Alta Terra di Lavoro

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Tradizioni popolari a Fondi

Posted by on Mag 13, 2025

Tradizioni popolari a Fondi

   Il folckore è il complesso di  tradizioni varie che passano oralmente da famiglia a  famiglia. La poesia si trova dapprima in forma di cantilene , di due o tre frasi , ripetute cadenzatamente ,in maniera monotona. Spesso le frasi non sono che esclamazioni cadenzatamente, in maniera monotona. Spesso le frasi non sono che esclamazioni che acquistano significato dal tono e dai gesti del cantore, come nei canti di caccia degli Indiani delle praterie  nordamericane e in quelli di guerra deli Irochesi. 

   Come le ninne nanne, le nenie funebri, nelle quali, al pari delle prefiche, le donne fondane intonavano delle cantilene sul cadavere. Ogni decesso dava l’occasione a componimenti e il defunto era accompagnato da qualche piagnone, che salmodiava le sue lodi. Talvolta siffatte nenie avevanolo scopo di placare lo spirito del morto, specie se il deceduto era perito di morte violenta.

Anche nei canti eroici, che di solito consistevano nella combinazione di frasi, ciascuna delle quali adatta ad indicare una circostanza o ad enunciare un desiderio, il sentimento dell’amore, si trovava associato il morto alla passione della caccia, oppure alle avventure della guerra.

   A Fondi, compagno inseparabile dell’uomo, il canto lo seguiva nelle sue quotidiane occupazioni, oltre alla caccia  e alla pesca, nonché nelle principali

cerimonie della vita, della culla, della tomba, dell’ iniziazione alle nozze.

   Comunissimi i canti del lavoro, Essi servivano ad attenuare il peso delle lunghe e spesso dure tatiche, alle qyuali si sottoponeva l’uomo per procacciarsi il sostentamento e provvedere ai bisogni elementari dell’organismo. Se ne avevano per le differenti operazioni dell’agricoltura (dissodamento della terra, raccolta dei prodotti della stessa) ,come per le incombense  affidate alle donne e principalmente per la macinatura del fumento

   Cosa si faceva al bambino appena nato? Il neonato veniva lavato con acqua bollita in un fiasco,messo sui carboni accesi.Cos^ bollita; essa purificava il bamnino. C’era ancora un’altra usanza, quella di mettere un bicchiere di vino nell’acqua del primo bagno. Il bambino sarebbe cresciuto forte e robusto. Appena fasciato, si appuntava al bavaglino, rosa se femmina, celeste se maschio, una spilla d’oro com e un cornertto o il gobbetto oppure il numero tredici contro i  malocchi.  Se il neonato rta maschio, gli imponevano il nome del nonno paterno; se femminuccia, quello della nonna oppure il nome del Patrono o del santo del giorno in cuiera nato.  Se il banbino poi nasceva con il “velo”, detto anche “camicia della Madonna, da grande si passava la mano sulla pancia dolente di una persona, il dolore si calmava.Guariva anche la “virminara” (verminiete). La camicia seccata la doveva portare senre nel taschino o appesa

 Al collo. Quando al bambino tagliavano, per la prima volta, le unhee, gli mettervano nel pugno dell’altra mano unas moneta, per augurargli ricchezza.

   Alla caduta dellìombelico, in famiglia si faceva festa. A  festa. Chi, per primo,

 gettava l’ombelico nel fuoco, era amatopiù degli alyti. Il bambino veniva allattato dalla mamma. Se questa non aveva latte, al bambino facevano succhiare il latte di mucca o di asina; me sso dentro una bottiglia con il poppatoio. Il bambino veniva avvolto in fasciatoi vome una mummia egizia. Tta il nono ed il decimoo mese di vita, veniva sfasciato.Gli mettevano addosso  una lunga veste e lo mettevano a terra, sopra una copwerta. I più danarosi lo ficcavano dentro lo  “jannareje “ (girello). Per addormentarlo o azzittirlo, quando piangeva, gli cantavano le ninne nanne.  

   Come si proceveva  per il battesimo ?

   Il bambino veniva portato in chiesa dalla “iqmmara” (levatrice”)  per essere battezzato. Al piccolo si infilava un vestito bianco, tutto ricamato,mo semplice. Se era maschio, si metteva si metteva un fiocco celeste;  se femmina,, rodsa. La levatrice portava  il bimbo sul braccio destro, se era maschio; sul sinistro, se  era femmina. Non doveva girarsi indietrio, altrimenti il bambino cresceva pauroso. In chiesa il rete lo battezzava dicendo :”In nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo”. Poi gli metteva sulla testa un po’ di acqua e sulla bocca il sale, Il padrino doveva pronunziare bene il credo, altrimenti il bambino diventava balbuziente. Il giorno dopoil battesimo, la mamma delò bambino mandava alla comare””ju canist” (il canestro) con i dolci. La comare ricambiava con una coppia di piccioni o una gallina e i fefdelini per mettere sul brodo.

   Il battesimo ogni volta si vsvolgeva così ; una donna dopo partotita mandava ad avvertire “ “ii cumpari” (i  compari). In quello stesso tempo  i compari mandavano alla donna partorita una cesta piena d ipasta, pane, ‘zogna (sugna), zucchero, fedelini, una gallina o una coppia di piccioni. Il giorno del battesimo si avvert iva il prete Se stavano lontano, si facevano prestare il csarretto , se non lìavevano. Due bambini portavano in mano un vassoio con un limone e un przzo fo pane,; un altro  una bropcca d’argento e l’asciugamano.

