“Tradizione Mediterranea” di Luciano Raffaele di Santadomenica 33° (1921-2009) (2a parte)
(La prima parte, qui: https://www.corrispondenzaromana.it/tradizione-mediterranea-di-luciano-raffaele-di-santadomenica-33-1921-2009-1a-parte/)
A. LA PRIMA FASE DI “TRADIZIONE MEDITERRANEA” (1983-1999 circa)
1. Alcuni “Quaderni della Schola Italica”
1.1. Dagli scritti teatrali giovanili (codex 10, 1991)
Nel 1991, con “Tradizione Mediterranea”/“Schola Italica”, Luciano Raffaele pubblica i suoi scritti teatrali giovanili. L’opera consta di due piccoli volumi in un cofanetto di cartone. Nel secondo volume c’è “Angeli in Terra” (cf. Luciano Raffaele, Angeli in Terra, in Luciano Raffaele, Theatridion – Scripta Theatralia et Carmina Scaenica Juvenilia – Trittico maggiore, codex 10, Tradizione Mediterranea – quaderni della Schola Italica, Edizioni in proprio, Roma 1991, pp. 161-206), andata in onda sulla Radio della RAI il 3 febbraio 1962, messa in atto dalla Compagnia della Prosa di Torino della RAI (vedi qui: https://www.raiplaysound.it/audio/2021/06/03062021—Radioboom—Angeli-in-terra-efa8652f-0710-40bc-ac4b-cb1c36a517c7.html).
Entriamo in “Angeli in Terra”. È un’opera di chiara matrice gnostico-luciferiana e sorprende che sia stata trasmessa dalla RAI ai tempi del Governo DC. In quell’opera leggiamo che i veri «Figli della Luce» sono quelli della stirpe nata dall’unione dell’uomo Adamo con l’angelo femminile, ossia l’angelo «Lilith. La sorella di Lucifero» (cf. Luciano Raffaele, Angeli in Terra, op. cit., p. 177, grassetto mio). Invece quelli nati dall’unione di Adamo con Eva sono «figli delle Tenebre»… Per quel peccato, l’angelo Lilith fu cacciata dall’Eden e precipitata all’«Inferno». Lilith odia gli uomini, minaccia vendetta (cf. pp. 176-179)… Il cannibalismo (non solo quello materiale e carnale) è presentato come legge necessaria dell’evoluzione nel mondo dei figli delle Tenebre (cf. pp. 186-188)… I figli della Luce, ossia di Lilith, vinceranno i figli di Eva (cf. p. 191), da uomini ci si trasformerà in Angeli (cf. p. 201)… I figli di Lilith vogliono risvegliare nell’uomo l’Angelo, «la nostra essenza più pura, la Natura Angelica» (p. 202, grassetto mio). Al termine dell’opera, una «voce dall’aldilà», è il Primogenito di Adamo, il figlio di Lilith, dice: «Ascolta, Uomo, e medita sulle parole che da un Pianeta lontano rivolge a te il Figlio dell’Angelo. […] Accogli la nuova buona novella. Apri il cuore al messaggio del Figliolo di Lilith» (p. 204, grassetto mio).
A p. 162 del suddetto “codex 10” c’è la foto di una giovane donna nuda a mezzo busto. Forse – nelle intenzioni di Raffaele – quella donna rappresentava Lilith? Secondo la Cabala ebraica Lilith è il nome di un demonio femminile (cf. G. Scholem, La Cabala, Edizioni Mediterranee, Roma 1992, pp. 357-362).
Luciano Raffaele era già massone quando ha scritto “Angeli in terra” (1962)? Sicuramente lo era quando ha pubblicato questo “codex 10” (1991), anzi, già quando ha fondato “Tradizione Mediterranea” (1983). Infatti, sulla prima pagina di copertina di “Tradizione Mediterranea”, n. 1, anno 1, settembre 1983, è scritto: «edizione del RSAA per la giurisdizione italiana – via giustiniani 1 – 00187 roma» (grassetto mio).
RSAA è la sigla della Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato. Inoltre, a quell’indirizzo romano corrispondeva, all’epoca, la sede del Supremo Consiglio del RSAA di Fausto Bruni 33°.
