere prepotente e altezzoso. Era una persona sgradevole ed aggressiva. A Lima, Garibaldi lasciò un’immagine di tipo violento e vendicativo, soprattutto quando era in ballo il suo smisurato ego. Il celebre scrittore peruviano Ricardo Palma (1833-1919) racconta un tipico episodio di iracondia garibaldina, del quale fu testimone. Il giornalista Carlos Ledos, di “El Correo de Lima”, si era permesso di criticarlo. Accecato dalla rabbia, Garibaldi si presentò nella redazione del giornale e prese Ledos a bastonate, lasciandolo sanguinante e tramortito.

D – Come si spiega il fatto che a Garibaldi siano dedicate piazze e strade anche in diversi Paesi del Sud America? Si può dire che la memoria popolare in Perù ed in altri Paesi latino-americani è diversa dalla leggenda creata in Italia ed in Europa?

R. Il motivo è molto semplice. Esattamente come è successo nel Meridione italiano, la storia peruviana l’hanno fatta i vincitori, cioè i liberali repubblicani. Eppure, come dimostrano recenti studi, all’epoca dell’indipendenza (1821-1824) c’era una larga maggioranza monarchica. Va ricordato che il Reale Esercito del Perù, fedele ai Borbone, lottava su due fronti: contro Simón Bolívar, al Nord, e contro José de San Martín, al Sud. Vittorioso per molti anni – lo chiamavano “l’Esercito Invitto” perché in 15 anni non perse una sola battaglia – alla fine fu schiacciato dalla tenaglia repubblicana. E questo soltanto perché ai vertici ormai dominava la È risaputo che l’ultimo Viceré del Perù, Don José de la Serna, un noto massone, portò la resa già pronta e firmata prima ancora di ingaggiare la battaglia decisiva di Ayacucho, offrendo quindi una resistenza appena proforma prima di capitolare.

Per convincere i monarchici ad appoggiare la giovane repubblica, misero come primo presidente Don José de la Riva Agüero y Sánchez Boquete (1783-1858), un noto monarchico, imparentato con l’alta nobiltà europea, che voleva restaurare la monarchia, portando sul trono del Perù un principe europeo. Fu deposto dai liberali, e il partito monarchico si dissolse.

Cominciò allora un crescente flusso di immigrazione italiana, per lo più ligure. Mentre alcuni arrivavano semplicemente per tentare fortuna, altri venivano con l’intenzione di esportare le idee del Risorgimento. Si formarono in questo modo decine di cellule della Giovine Italia, della Carboneria e della Massoneria. Il naturale dinamismo della razza fece sì che molti italiani diventassero in poco tempo persone di spicco nella società e nell’economia peruviana, e anche nella politica. Un esempio tra mille: furono gli italiani a formare uno dei primi corpi moderni di pompieri di Lima, la “Compagnia Pompieri Garibaldi.

La fortuna della “leggenda garibaldina” in Perù è da attribuire all’influenza di questo dinamico settore, in sinergia con i liberali creoli. In altre parole, l’esaltazione del rivoluzionario nizzardo era parte integrante della propaganda liberale tesa a consolidare la repubblica peruviana. Mentre, però, a livello ufficiale la memoria di Garibaldi era portata allo zenit, la gente ricordava invece il vero personaggio, prepotente, iracondo e mercante di schiavi. (LN132/19).

Leggi l’articolo Don José Garibaldi ciudadano peruano

Ascolta la canzone popolare Garibaldi Pum !”, in versione argentina

fonte http://www.editorialeilgiglio.it/storia-il-mito-di-garibaldi-e-la-realta-in-sud-america/

1 Comment

  1. certo che se il
    nostro non avesse la Massoneria alle spalle non avrebbe avuto tutte le
    porte aperte nelle Americhe, nord e sud dove compì le sue gesta con
    la spavalderia che si poteva permettere… d\’altra parte pendeva
    sulla sua testa una condanna a morte comminatagli da Torino per i
    fatti di Genova, ma quando Cavour pianificò con gli inglesi la presa
    del Regno delle Due Sicilie non c\’era elemento migliore di cui
    servirsi… ma con le sue camicie rosse (di sangue dei buoi da
    macello) riprodusse anche nella nostra penisola le barbare imprese
    sperimentate in Argentina sulla scia della fama che si era già
    conquistato…. una trista fama che però fu usata anche in tempi più
    recenti come conosciamo per le immagini che ancora qua e là troviamo
    perfino impresse e un po\’ sbiadite sui nostri muri ad invito di
    altre cruenti rivoluzioni, non bastassero le statue, le vie, le
    piazze che l\’Italia spudoratamente gli dedicò.

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