   Quando il bambino veniva battezzato    d’inverno, veniva avvolto in uno scialle.  Il padre del bambino si portava a casa una brocca piena di acqua santa, che era servita al bambino. L’acqua si conservava in casa per alcuni giorni e poi si versava sulla cenere, sotto il focolare.Nella prima uscita di casa,, 40 giorni dopo il parto, la donna andava in chiesa con il bambino, per la benedizione purificatrice; in ricordo, forse,della purificazione della della Vergine Maria.

   Come si faceva il fidanzamento?

   Una volta si  svolgeva così : l’uomo e la donna si conoscevano, quasi sempre, per strada o in chiesa,oppure per mezzo di parenti e di conoscenti. Si guardavano, si piacevano, si sorridevano. Di nascosto, si scambiavano  un garofano. L’uomo, prima della conoscenza, andava sottola finestra della fidanzata  e con alcuni amici le portava la serenata.  La donna, se veramente gli voleva bene, apriva la feiestra e l’uomo le gettava un mazzo di fiori. Lei  lo prendeva e inviando al futuro sposo un bacio, sulla punta delle dita., chiudeva la finestra. Alcuni giorni dopo, i genitori dell’uomo si recavano  in casa della donna. Qui le due  famiglie si mettevano d’acccordo sulla dote e  stabilivano anche il tempo in cui i due  si dovevano unire in matrimonio. Si faceva una festicciola e si scambiavano i regali. I danarosi davano l’anello, i poveri si regalavano i fazzoletti. C’erano poi delle persone che facevano da  mediatori tra l’uomo  e la donna. Si chiamavan“juruffian “ (mezzano). Se il mediatore combinava il matrimonio, gli regalavano soldi o roba di casa.

   Nelle campagne, specialmente alle pendici dei monti, c’era una simpatica usanza. Il giovanetto che aveva messo gli occhi addosso alla ragazza che gli piaceva, preparava un robusto ceppo, “ju cepp”. Lo adornava di fiori e la notte lo piantava davanti alla porta della capanna della “Vajona” (signorina).Se la “vajona” levava i fiori, ci stava, altrimenti  no. Quelli che al mattino passavano viciuo  alla capanna e vedendo il ceppo dicevano : “ Chell è “’anceppunata” “ ( Quella è stata  scelta). Nessun altro giovanotto osava mette re  “j cepp” davanti a quella capanna. Nel paese  il periodo del fidanzamento era da dopo i morti fino all’Immacolata. Le donne uscivano la sera per  andare in chiesa, alla novena e alla predica. Il giovanotto, che  aveva puntato sulla “vajona che gli piaceva, all’uscitadella chiesa, la seguiva e le gettava sulla spalla una ghianda alla volta, sino a quando la !vajona” non si girava. I due si guardavano  per un attimo. Se a lei lui piaceva, gli faceva capire c con l o sguardo  che ci stava. L’altro periodo era quello della Quaresima, perché la sera c’erano i sacri riti.

   Come veniva lavato il corredo della sposa?

   Si prendeva la cenere vergine. Si metteva una federa  con foglie di lauro e si legava. Si immergeva  in un tino d’acqua. Vi si lasciava tutta la notte. La mattina presto si lrevava la cenere dal tino: Nella lisciva si inzuppava il corredo e vi restava per alcune ore.Losi tirava fuori e si metteva nei canestri di vimini o di strisce di canne e,come in processione; le donne, con i canestri in testa; poggiati sopra la “croja” (cercine) , si recavano a Petrul,sorgente di Fondi. Qui il corredo veniva sciacquato e sciorinato sull’erba ad asciugare al sole. Si portava a casa e su stueava. Il giormo dopo, la madre della sposa offriva un pranzo alle persone che avevano aiutato a lavare il corredo.

   Dove aspettava lo  sposo, il giormo del matrimonio ?

   La sera  prima del matrimonio, lo sposo portava la serenata alla sposa. La mattina dopo i genitori, i partenti e gli invitati dello sposo, vestiti a festa, si recavano a casa della sposa. Qui c’erano gli invitati della sposa. Nell’atrtesache la sposa uscisse dalla stanza, vestita di bianco, agli invitati offrivano “mustacciuoli” ed altri dolci fatti in casa. Per dissetarsi davano loro rosolio. Poi si formava un piccolo corteo  e si andava in chiesa.. Dopo la cerimonia, tutti andavano in casa dello sposo, dove si consumava un bel rinfresco. Mentre gli sposi passavano per la strada, gli invitati gettavano confetti in segno di abbondanza. Ogni tanto c’erano due persone che stendevano da un lato all’altro della strada in laccio d’oro. Gli sposi vi passavano sotto  per buon augurio. Si usava sposaesi nei giorni di lenedì, giovedì, sabato. Gli sposi restavano in casa per una settimana. Allora si usava il viaggio di nozze. Gli amici e ib parenti andavanob a visitarli portando polli, galline e piccioni, uoba e zucchero. La comenica uscivano ed andavano in chiesa, dove ascoltavano la messa facendosi anche la comunione . Dopo la messa,  si  faceva il pranzo a casa dello sposo. Però c’erano soltanto i genitori con qualche parente stretto. La sposa si portava la biancheria come dote. Per la cucina prtava tegami di creta e  caldaie di rame. Questi oggetti  si appendevano al muro, sopra la cucina. Il pezzo più bello era la conca di rame. Essa serviva per prendere al’cqua alla fontana. La sposa non può né tagliarsi, né cucire la veste  da sposa.

Alfredo Saccoccio

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