1.2. Dalle “Considerazioni biografiche su Kremmerz e la My.+” (codex 3, 1988)
Nel 1988 “Tradizione Mediterranea – quaderni della Schola Italica” (Edizioni in proprio, Roma) pubblica il libro “Considerazioni biografiche su Kremmerz e la My.+” di Luciano Raffaele di Santadomenica. Sulla prima aletta di copertina è scritto:
«Quaderni della Schola Italica. È la collana editoriale di “Tradizione Mediterranea” – speculum culturae universitatis – che accoglie scritti di autori che collaborano con la rivista o di studiosi e ricercatori che si ispirano alle tematiche attinenti al Sapere Sferico coltivato dalla Schola» (grassetto del testo).
Sulla prima pagina di copertina è precisato: «da uno scritto riservato – affidato all’autore dal Barone Ricciardo Ricciardelli – vengono tratti e rivelati particolari iniziatici attinti alla vita intima del m+ Kr+ e relativi anche alle attività e alle strutture esoteriche della Fr+ di Myriam» (grassetto del testo).
Il “maestro Kremmerz” («m+ Kr+») cui si riferisce Luciano Raffaele è Giuliano Kremmerz, ovvero Ciro Formisano (1861-1930), fondatore della Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam («Fr+ di Myriam», o «My.+»), cultore di Ermetismo, di magia ermetica, e anche di magia eterosessuale di coppia. Su Kremmerz: cf. Massimo Introvigne, “Il cappello del mago”, Sugarco Edizioni, Milano 1995, pp. 298-308.
Il Barone Ricciardo Ricciardelli (1900-1969), discepolo di Kremmerz, era un «bizzarro aristocratico» che credeva di essere la reincarnazione dell’antico (presunto) sacerdote egizio Morcorodaff (vissuto 4000 anni prima) e che perciò pubblicava opere anche con lo pseudonimo Marco Daffi… Ricciardelli dilapidò il suo patrimonio in favore del nipote di Kremmerz, Pasquale Pugliese, il quale fu accusato di truffa e circonvenzione di incapace. Comunque, nel necrologio, la Società Italiana di Parapsicologia elogia il Barone Ricciardo Ricciardelli come «Uomo molto colto», «appassionato studioso dei fenomeni paranormali» e «sensitivo» (qui: https://www.fondazioneclaudi.it/il-barone-ricciardo-ricciardelli/). Anche l’esoterista Piero Fenili (1936-2021) aveva grande stima del Barone Ricciardelli. Fenili cita, al riguardo, anche Luciano Raffaele (qui: https://iniziazioneantica.altervista.org/1800-1900/kremmerz/ricciardelli/Ricciardo_Ricciardelli.pdf). Piero Fenili è stato magistrato, esoterista, ermetista (qui: https://www.giulianokremmerz.com/index.php/articoli-riviste/731-ricordo-di-piero-fenili; e qui: https://www.lanazione.it/lucca/cronaca/morto-per-il-virus-un-ex-magistrato-di-84-anni-mentre-i-contagi-restano-bassi-k9b6chrz).
Torniamo al libro di Luciano Raffaele, “Considerazioni biografiche su Kremmerz e la My.+”.Nella pagina precedente pag. 1, è scritto: «© luciano raffaele in roma 1988 iscritto nel registro nazionale della stampa della presidenza del consiglio dei ministri».
Nelle prime due pagine del testo, Luciano Raffaele accenna ai suoi rapporti con il Barone Ricciardelli e la Parapsicologia: «Sono trascorsi circa trenta anni. Il riserbo potrà essere sciolto. Do inizio, quindi, alla utilizzazione di questo primo documento tra i meno riservati di cui sono fidato depositario e custode fedele. La frequenza dei contatti – iniziati prima del 1960 e divenuti dal 1962 assiduità costante nel mio domicilio romano – aveva stabilito, tra me il Barone Ricciardo Ricciardelli, un rapporto che trascendeva il legame formale di cultori di scienze metafisiche e psicologiche. In origine, fu tuttavia la comune materia di studio a costituire occasione d’incontro in seno alla società italiana di parapsicologia, società riconosciuta dallo stato italiano» (p. 1, grassetto mio).
Raffaele prosegue circa la Società Italiana di Parapsicologia: «In verità, di quel sodalizio scientifico ebbi ad occuparmi, inizialmente, per premure espressemi dal presidente pro tempore, Francesco Egidi. Me ne occupai allo scopo di far ottenere, dal ministero della pubblica istruzione, più congruo stanziamento annuale di fondi che consentisse l’attuazione di un piano operativo d’indagine e ricerche, con seri intenti scientifici, nel vasto campo dei fenomeni paranormali, di cui presenta dovizia il nostro paese» (p. 1, grassetto mio).
