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Un carinolese pellegrino in Terra Santa

Posted by on Giu 14, 2018

Un carinolese pellegrino in Terra Santa

Ho incontrato il Notaio Nicola – scrive Padre Michele Piccirillo – leggendo i documenti riguardanti la storia della missione dei Francescani in Terra Santa, iniziata nel 1217 con l’arrivo in Oriente dei primi frati, seguiti nel 1219 dal fondatore dell’Ordine, Francesco d’Assisi. 

Nel volume V della Biblioteca Bio-Bibliografica della Terra Santa, dedicato agli anni 1346-1400, lo storico francescano Padre Girolamo Golubovich riporta tutti i passi del diario del Martoni nei quali il Notaio ricorda le Case e le Chiese dei Frati Minori incontrate durante il suo pellegrinaggio: a Gerusalemme nella Basilica del Santo Sepolcro sul Monte Sion, a Betlemme nella Basilica della Natività, nei porti di Beirut, di Rodi, di Famagosta, a Nicosia, a Negroponte, a Patrasso. L’itinerario del Martoni – scrive Padre Girolamo –  è senza dubbio uno dei più preziosi documenti del XIV secolo; e per la storia dell’Oriente francescano contiene non pochi dati interessanti.”

Conoscendo Padre Michele, posso immaginare la sua emozione nel trovarsi di fronte ad un suo concittadino del Medioevo pellegrino in Terra Santa, ma posso anche immaginare la sua arguta, nonché brillante ironia.

Padre Michele, non perse tempo e si mise alla ricerca del diario del Martoni. Grazie ai riferimenti dello studioso Lèon Le Grande, trovò una copia del diario nella Biblioteca Nazionale di Parigi, dove era custodita.

E così accanto ai più famosi diari di pellegrinaggio medioevale lasciatici dal Pellegrino di Burdigala (Bordeaux) nel 333 d.C., dalla Pellegrina Egeria, nel 381-384 o 400 d.C., e da Pietro l’Ibero, 477 d. C., possiamo aggiungere anche il diario (1394-1395) del nostro concittadino, il notaio Nicola De Martoni, il quale fornisce agli storici e agli studiosi tantissime informazioni.

Ma chi era questo nostro concittadino del medioevo? Lo dice lui stesso nel suo diario. Era un notaio di Carinola della famiglia de’ Martoni. Aveva una moglie, Costanza, da cui aveva avuto dei figli,  prematuramente scomparsi. Suo fratello era arcidiacono della Cattedrale di Carinola in cui  i de’ Martoni avevano una cappella dedicata a S. Caterina d’Alessandria, patrona della famiglia, e la tomba di famiglia. Il notaio aveva voluto fare questo pellegrinaggio per pregare sul Santo Sepolcro e visitare i luoghi in cui si era svolta la vita di S. Caterina.

Il diario del notaio Martoni, oltre ad essere un brillante esempio del passaggio della lingua latina al volgare, è un documento storico interessantissimo anche per noi carinolesi perché  confronta i luoghi che visita con luoghi del carinolese, ancora esistenti e non più esistenti, lasciandoci delle testimonianze molto precise.

Quando visita la chiesa della Santa Croce a Gerusalemme, la paragona alla cattedrale di Carinola, dicendo: “Quella chiesa è larga e lunga quasi come quella di Carinola”. A Betlemme i mosaici dell’abside della Basilica della Natività, raffigurante  “la Vergine con il suo  Figlio diletto il quale si trova al centro”, gli ricordano quelli della Chiesa di San Bernardo a Carinola, la cui abside era evidentemente mosaicata. A Rodi, invece, descrive la Chiesa di Sant’Antonio  e vede “lungo il perimetro, 51 sepolture ad arco con cupole come quelle di San Matteo di Carinola”. Oggi la chiesa di San Matteo a Carinola non esiste più, ma grazie a questa descrizione, sappiamo che fungeva anche da luogo di sepoltura ed in essa probabilmente le famiglie più in vista avevano le loro tombe.

Paragona più volte le montagne che vede nel suo viaggio al Monte Massico. Nei pressi di Trapani scrive: “io Notaio Nicola osservai bene perché si vedeva una grande montagna, come il Monte Massico della città di Carinola”. Anche in Turchia i monti che vede dal mare gli ricordano il Massico per cui scrive “monti alti come il monte Massico”. Nei pressi di Corfù invece, vedendo una torre sulla montagna, scrive “come se fosse tre volte la torre del castello di Carinola”. A Cos, che è “grande, stimo, come Carinola o quasi”  la laguna che vede è “grande forse un terzo del lago di Carinola”. Ad Alessandria  d’Egitto invece scrive: “ci sono due monti eretti artificialmente con letame e immondizia delle strade e delle case, monti che distano due miglia l’uno dall’altro. Su uno di essi, che è più alto della collina di S. Arcangelo di Carinola, c’è sulla sommità una torre, e siccome il monte cresce in altezza per il letame e i rifiuti, così cresce la torre che viene progressivamente ricostruita. E ciò si fa di proposito, così che i naviganti possano individuare e riconoscere la città da lontano, perché essa sta in un luogo basso e piano”

Il nostro concittadino del medioevo risulta essere un tipo abbastanza simpatico, pieno di ironia e  vivacità. Le sue descrizioni degli avvenimenti risultano molto divertenti, anche quando le circostanze sono abbastanza drammatiche. Egli non cita solo i luoghi del carinolese, ma anche Sessa, Teano, Rocchetta, Capua e, come dice padre Michele, intraprende questo pellegrinaggio con il cuore rivolto a casa. E la sorte vuole che, dopo un anno di viaggio, Nicola non trovi più sua moglie ad aspettarlo, perché morta circa un mese prima.

Ci fa un po’ tenerezza quest’uomo che per fede intraprende questo pellegrinaggio e, ritornando, trova la casa vuota degli affetti familiari. Ma noi carinolesi del terzo millennio non possiamo che essergli grati per la testimonianza che ci ha lasciato.

FONTE

BLOG.CARINOLASTORIA.IT

 

 

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