Raffaele prosegue: «Da allora, la società poté effettuare, grazie alle maggiori disponibilità di bilancio, cicli di conferenze e sperimentazioni presso l’aula dell’istituto di fisiologia generale della università degli studi “La Sapienza” di Roma. Di quei cicli curai la programmazione – per la durata della presidenza Egidi e della successiva presidenza Schepis – esercitando la funzione di segretario generale. Il barone Ricciardelli faceva parte, nell’arco di quel tempo, del comitato scientifico. Erano, invece, del comitato direttivo Giorgio Tron, Emilio Servadio, Stefano Somogij, Vincenzo Nestler, Gastone De Boni, Vittorio Perrone, Alfredo Parlavecchio, Giorgio Salvadori, Giorgio Rabbeno e la contessa Mancini Nulli Augusti di Milanoff. Sui rapporti stabilitisi, dal 1962 in poi, non dirò altro, per ora» (p. 2, grassetto mio).
Luciano Raffaele non precisa che Giorgio Tron (1884-1963), medico, fu massone dal 1915, ascese al 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato, fu Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1960 al 1961.
Anche Emilio Servadio (1904-1995), psicanalista, fu massone del GOI, 33° grado del RSAA. Verso il 1977, Emilio Servadio aderì al Supremo Consiglio RSAA “scissionista” di Vittorio Colao 33° (cf. Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2, Doc. XXIII, n. 2-quater/6/II, Roma 1987, pp. 966, 977) a cui aderì anche Fausto Bruni 33° il quale poi successe a Colao nella carica di Sovrano Gran Commendatore di quel Supremo Consiglio. Come abbiamo visto nella scorsa puntata, Luciano Raffaele era legato alla Massoneria (ex-GOI) di Fausto Bruni (vedi qui: https://www.corrispondenzaromana.it/tradizione-mediterranea-di-luciano-raffaele-di-santadomenica-33-1921-2009-1a-parte/).
Luciano Raffaele afferma che il Barone Ricciardelli godeva di «confidenze orali e scritte» da parte del Kremmerz, così come lui, Raffaele, ha goduto delle medesime dal Ricciardelli «per un maggior numero di anni» (p. 5). Raffaele riporta anche alcuni brani in cui Ricciardelli afferma che Kremmerz «non appartenne mai alla Massoneria Italiana» (p. 89, grassetto mio). Tuttavia Ricciardelli ritiene che Kremmerz «sia stato ascritto a quella americana» (p. 89, grassetto mio).
Non proseguo oltre circa questo “codex n° 3” su Kremmerz e la sua “Myriam”, ma citerò più avanti un altro scritto di Raffaele sul Barone Ricciardelli.
1.3. Dal “Monologo esoterico: parte seconda” (codex XII, 1993).
Nel 1993, “Tradizione Mediterranea – quaderni della Schola Italica” (Edizioni in proprio, Roma) pubblica il libro “Monologo esoterico – parte seconda” (codex XII) di Luciano Raffaele (Edizioni in proprio, Roma 1993). Purtroppo non sono riuscito a reperire anche la prima parte di quel “Monologo”. A pag. 3, c’è la dedica dell’Autore a Rossana Jemma («Rosy»), sua «Compagna Amica Sposa» morta «improvvisamente». Più avanti, Raffaele parla della sua «Schola Italica», ispirata agli insegnamenti di Pitagora, alla «Tradizione che trascende ogni Istituzione esoterica» (cf. p. 14). Raffaele riporta gli elogi ricevuti per “Tradizione Mediterranea” e “Schola Italica” da personaggi importanti del mondo massonico italiano di quel tempo (cf. pp. 14-20) quali: Fausto Bruni (da Roma), il Principe Giovanni Alliata di Montereale, il conte Carlo Alberto Di Tullio (da Milano), Enrico Tonelli (da Nuoro). Però Raffaele non precisa che costoro erano massoni e del 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato… Apro una parentesi su Enrico Tonelli (1927-2005): massone della Gran Loggia degli A.L.A.M., poi della Gran Loggia Generale d’Italia di Fausto Bruni, poi della Gran Loggia Svizzera Alpina, e infine della Gran Loggia d’Italia – Palazzo Vitelleschi (GLDI), 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato (vedi qui: https://www.giornalia.com/articoli/gli-amati-libri-strumento-di-relazione-e-condivisione-donata-a-palazzo-sanjust-la-biblioteca-massonica-e-non-solo-di-enrico-tonelli/).
Torniamo al “Monologo esoterico – parte seconda”, dove Raffaele ammette però che la sua “Schola Italica” è stata criticata come «illusione» dal massone Giordano Gamberini (cf. p. 22), già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI). In effetti, i massoni summenzionati che hanno elogiato l’iniziativa culturale di Raffaele non facevano parte del GOI… Elogi alla “Schola Italica” sono stati rivolti anche dal sacerdote paolino e filo-massone Don Rosario Francesco Esposito (cf. pp. 23-24).
Luciano Raffaele spiega che la sua “Schola Italica” si fonda sulla “Sapienza di Pitagora” per formare un Uomo Nuovo (cf. pp. 25-31) che sappia ascendere alla vita divina, realizzare la sua «palingenesi», «trasumanare» (cf. pp. 30-31, grassetto mio)… Segue una preghiera di Luciano Raffaele: «“Padre-Madre” Nostro» (p. 32)… Più avanti, Raffaele ribadisce l’androginia divina allorché accenna a «il “Verbum-Lux” che è Padre e Madre, Arché di tutte le cose che furono, sono e saranno» (p. 39, grassetto mio).
Ecco l’ambizione [di Gnosi & Magia!] della “Schola Italica”: «La “Schola Italica”, insomma, vuol proporsi a dimensione accademica di “Europa degli Atenei”, con particolare spessore culturale di studio e prassi delle discipline esoteriche e iniziatiche coltivate da Istituzioni che hanno a proposizione speculativa e pragmatica il risveglio e l’acutizzazione delle facoltà intuitive, latenti nell’uomo» (p. 45, grassetto mio).
Luciano Raffaele prosegue circa la “Schola Italica”: «Il “Primo Incontro” del Comitato Promotore ha avuto luogo il 3 marzo 1989 alle ore 17, in Roma, nella Sala Bianca della sede nazionale della presidenza della “Dante Alighieri” in Piazza Firenze 27» (p. 45, grassetto mio).
Apro una parentesi sulla Società Dante Alighieri, nata sul finire dell’Ottocento. Nell’articolo “Massoneria italiana, Ebraismo e movimento dei Giovani Turchi” (in “La Rassegna Mensile di Israel”, a cura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Vol. LXXVIII, N. 3, Settembre-Dicembre 2012, Giuntina, pp. 161-178), lo studioso Luca G. Manenti afferma che a Costantinopoli, tra Otto- e Novecento, c’erano varie associazioni di provenienza italiana, tra cui «la Società Dante Alighieri, anch’essa di chiara matrice massonica» (p. 167, grassetto mio).
Torniamo al “Monologo esoterico – parte seconda” di Luciano Raffaele il quale ribadisce che «il Tutto si divide in due Parti», la bianca e la nera, la Luce e le Tenebre, e ciascuna delle due Parti genera figli, «i Figli della Luce» e i «Figli delle Tenebre»… La Luce vincerà e ci saranno solo «Figli della Luce» (cf. p. 47)…
Raffaele auspica un collegamento tra i vari «Collegi iniziatici» non solo italiani ma anche europei che portano avanti la «cultura esoterica» (cf. p. 53, grassetto mio). A questo proposito l’Autore pubblica brani di una lettera ricevuta da Aldo Damilano che lo incoraggia a proseguire il progetto “Schola Italica” (cf. pp. 55-58). Dal testo citato si intuisce facilmente che Damilano è massone; infatti parla di «Obbedienze», «Ordine», «Rito» (cf. p. 55). Damilano definisce Raffaele: «vero figlio della Luce e solitario combattente, così accortamente iniziato. Personalmente io e il mio Gruppo ti siamo vicini» (p. 58, grassetto mio).
Da ulteriore ricerca ho scoperto che verso la fine del 1992 Aldo Damilano viene eletto Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio d’Italia dei Sovrani Grandi Ispettori Generali (33° Grado del RSAA), collegato alla Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli A.L.A.M. (qui: https://www.serenissimagranloggianazionale.it/chi-siamo/), una delle Obbedienze Massoniche (non la principale) che si definiscono “di Piazza del Gesù”.
Nel suddetto “Monologo” di Raffaele troviamo ulteriori tracce di Gnosi o Gnosticismo, quando, ad esempio, dice che occorre: «costruire l’ego e poi trascenderlo per espandersi nell’impersonale» (p. 69, grassetto mio).
Più avanti, Raffaele scrive: «La “personalità” è quindi un traguardo da raggiungere, ma la meta ultima rimane la “impersonalità”. Nella impersonalità consiste la reale “libertà” da ogni vincolo e condizionamento. L’ego e la personalità sono una capsula esistenziale necessaria e temporanea; […] Ma per conquistare la pienezza dell’essere è indispensabile che egli evada dalla prigione egoica, e che si espanda verso l’oceano della Impersonalità. Questa sola è la vera “patria” dell’uomo universale, e approdo felice alla sua crescita spirituale» (pp. 72-73, grassetto mio).
Raffaele fa ben capire che la sua “Schola Italica” mira alla pacificazione e convergenza delle «tre Religioni universali», «Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo» (p. 81, grassetto mio), «nel nome di quell’IDDIO UNICO che è Padre e Madre a ciascun essere umano disceso da Adamo e da Eva» (p. 79, grassetto mio). Dio «Padre e Madre»… Riaffiora ancora il tema gnostico dell’androginia divina… La pace e convergenza delle Religioni è certamente un tema esoterico, tipico anche della “New Age”, e in effetti poco oltre, Raffaele elogia l’era dell’«Acquario» come: «era nuova», «ciclo della “rigenerazione”», «compimento dei tempi», «compimento planetario» che fa evolvere l’essere dalla natura di uomo «verso quella dell’Angelo» (cf. p. 80, grassetto mio), «sino al raggiungimento dell’unione mistica con la Divinità, nella infinita armonia del Cosmo» (p. 81, grassetto mio).
* * *
In “Appendice” al suo “Monologo esoterico – parte seconda”, Raffaele pone la “Prefazione” (pp. 83-126) che scrisse per “Il Poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta. Raffaele definisce quell’opera: «componimento letterario paranormale in 12 volumi “scritto” da Maria Valtorta: la mistica sensitiva di Viareggio in odore di santità» (p. 83, grassetto del testo).
In quella Prefazione, Raffaele si qualifica: «segretario generale della società italiana di parapsicologia riconosciuta dallo Stato» (p. 83, grassetto mio).
Ritengo che una tale prefazione, in cui si parla di «parapsicologia», «paranormale», «sensitiva», non abbia fatto buona pubblicità alla persona e all’opera di Maria Valtorta.
È bene approfondire alquanto il rapporto tra Luciano Raffaele e il caso Valtorta. Dobbiamo partire da Nicola Pende (1880-1970), Senatore del Regno e medico, che è stato uno dei Periti della Sacra Congregazione dei Riti per l’analisi di guarigioni ritenute miracolose. Pende visitò e apprezzò molto sia Maria Valtorta che il suo “Poema” (vedi: https://mariavaltorta.com/lattestato-di-nicola-pende/). L’opera della Valtorta fu messa all’Indice dal Sant’Uffizio nel 1960. Ma Padre Corrado Berti decise di procedere comunque a una nuova edizione dell’opera e a quel punto il Dr. Nicola Pende presentò al Padre Berti il Segretario Generale della Società Italiana di Parapsicologia, cioè Luciano Raffaele. Maria Valtorta non approvò quella sorta di alleanza tra la sua opera cristiana e il paranormale, perciò cacciò via sia il P. Berti che il Raffaele… Nel 1961 fu dunque pubblicato il primo volume del “Poema dell’Uomo Dio” con la Prefazione di Raffaele e ciò rese ancor più diffidenti le gerarchie ecclesiali verso l’opera di Maria Valtorta. Poi il Dr. Pisani (l’editore) decise di togliere la Prefazione di Raffaele dalle successive edizioni (forse quelle dopo il 1967 o 1970). La relazione tra P. Berti e Raffaele cessò in modo brusco con un diverbio (vedi qui: https://clubamicivaltortiani.forumfree.it/?t=65834949).
In quella Prefazione, Luciano Raffaele illustra il suo grande interesse verso i fenomeni della «Parapsicologia» definendola «disciplina scientifica che non conosce limiti di prerogative e che costituisce il ponte ideale attraverso cui la mente dell’Uomo lascia le sponde del noto per raggiungere approdi fascinosi nel continente poco esplorato dell’ignoto» (“Monologo esoterico – parte seconda”, op. cit., p. 89).
Raffaele esprime la sua grande ammirazione per “Il Poema dell’Uomo-Dio” di Valtorta (cf. pp. 90-91). Egli riconosce che Maria Valtorta aveva ripugnanza per spiritismo, medium, poteri medianici (cf. pp. 114-116). Tuttavia il solo fatto che egli abbia curato la Prefazione all’edizione del 1961 non ha reso un bel servizio alla causa di Maria Valtorta.
1.4. Dal rito di Andromeda o di Hamzur: magia… (codex XIV, 1997)
Nel 1997 “Tradizione Mediterranea – quaderni di Schola Italica” pubblica il libro di Luciano Raffaele, “Il rito di Andromeda cosiddetto “di Hamzur” o “delle tavolette” alias “il viaggio dell’anima nella sacra rappresentazione di Hamzur” (codex XIV, Edizioni in proprio, Roma). Sulla prima pagina copertina, dopo il titolo, è precisato: «con la riproduzione di testi e disegni ològrafi del Barone RICCIARDO RICCIARDELLI affidati a suo tempo all’autore affinché la catena del “sapere iniziatico” – di ultra millenaria trasmissione – non avesse a subire interruzione o soffrire oltraggio interpretativo da occasionali rinvenitori profani» (maiuscolo del testo).
A pag. 2 è scritto: ««© luciano raffaele in roma 1996 iscritto nel registro nazionale della stampa della presidenza del consiglio dei ministri».
Sentendosi vicino alla morte (all’epoca aveva circa 75 anni), Luciano Raffaele dichiara che è giunto il momento di divulgare altri manoscritti e dattiloscritti dell’amico il Barone Ricciardo Ricciardelli (cf. pp. 7-8)… Raffaele elogia «l’Arte Regia dei Magi – patrimonio esclusivo delle “istituzioni iniziatiche” della ultra millenaria tradizione mediterranea» (p. 8, corsivo del testo). Raffaele non sa se questo materiale del codex XIV sia frutto del pensiero di Ricciardelli o se questi l’abbia ricevuto in via riservata «dal m+ Giuliano Kremmerz, al di fuori dei formali veicoli istituzionali della Fr. di Myriam, della quale l’occultista di Portici fu fondatore e ierofante» (p. 9, corsivo del testo). In ogni caso «la matrice originaria riconduce comunque al filone kremmerziano di tradizione magica “egizio-caldèo-greca”» (p. 9, corsivo del testo, grassetto mio).
Raffaele spiega: «Col rito di Andromeda o di Hamzur si scende negli Inferi veri e propri, trasferendo su altre anime il peso karmico» (p. 15, grassetto mio)…
Il testo di Ricciardelli rivelato da Raffaele descrive alcuni riti magici con presunte facoltà animico-terapeutiche. Il rito di Andromeda o di Hamzur permette il contatto dell’operatore (mago) con gli Inferi e la facoltà di agire sulle anime in purgazione karmica (cf. pp. 31-42, 60)… Il rito prevede il contatto con gli «Arconti», ossia “divinità” o arcangeli (dèmoni), nonché la «revulsione» del Male in Bene (cf. pp. 63-78, 126-129, 132)… Raffaele definisce questo testo ricciardelliano: «breve ma denso manuale di Magia» (p. 95, corsivo del testo).
1.4.1. Ancora tra Massoneria e Parapsicologia…
In un mio studio su Licio Gelli-P2, Servizi segreti ed Esoterismo, ho mostrato che nel 1983 lo scrittore e massone piduista Pier Carpi era membro della Massoneria di Fausto Bruni, la Gran Loggia Generale d’Italia (GLGI). Bruni era il Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio RSAA legato alla GLGI. Nel 1983 i Carabinieri di Reggio Emilia svolgono intercettazioni telefoniche nei confronti di Pier Carpi, tra cui c’è una sua conversazione telefonica con Dario Bernazza, anche lui massone dell’Obbedienza di Fausto Bruni (GLGI). Bernazza e Carpi convengono che «parapsicologia» e «spiritismo» sono «hobby» di «molti fratelli massoni». Ancora nel 1983, in un’altra telefonata (anch’essa registrata dai Carabinieri) Pier Carpi e il massone “bruniano” (GLGI) Guido Crapanzano convengono in credenze di magia sessuale secondo cui lo «sperma» maschile trasmetterebbe «conoscenza» (vedi qui: https://www.corrispondenzaromana.it/gelli-p2-tra-servizi-segreti-ed-esoterismo-5a-ed-ultima-parte/, grassetto mio) … In quel mio studio però non ho detto di Luciano Raffaele. Dagli Atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2 (Doc. XXIII, n.2-quater/6/XIII), risulta infatti che i Carabinieri di Reggio Emilia hanno registrato anche una telefonata dell’08 novembre 1983 tra il suddetto Dario «BERNAZZA» e «RAFFAELE Luciano» (cf. p. 51, maiuscolo del testo). E si tratta appunto di Luciano Raffaele di Santadomenica. Dunque nel 1983 Raffaele era massone legato al gruppo di Fausto Bruni. Nella trascrizione, i Carabinieri scrivono che Bernazza e Raffaele: «lasciano intendere che i componenti della massoneria sono prima di tutti i responsabili della D.C.» (p. 51).
1.4.2. Luciano Raffaele nella perizia D’Altilia (1996)
La fama di Luciano Raffaele quale studioso e cultore di parapsicologia è nota anche allo scrittore Tommaso D’Altilia. Costui nel 1996 indirizza al Procuratore Capo della Repubblica di Firenze Piero Luigi Vigna e al Capo della Squadra Mobile di Firenze il Commissario Michele Giuttari, una perizia sul caso del Mostro di Firenze. La perizia D’Altilia verrà pubblicata come libro nel 2001 (cf. Tommaso D’Altilia, Mostro d’autore, I Libri del Paese, Bologna 2001).
Secondo D’Altilia (prima ancora che gli inquirenti seguissero la cosiddetta “pista esoterica”) il Mostro o i Mostri di Firenze erano un gruppo di persone di Firenze e/o dintorni dedite alla magia nera (e sessuale) e in particolare a un demoniaco culto a Iside («rito di Iside») con l’uso di feticci umani (cioè parti del corpo femminile asportate a donne uccise) per scopi pseudo-curativi mediante fatture e controfatture (cf. pp. 96, 108-122, 127, 131-134, 161-164). Ma non è questo il tema del mio presente saggio. Mi interessa invece sottolineare che D’Altilia cita quelli che, a suo dire erano, all’epoca, centri o scuole di magia che valutavano le capacità paranormali di soggetti dotati. D’Altilia scrive:
«A Roma, il centro studi per eccellenza, presieduto dal professor Duca Igor Istomini, che si avvaleva di docenti universitari e scienziati per valutare le doti paranormali degl’interessati, era l’Accademia Tiberina. Tra i soggetti definiti più dotati c’era il dottor Luciano Raffaele, capo della segreteria particolare di Andreotti, il professor Giambattista Pagano, figlio del primo presidente di Cassazione, il dottor Pandiscia, capo della Polizia scientifica, e via dicendo. Insomma, tutte persone stimatissime, che avevano il carisma ma non lo usavano se non in via del tutto eccezionale, gratis e in magìa bianca. L’equivalente […] a Firenze “il Cerchio”, ove però venivano studiati essenzialmente fenomeni di medianità. Un centro che non poteva quindi prescindere dagl’insegnamenti e dalle esperienze del professor Gustavo Rol di Torino, unanimamente riconosciuto il numero uno in Europa» (p. 164, grassetto mio).
* * *
Non so se i personaggi summenzionati avessero realmente facoltà medianiche. Tuttavia è certo che Igor Istomin coltivasse interessi esoterici (vedi qui: https://luigi-pellini.blogspot.com/2019/11/il-mio-maetro-igor-istomin.html), come pure Luciano Raffaele di Santadomenica. Ed è anche certo che Istomini e Raffaele si conoscevano. Infatti ho scoperto che sulla sua rivista “Tradizione Mediterranea” (anno VII, nn. 7-9, ottobre-dicembre 1989), Luciano Raffaele dedica un breve necrologio “A Igor Istomin-Duranti, il “commilite culturale” della Accademia Tiberina che ha cessato recentemente di esistere” (p. 49).
Anzitutto Luciano Raffaele si duole anche della morte (avvenuta circa 20 anni prima) di Francesco Egidi (1880-1969): «Primo, tra noi, a lasciare la palestra della vita terrena, fu Francesco Egidi: il nostro Egidi!» (p. 49).
Da ricerca on-line si apprende che quell’Egidi era studioso di fenomeni paranormali (come sua moglie Linda Murri che era anche una medium), cultore di parapsicologia, Presidente della Società Italiana di Parapsicologia, Vice-presidente dell’Accademia Tiberina (vedi qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Egidi, e qui: https://www.montefioredellaso.com/it/francisegidi).
Poi Luciano Raffaele lamenta anche la morte di Silvia, persona cara (moglie? compagna? amica? sorella?) a Igor Istomin. Raffaele ricorda: «[…] l’incontro a Firenze che ci vide uniti, nella dimora di Assagioli, ad innalzare – tutti cinque insieme – altari allo Spirito dell’uomo che la carne vincola, come Prometeo, alla Terra, perché l’uomo non s’innalzi al Cielo, con le scale del Pensiero» (p. 49, grassetto mio).
Dunque a Firenze, a casa di Assagioli: Egidi, Istomin, Silvia, Raffaele.
Raffaele non dice, o non sa, che Roberto Assagioli (1888-1974) fu padre della Psicanalisi in Italia e fu affiliato massone alla Loggia “Lucifero” di Firenze, del Rito Simbolico Italiano – Grande Oriente d’Italia (vedi qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Assagioli).
Raffaele sente in sé la presenza dei suoi cari defunti Egidi-Silvia-Istomin: «Perciò non mi sento solo. Anzi, adesso, ancora più Vi avverto in me raccolti; e sollevo in alto il Vessillo della Tradizione […]» (p. 49).
* * *
Torniamo alla perizia d’Altilia. È interessante notare che, proprio in quel testo del 1996, lo stesso D’Altilia attribuisce a sé una «forte sensitività» (cf. D’Altilia, op. cit., p. 174) e mostra di condividere la cultura esoterica… D’Altilia afferma di aver appreso «l’arte della decodificazione da fonti autorevolissime» ossia dal «colonnello Otto Skorzeny, capo della “OdeSSa” fino al ’75» (cliente di suo padre, l’avvocato D’Altilia) e dal «dr. Giovanni Battista Pagano, figlio del primo presidente di Cassazione, vice presidente dell’accademia di studi esoterici “Tiberina” e“33” della massoneria scozzese» (cf. p. 198, grassetto mio). Inoltre D’Altilia inserisce Gesù Cristo nella «Magia Bianca» (p. 97) e ritiene addirittura che anche Lui fosse Esseno e Isideo (cf. p. 212).
Dato che D’Altilia afferma di aver conosciuto Giovanni Battista Pagano 33°, vicepresidente dell’Accademia Tiberina di cui era membro anche Luciano Raffaele, mi chiedo:
Anche D’Altilia era membro dell’Accademia Tiberina? D’Altilia ha conosciuto anche Luciano Raffaele? Di quale Massoneria del RSAA faceva parte Giovanni Battista Pagano 33°: GOI, GLGI, o “Piazza del Gesù”?
Al momento riesco a rispondere, almeno in parte, all’ultima domanda. Il 24 maggio 1975 viene costituita la Serenissima Gran Loggia Nazionale degli Antichi Accettati Muratori del Grande Oriente Italiano – Obbedienza Piazza del Gesù, avente per Gran Maestro Pietro Maria Muscolo (sul quale ho già scritto qui: https://www.corrispondenzaromana.it/massonerie-italiane-di-rito-scozzese-antico-e-accettato-tra-logge-coperte-ed-esoterismo-1968-1983-2a-parte/; e qui: https://www.corrispondenzaromana.it/massonerie-italiane-di-rito-scozzese-antico-e-accettato-tra-logge-coperte-ed-esoterismo-1968-1983-6a-e-ultima-parte/). Quella Gran Loggia nasce dall’unificazione di 8 Obbedienze Massoniche tra cui l’«Internazionale Massonica di Fratellanza mediterranea» del Sovrano Gran Commendatore [RSAA] «Giovan Battista Pagano» (vedi qui: http://www.grandeorienteinternazionale.org/wp-content/uploads/2020/07/Serenissima-Garn-Loggia-Nazionale-Antichi-Massoni-dItalia.pdf, pag. 3 di 7, grassetto mio). (continua)
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